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Tajani: “Così crolla FI” e Marina Berlusconi avvia le consultazioni

Marina Berlusconi

 (ansa)

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Lo sfogo del vicepremier a Letta: “Di questo passo partito distrutto”. La figlia del Cavaliere fissa incontri con dirigenti e ministri
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MILANO – «Se si va avanti così, si distrugge Forza Italia», è lo sfogo di Antonio Tajani. Il segretario degli azzurri e vicepremier ha parlato con un “grande vecchio” come Gianni Letta, un po’ per un confronto dopo le vicissitudini post-referendarie e un po’ per far arrivare la sua riflessione su a Milano. «Con questa modalità ci siamo messi da soli sul banco degli imputati», si è lamentato Tajani. Dopo il terremoto al Senato con Maurizio Gasparri “dimissionato” da capogruppo, la prossima settimana di Forza Italia doveva essere più riflessiva, per così dire. Anche se il capogruppo alla Camera Paolo Barelli resta un indiziato speciale in quanto a prossimo sostituito. La famiglia Berlusconi ha dimostrato che volendo in 15 ore può imporre un cambiamento forte ai vertici del partito e ora ci si attendeva che Tajani acquisisse la lezione, che poi è semplice: rinnovamento radicale. Azione che non doveva toccare la sua figura, a meno che non si fosse messo di traverso.

E adesso? Tajani ha un…

MILANO – «Se si va avanti così, si distrugge Forza Italia», è lo sfogo di Antonio Tajani. Il segretario degli azzurri e vicepremier ha parlato con un “grande vecchio” come Gianni Letta, un po’ per un confronto dopo le vicissitudini post-referendarie e un po’ per far arrivare la sua riflessione su a Milano. «Con questa modalità ci siamo messi da soli sul banco degli imputati», si è lamentato Tajani. Dopo il terremoto al Senato con Maurizio Gasparri “dimissionato” da capogruppo, la prossima settimana di Forza Italia doveva essere più riflessiva, per così dire. Anche se il capogruppo alla Camera Paolo Barelli resta un indiziato speciale in quanto a prossimo sostituito. La famiglia Berlusconi ha dimostrato che volendo in 15 ore può imporre un cambiamento forte ai vertici del partito e ora ci si attendeva che Tajani acquisisse la lezione, che poi è semplice: rinnovamento radicale. Azione che non doveva toccare la sua figura, a meno che non si fosse messo di traverso.

E adesso? Tajani ha un’agenda fitta di impegni internazionali, poi di mezzo c’è anche Pasqua, ma comunque a giorni incontrerà personalmente Marina Berlusconi a Milano. La quale a sua volta si confronterà con altri big del partito, come i ministri Elisabetta Casellati e Paolo Zangrillo (il cui silenzio di questi giorni non è passato inosservato). La sconfitta del referendum, la battaglia madre anche come eredità di Silvio Berlusconi, sta destabilizzando l’attuale struttura. Sostituito Gasparri con Stefania Craxi, alla Camera su 54 deputati gli unici pronti a battersi in difesa di Barelli sono 11. Il doppio quelli pronti a firmare un documento per chiederne la sostituzione. Gli altri silenti, in attesa di capire come soffia il vento. Tajani sta difendendo l’assalto al capogruppo a Montecitorio (sono anche consuoceri), tre giorni fa ha addirittura evocato le sue dimissioni in caso di defenestrazione di Barelli, ma tutto dipenderà dalle indicazioni che arriveranno dalla “family”. La quale informalmente predica calma adesso, ma non è un segreto che da tempo si chiede un cambio di marcia e un’identità più riconoscibile e innovativa al partito.

Anche qui non è ancora fissato il giorno, Tajani comunque incontrerà i segretari provinciali la prossima settimana e poi dopo le feste è prevista una segreteria nazionale. Uno dei responsabili della comunicazione, Simone Baldelli, è stato invece dirottato al centro studi. Insomma, non è ancora terminata la fase di rimescolamento interno, dove però il problema è più ampio e generale. Una “esterna” come Francesca Pascale, che ha un filo diretto con Marina Berlusconi, sta facendo un po’ da grillo parlante, con parole che girano di chat in chat: «Questa storia delle tessere è fasulla — il suo intervento alla tv siciliana Telecolor — sono pilotate e servono a questa classe dirigente della vecchia politica a chiudersi, servono a Tajani e ai suoi amici coordinatori regionali a essere riconfermati: Meloni ha il 30 per cento e 250 mila iscritti, Fi con il 6-7 per cento ha lo stesso bacino. Chiaro che qualcosa non torna. Questa situazione offende la memoria di Berlusconi, il quale era il primo a prendere le distanze dai partiti fatti col tesseramento».

Di sfondo, soprattutto, ci sono le Politiche del 2027. Le candidature delle scorse elezioni furono gestite da Tajani con i capigruppo. Cambiare i capigruppo, significherebbe cambiare le logiche di individuazione dei nuovi, possibili, eletti nelle due Camere. Per fare una nuova Fi, più giovane e dinamica, si passa per forze di cose da lì. E da Milano sono decisi a una iniezione di “freschezza”.

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