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Bartolozzi, la via della Consulta per salvare l’ex capo di gabinetto

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La destra domani solleverà il conflitto di attribuzione davanti alla Corte, ma il responso potrebbe arrivare a ridosso delle Politiche
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Dimissionata dal ministero, ma blindata più di prima nell’inchiesta sulla liberazione di Almasri. Inaccettabile, per la destra, «la distinzione artificiosa tra reato ministeriale e reato comune». Ecco perché Giusi Bartolozzi, la ex capa di gabinetto di via Arenula indagata a Roma per falsa testimonianza, va sottratta al processo sulla vicenda del torturatore libico riportato a casa, secondo la strategia della maggioranza. Perché processarla in un filone ordinario e parallelo, così come avevano invece già valutato Tribunale dei ministri e Procura di piazzale Clodio, significherebbe trascinare, di fatto, il governo indirettamente alla sbarra. «Nesso teleologico», parola d’ordine citata anche nella relazione del vicepresidente Giorgio Mulè, per consolidare il collegamento tra i due livelli. Tradotto: salvare l’ex “zarina” e pagare pegno a maggior ragione dopo che Palazzo Chigi le ha imposto la fulminea defenestrazione.

Così l’Ufficio di presidenza della Camera è pronto, domani, a dare il…

Dimissionata dal ministero, ma blindata più di prima nell’inchiesta sulla liberazione di Almasri. Inaccettabile, per la destra, «la distinzione artificiosa tra reato ministeriale e reato comune». Ecco perché Giusi Bartolozzi, la ex capa di gabinetto di via Arenula indagata a Roma per falsa testimonianza, va sottratta al processo sulla vicenda del torturatore libico riportato a casa, secondo la strategia della maggioranza. Perché processarla in un filone ordinario e parallelo, così come avevano invece già valutato Tribunale dei ministri e Procura di piazzale Clodio, significherebbe trascinare, di fatto, il governo indirettamente alla sbarra. «Nesso teleologico», parola d’ordine citata anche nella relazione del vicepresidente Giorgio Mulè, per consolidare il collegamento tra i due livelli. Tradotto: salvare l’ex “zarina” e pagare pegno a maggior ragione dopo che Palazzo Chigi le ha imposto la fulminea defenestrazione.

Così l’Ufficio di presidenza della Camera è pronto, domani, a dare il via libera per sollevare il conflitto di attribuzione dinanzi alla Corte Costituzionale. Per inciso: è la stessa seduta in cui la maggioranza dovrebbe ottenere anche le sanzioni contro i deputati delle opposizioni, “colpevoli” di aver impedito ad esponenti di Casapound, Veneto Fronte Skinheads, Forza Nuova e Rete dei Patrioti la conferenza stampa sulla “remigrazione”. Il 30 gennaio scorso parlamentari di Pd. M5s e Avs occuparono la saletta della Camera e cantarono anche Bella ciao, facendo saltare il programma.

Ecco con quale argomento, l’Udp è pronto a scudare definitivamente Bartolozzi. Per connettere la sua posizione a quella dei membri del governo Nordio, Piantedosi e Mantovano, già salvati dal Parlamento (nel voto sulla improcedibilità, 9 ottobre) «è sufficiente – stando alla tesi del centrodestra in Udp – la sussistenza di un nesso finalistico consapevole tra le condotte» dei ministri e quello della Bartolozzi. «Perché il reato-mezzo era funzionalmente orientato a realizzare o a celare il reato-fine», è scritto. Insomma: lei ha mentito per coprire il ministro Nordio e la linea del governo. Ed è sulla scorta di questi ragionamenti, sostenuti con forza dal vicepresidente Mulè, che il voto di domani appare scontato. Il via libera dell’Udp passerà all’Aula che, sorprese a parte, darà il suo avallo. Come ha sostenuto anche nell’ultima riunione Mulè, il conflitto «presenta un tono costituzionale perché volto a stabilire il corretto equilibrio tra funzione parlamentare ed esercizio del potere giudiziario in materia di reati ministeriali. E consentire alla Camera di esercitare una propria autonoma valutazione». Resta un dubbio, che a destra non ignorano: se la Consulta dovesse prendersi alcuni mesi per la decisione, una eventuale bocciatura arriverebbe proprio a ridosso della campagna per le Politiche, carburante per la sinistra. Un rischio che ai meloniani non piace per nulla. Sarebbe la maledizione del caso Almasri.

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