Davanti al divieto di Israele di celebrare la messa della Domenica delle Palme nel Santo Sepolcro a Gerusalemme, che ha colpito il cardinale Pierbattista Pizzaballa e padre Francesco Ielpo, il governo italiano — sinora molto cauto con il governo di destra di Benjamin Netanyahu — reagisce con parole ferme. Anche perché la vicenda colpisce un tratto identitario cruciale per il centrodestra, e cioè la tradizione cattolica. Ed è la prima volta che accade un fatto del genere.
La presidente del Consiglio, la quale fino a qualche tempo fa accanto al proprio nome sui social teneva la lettera “nun” araba, diventata simbolo della persecuzione contro i cristiani, commenta così: «Il Santo Sepolcro è luogo sacro della cristianità, e in quanto tale da preservare e tutelare per la celebrazione dei riti sacri. Impedirne l’ingresso al Patriarca e al Custode di Terra Santa, peraltro in una solennità centrale per la fede qual è la Domenica delle Palme, costituisce un’offesa non solo per i credenti, ma per ogni comunità che riconosca la libertà religiosa». Giorgia Meloni ha quindi telefonato al cardinale Pizzaballa per esprimere la propria vicinanza personale e quella dell’esecutivo.
Intanto per oggi il ministro degli Esteri e vicepremier Antonio Tajani ha fatto convocare l’ambasciatore israeliano in Italia Jonathan Peled per avere chiarimenti. «È inaccettabile. Ho dato immediate istruzioni al nostro ambasciatore in Israele — è la dichiarazione dalla Farnesina — di esprimere alle autorità di Tel Aviv il nostro sdegno e confermare la posizione italiana a tutela, sempre ed in ogni circostanza, della libertà di religione». Piccola parentesi: la parola “sdegno” utilizzata da Tajani nel primo comunicato sparisce dalla versione sui propri social e ne esce fuori una frase più morbida, dove l’indignazione diventa “protesta”, ma è stato solo un errore di natura tecnica, lo sdegno rimane.
Intervengono anche l’altro vicepremier Matteo Salvini («inaccettabile e offensivo», secondo il leader della Lega), Ignazio La Russa («un gesto grave che mina il principio di libertà religiosa e di culto», dice il presidente del Senato), il ministro della Difesa Guido Crosetto («È un fatto senza precedenti, che colpisce non solo le autorità religiose coinvolte, ma milioni di fedeli nel mondo»), il presidente della Camera Lorenzo Fontana. Di sfondo, c’è una sempre maggior insofferenza italiana verso le azioni di Israele, un Paese sì amico ed alleato, ma che ad esempio in Cisgiordania sta superando quelle che sono considerate linee rosse invalicabili.
E anche le opposizioni si fanno sentire: «Colpire la libertà di culto è l’ennesima violazione dei più elementari diritti umani compiuta nella sostanziale impunità», ragiona la segretaria del Pd Elly Schlein, la quale chiede all’esecutivo di promuovere nei confronti di Israele «azioni concrete per fermare e sanzionare le sue sistematiche violazioni dei diritti umani e delle libertà». Per i capigruppo del M5S alla Camera e al Senato, Riccardo Ricciardi e Luca Pirondini, «a Meloni diciamo che non bastano telefonate e dichiarazioni di vicinanza: serve una posizione politica chiara e conseguente. Non si può condannare a parole e poi restare nel solco di un’ambiguità diplomatica». Quanto avvenuto «è figlio del clima di impunità in cui si muove il governo di Netanyahu, a cui è concesso di fare di tutto», aggiunge Angelo Bonelli (Avs).
L’episodio ha ovviamente fatto velocemente il giro del mondo per la carica simbolica che si portano appresso sia il luogo in sé che il divieto. La festa infatti ricorda un episodio narrato dal Nuovo Testamento: l’ingresso di Gesù a Gerusalemme acclamato dalla folla che agitava rami di palma mentre altri stendevano i mantelli per terra, un gesto che la tradizione ha caricato di un profondo simbolismo di pace. Così è intervenuto anche il presidente francese Emmanuel Macron, il quale parla di «preoccupante moltiplicazione delle violazioni dello status dei Luoghi Santi di Gerusalemme».