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Vertice nella villa di Meloni, panico da crollo nei sondaggi. L’opposizione: venga in aula

La premier Giorgia Meloni con i vice, Antonio Tajani e Matteo Salvini 

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Invito a cena venerdì sera per Matteo Salvini e Antonio Tajani nella residenza romana del capo del governo. Sul tavolo il tema del rilancio della coalizione. Lettera del centrosinistra ai presidenti delle Camere per chiedere che la premier riferisca in Parlamento
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ROMA – Tutti a cena da Giorgia, il venerdì sera. Attovagliati nella villa della premier al Torrino, a Roma Sud, Meloni e i due vicepremier, Matteo Salvini e Antonio Tajani. I tre si sono visti dopo il consiglio dei ministri, come ha anticipato il sito di Repubblica, alla fine della settimana più nera del governo. Menù inevitabile: la disanima della sconfitta al referendum, le purghe meloniane, la presa di Marina Berlusconi su Forza Italia. E l’inevitabile necessità di invertire la rotta, rilanciando l’azione di governo. Si temono i prossimi sondaggi, con un calo di Fratelli d’Italia. C’è la paura di finire nella palude. Di aver perso il tocco. L’autocoscienza cade in uno scenario di incertezza. La fine della guerra nel Golfo non è alle viste. Il gasolio ha raggiunto picchi di 2,7 euro al litro. Gli industriali protestano per i tagli a Transizione 5.0 nel decreto fiscale. Meloni, racconta chi era presente, venerdì in Consiglio dei ministri, ha esortato la sua squadra a «ingranare le ma…

ROMA – Tutti a cena da Giorgia, il venerdì sera. Attovagliati nella villa della premier al Torrino, a Roma Sud, Meloni e i due vicepremier, Matteo Salvini e Antonio Tajani. I tre si sono visti dopo il consiglio dei ministri, come ha anticipato il sito di Repubblica, alla fine della settimana più nera del governo. Menù inevitabile: la disanima della sconfitta al referendum, le purghe meloniane, la presa di Marina Berlusconi su Forza Italia. E l’inevitabile necessità di invertire la rotta, rilanciando l’azione di governo. Si temono i prossimi sondaggi, con un calo di Fratelli d’Italia. C’è la paura di finire nella palude. Di aver perso il tocco. L’autocoscienza cade in uno scenario di incertezza. La fine della guerra nel Golfo non è alle viste. Il gasolio ha raggiunto picchi di 2,7 euro al litro. Gli industriali protestano per i tagli a Transizione 5.0 nel decreto fiscale. Meloni, racconta chi era presente, venerdì in Consiglio dei ministri, ha esortato la sua squadra a «ingranare le marce alte e portare risultati». Ieri Mattarella, in un messaggio per i 103 anni dell’aeronautica militare, ci ha tenuto a dire che «il contesto globale richiama severamente alle proprie responsabilità l’intera comunità nazionale e quella internazionale».

«Quando i cittadini votano hanno sempre ragione. Rispetto chi ha votato no. Ringrazio chi ha votato sì. Sono tredici milioni. Ciò ci dà l’impegno di riprovare a cambiare una giustizia che evidentemente non funziona», ha detto Matteo Salvini, ieri a Messina. Ma le opposizioni incalzano. Vogliono Meloni in aula. Chiedono che riferisca sulle linee di indirizzo del governo. Questo «alla luce dell’esito del referendum costituzionale e dopo le successive dimissioni del sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro, del capo di di Gabinetto del ministro della Giustizia Giusi Bartolozzi e della ministra al Turismo Daniela Santanché. La lettera - inviata ai presidente del Senato Ignazio la Russa e della Camera Lorenzo Fontana - è stata proposta dalle capigruppo di Italia viva, Raffaella Paita e Maria Elena Boschi, ed è stata sottoscritta dai presidenti dei gruppi Pd, M5S e Avs di Senato e Camera. «È del tutto evidente che i suddetti avvenimenti impongono chiarezza e una specifica assunzione di responsabilità nei confronti delle Camere e degli elettori circa le prospettive dell’agenda governativa».

«Se il centrosinistra si sveglia vinciamo le politiche e salviamo il Colle», è la tesi di Matteo Renzi. «Nelle prossime settimane la destra si sgretolerà. Noi continuiamo a parlare di destra oppure proviamo a tirar fuori le nostre proposte su sicurezza, stipendi, università, energia? Qui sta la forza del centrosinistra. Farsi vedere pronto alla sfida, che si voti a giugno 2026, come forse converrebbe a Meloni ma non ha il coraggio di farlo, o che si voti a giugno 2027 e a quel punto abbiamo tutto il tempo per fare le primarie e unirci su questo», ha spiegato il leader di Italia viva ospite a SkyTg24. L’obiettivo del centrosinistra resta quello di evitare che la destra si prenda il Quirinale alla scadenza del mandato del presidente Sergio Mattarella, nel gennaio 2029.

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