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Sisto: “Forza Italia va rilanciata, fare solo i congressi non basta”

Il vice ministro della Giustizia Francesco Paolo Sisto

 (lapresse)

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Il viceministro della Giustizia: “La sconfitta al referendum frutto anche del mancato impegno dei territori che non hanno capito l’importanza del voto”
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Francesco Paolo Sisto, viceministro della Giustizia, è stato uno dei volti della campagna referendaria a favore del sì. Ed è uno storico dirigente di Forza Italia. Il momento non è dei più semplici. Ma non si scompone. «Non dobbiamo avere paura della verità».

Prego.

«Sul referendum: mi aspettavo di più dalla politica di territorio. Non avere guadagnato il favore del sì in ben nove regioni a guida centrodestra significa che si poteva fare meglio, che non si è compreso fino in fondo il valore della campagna referendaria. Sarebbe bastato, numeri alla mano, anche "pareggiare" in quelle regioni per portare a casa il risultato. A tanto si aggiunga il messaggio, falso, essenziale e suadente, che è giunto dai sostenitori del no: la difesa della presunta intoccabilità della Costituzione, il rischio che la magistratura finisse sotto il controllo della politica, l’eventualità che il pm fosse fagocitato dal potere esecutivo. Tre argomenti affascinanti quanto ingannevoli. Quanto al voto dei ragazz…

Francesco Paolo Sisto, viceministro della Giustizia, è stato uno dei volti della campagna referendaria a favore del sì. Ed è uno storico dirigente di Forza Italia. Il momento non è dei più semplici. Ma non si scompone. «Non dobbiamo avere paura della verità».

Prego.

«Sul referendum: mi aspettavo di più dalla politica di territorio. Non avere guadagnato il favore del sì in ben nove regioni a guida centrodestra significa che si poteva fare meglio, che non si è compreso fino in fondo il valore della campagna referendaria. Sarebbe bastato, numeri alla mano, anche "pareggiare" in quelle regioni per portare a casa il risultato. A tanto si aggiunga il messaggio, falso, essenziale e suadente, che è giunto dai sostenitori del no: la difesa della presunta intoccabilità della Costituzione, il rischio che la magistratura finisse sotto il controllo della politica, l’eventualità che il pm fosse fagocitato dal potere esecutivo. Tre argomenti affascinanti quanto ingannevoli. Quanto al voto dei ragazzi, meritano più attenzione ».

Torniamo a Forza Italia. L’intervento di Marina Berlusconi, il cambio del capogruppo Maurizio Gasparri. Non tira una bella aria.

«Quando in un partito si crea un movimento, vuol dire che il partito è vivo. Io sarei stato preoccupato del contrario, cioè di un immobilismo senza dinamica . D’altronde partiti storici ,come la Democrazia cristiana, si sono sostenuti per decenni proprio grazie ad un dibattito interno continuo. Quanto al cambio del capogruppo al Senato era già previsto ed è stato del tutto indolore».

E il partito e i congressi?

«Si deve andare avanti con moltiplicazione delle energie. Quanto al tema dei congressi, è evidente che insieme alla rilevanza delle tessere è necessario non perdere di vista ciò che ha sancito fin dall’inizio la griffe del nostro partito, come disegnata da Silvio Berlusconi: la battaglia per gli ideali liberali, l’attenzione per i più deboli, il respiro profondo e moderato verso i temi internazionali. Ecco, se dovessi dare un ordine di precedenza in questo momento, con le elezioni tra un anno, certamente prima vengono le idee e poi gli organigrammi.

La legislatura può reggere fino alla fine? Ritiene che serva una discontinuità?

«Non è tema di mia competenza . La mia personalissima opinione è che serva una continuità serrata al programma realizzato, che ha un saldo assolutamente positivo. E magari dare maggiore concretezza finale ad alcune scelte, soprattutto sul fisco e sull’economia».

E la giustizia?

«È il momento del dialogo. È stato ammesso da tutti che la giustizia ha bisogno di interventi, che "così non va", ed è quindi necessario, senza pregiudizi, intervenire sul sistema. Vi sono già segnali di disponibilità sia da parte dell’Anm, con un endorsement chiaro del nuovo presidente, sia dal Consiglio nazionale forense, con il presidente Greco. Ritengo che ciascuno debba dire la sua: l'ultima parola spetterà al Parlamento. Il tutto cercando di andare oltre , senza che si possano cancellare, canzoni, balli e affini di una parte della magistratura ».

Quanto male hanno fatto uscite come quella di Bartolozzi sul plotone di esecuzione?

«Quanto alle uscite-interviste, seppure mediaticamente strumentalizzate, non credo siano state determinanti. Hanno esasperato il clima della battaglia referendaria. Bene inteso: sia dalla parte nostra sia dall’altra. Ed è chiaro che esasperare i toni ha fatto male soprattutto ai sostenitori della riforma».

Che conseguenze avranno le dimissioni di Delmastro e Santanchè sulla tenuta del governo?

«Andrea Delmastro e Daniela Santanchè si sono dimessi. E le dimissioni restano un fatto personale. Ritengo abbiano responsabilmente verificato l’eccesso di logorio mediatico che la loro situazione stava creando. Il governo, sia chiaro, continuerà senza soste a lavorare per il bene del Paese, a partire dalla giustizia».

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