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Galoppi lascia Magistratura indipendente: “Elezione Tango precipitosa, ecco perché mi dimetto”

CLAUDIO GALOPPI CSM 

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Il segretario generale della corrente più vicina alla destra: “Il mio addio per favorire riflessione su rigore e terzietà delle toghe”
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Ha portato a casa una partita difficile, nella posizione forse più scomoda. Lottare per il no alla riforma come segretario generale di Mi (Magistratura indipendente), la corrente delle toghe storicamente più vicina alla destra, e al sottosegretario-magistrato Alfredo Mantovano. Eppure Claudio Galoppi, 59 anni, consigliere di Corte d'Appello a Milano e soprattutto voce autorevole del gruppo, si è dimesso, usando parole dure ("Mancanza di trasparenza, carrierismi, personalismi") dopo l'elezione al vertice dell'Associazione nazionale magistrati di un loro esponente, il giudice Giuseppe Tango. Il congresso è fissato a maggio, ma i riflessi riguardano anche l'Anm.

Lo strappo è avvenuto infatti nel tormentato weekend, paradossalmente dopo che Mi aveva centrato un altro colpo: eleggere in tempi record un secondo presidente, la toga quarantenne palermitana, al sindacato delle toghe (dopo l'addio di Parodi per motivi familiari). Una corsa, quella di Tango, che ha sbaragliato gli sfidanti inter…

Ha portato a casa una partita difficile, nella posizione forse più scomoda. Lottare per il no alla riforma come segretario generale di Mi (Magistratura indipendente), la corrente delle toghe storicamente più vicina alla destra, e al sottosegretario-magistrato Alfredo Mantovano. Eppure Claudio Galoppi, 59 anni, consigliere di Corte d'Appello a Milano e soprattutto voce autorevole del gruppo, si è dimesso, usando parole dure ("Mancanza di trasparenza, carrierismi, personalismi") dopo l'elezione al vertice dell'Associazione nazionale magistrati di un loro esponente, il giudice Giuseppe Tango. Il congresso è fissato a maggio, ma i riflessi riguardano anche l'Anm.

Lo strappo è avvenuto infatti nel tormentato weekend, paradossalmente dopo che Mi aveva centrato un altro colpo: eleggere in tempi record un secondo presidente, la toga quarantenne palermitana, al sindacato delle toghe (dopo l'addio di Parodi per motivi familiari). Una corsa, quella di Tango, che ha sbaragliato gli sfidanti interni, ottenendo l'ok degli altri gruppi di centro e di sinistra, ma facendo infuriare i vertici di Mi. Fino a che Galoppi decide di lasciare. E a Repubblica spiega perché.

Giudice Galoppi, da segretario generale di Mi ha vinto la battaglia contro la riforma Nordio-Meloni, pur essendo culturalmente vicino al governo. Poi, d'un tratto, le dimissioni. Perché?

"Ho il dovere di spiegarlo subito. La scelta delle dimissioni non ha alcuna attinenza con l’esito referendario. Abbiamo difeso pubblicamente con convinzione e determinazione i principi costituzionali su cui si fonda la nostra giurisdizione. È stato un impegno corale, condiviso e a tutela dei diritti di tutti..."

E quindi?

"Ho lasciato per altro. Su questo voglio essere chiaro. Le mie dimissioni da un incarico associativo riguardano la necessità di rimettere al centro del dibattito interno i contenuti e il patrimonio culturale e ideale che stanno alla base della nostra comune appartenenza".

La frattura si è creata intorno al nome di Tango, neo presidente dell'Anm: l'unico di Mi su cui tutti gli altri gruppi erano disposti a convergere "in segno di rinnovamento".

"Ma mi lasci premettere: io sono soddisfatto della scelta di Giuseppe Tango quale presidente dell’Associazione nazionale magistrati. Sono certo che farà bene e lavorerà nell’interesse generale".

Allora cos'è che non ha funzionato, in quell'elezione di sabato scorso? Cosa l'ha spinta a mollare?

"Ciò che non è andato è come si è giunti a questo esito, perché, dal mio punto di vista, prima vengono i contenuti dell’azione associativa, poi l’individuazione delle persone. Era stato garantito un tempo maggiore di riflessione e condivisione. Non vorrei che questa accelerazione portasse ad una sottovalutazione delle priorità dell’Anm per i prossimi mesi. L’unità non si fa sulle persone ma sulla condivisione di metodi ed obiettivi".

Lei ha lanciato accuse gravi: "mancanza di trasparenza", "carrierismi". A chi, a cosa si riferiva?

"Mi riferisco al fatto che quando un gruppo associativo diventa ampio e composito, si innestano dinamiche negative di localismi, personalismi e tentativi di carrierismo. Occorre evitare ogni possibile degenerazione. E lavorare solo sui temi che costituiscono lo straordinario patrimonio ideale di Mi: dalla qualità della giustizia, al rigore professionale della magistratura, alla necessità di terzietà del magistrato anche nella sua assoluta distanza da ogni dinamica politica. Le mie dimissioni sono funzionali a suscitare un approfondito dibattito su questi temi in tempi brevi. Tra l'altro, sono questioni che si dovevano porre da tempo, il cui rinvio è stato determinato dalla vicenda referendaria".

Dopo quei 15 milioni di no, quale dev’essere la direzione della magistratura italiana?

"L'unica stella polare: lavorare solo per una giustizia di qualità, amministrata con imparzialità e in tempi ragionevoli. Quanto all’Anm, la mia preoccupazione, da molti condivisa, è che non diventi mai un soggetto politico, ma un interlocutore attento delle istituzioni, che abbia di mira l’interesse generale dei cittadini e possa godere della loro fiducia".

E il Palazzo, invece, cosa dovrebbe imparare dalla batosta referendaria?

"La politica deve mettere a disposizione risorse adeguate e strumenti normativi che vadano in questa direzione. Mi consenta poi una sottolineatura cui tengo molto, suggerita dalla mia coscienza di persona prima che di giudice. Vorrei una Associazione nazionale magistrati che desse il suo contributo di idee e di azione per affrontare una volta per tutte, in sinergia con gli altri attori istituzionali, il dramma delle condizioni di vita dei detenuti in carcere. Su questo si misura la civiltà di una democrazia e la sensibilità istituzionale di una associazione di magistrati".

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