ROMA – Forse è cominciata davvero la nuova stagione. Prima gli applausi e gli abbracci al presidente uscente dell’Associazione nazionale magistrati, per quella vittoria nelle urne «che sembrava proprio impossibile e ora appartiene a tutti i cittadini, non alle toghe», precisa emozionato Cesare Parodi, nel suo ultimo comitato direttivo che celebra l’esito del referendum e ratifica le sue dimissioni: «Per motivi inderogabili: chi mi ha dato la vita ora ha bisogno di me, figlio unico di due anziani genitori». E poi l’altra sfida vinta, anche se interna, per niente scontata. Eleggere il successore all’unanimità, mettendo d’accordo tutti i gruppi, in poche ore, e portando al vertice stavolta non un pm ma un giudice, giovane, siciliano, proveniente dal civile.
È Giuseppe Tango, 43 anni, il nuovo presidente, e viene dalla corrente di centrodestra, Magistratura indipendente. Eletto per acclamazione dal comitato (31 voti e un astenuto, 4 assenti), alla fine di un pomeriggio convulso, in cui si…
ROMA – Forse è cominciata davvero la nuova stagione. Prima gli applausi e gli abbracci al presidente uscente dell’Associazione nazionale magistrati, per quella vittoria nelle urne «che sembrava proprio impossibile e ora appartiene a tutti i cittadini, non alle toghe», precisa emozionato Cesare Parodi, nel suo ultimo comitato direttivo che celebra l’esito del referendum e ratifica le sue dimissioni: «Per motivi inderogabili: chi mi ha dato la vita ora ha bisogno di me, figlio unico di due anziani genitori». E poi l’altra sfida vinta, anche se interna, per niente scontata. Eleggere il successore all’unanimità, mettendo d’accordo tutti i gruppi, in poche ore, e portando al vertice stavolta non un pm ma un giudice, giovane, siciliano, proveniente dal civile.
È Giuseppe Tango, 43 anni, il nuovo presidente, e viene dalla corrente di centrodestra, Magistratura indipendente. Eletto per acclamazione dal comitato (31 voti e un astenuto, 4 assenti), alla fine di un pomeriggio convulso, in cui si parla perfino di «rinvio» per evitare fratture. Poi, dopo un breve “conclave” a porte chiuse, ecco la soluzione. Un «profilo che unisce, ed è garanzia di credibilità nella linea di rinnovamento», sono i commenti che arrivano dalle altre correnti. In segno di disgelo ecco anche gli auguri di Carlo Nordio.
«Prendo atto delle dichiarazioni del nuovo presidente dell’Anm, al quale auguro buon lavoro e un fruttuoso rapporto con noi – sottolinea il Guardasigilli – Sono certo che, dopo questo momento di contrapposizione, riusciremo a trovare gli elementi di concordia per una giustizia più efficiente e più moderna». Davanti, una pagina diversa da scrivere, in un clima nuovo, in cui lo spirito referendario sembra aver portato aria fresca e tenuto ai margini il correntismo.
Non a caso il documento approvato ieri, da tutti i gruppi in Anm, mette in fila contesto e obiettivi: «La giustizia ha bisogno di un autentico cambio di passo che investe più versanti» e chiede l’impegno di tutte le istituzioni. «I cittadini hanno troppo a lungo patito – scrivono – un sistema giudiziario lento, inefficiente, burocratico e spesso irraggiungibile. E «tanto il processo civile quanto il penale, per ragioni e limiti diversi, devono essere aggiornati alle sfide dell’attualità, rafforzando la tutela dei diritti». Il resto è l’emozione dopo «mesi durissimi» e alcune macerie. Parodi dice: «Il dialogo con il Paese non è un episodio, deve diventare un metodo. La vittoria ha riacceso la luce ma non ha ripulito la stanza. Bisogna essere rigorosi, la credibilità si misura su trasparenza e coerenza». Il segretario Rocco Maruotti si commuove, ricorda «le offese piovute sulla magistratura», ma anche il suo errore in un post («ce ne siamo scusati»). Poi chiede l’applauso per Nicola Gratteri. «E ora si apre la fase programmatica».