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Legge elettorale, Pagano: “Non faremo colpi di mano, cercheremo il dialogo con l’opposizione”

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Il presidente della commissione e relatore della proposta: “Vogliamo un premio di maggioranza ma sul metodo discutiamo”
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«Io voglio fare il sarto», dice Nazario Pagano, presidente della commissione Affari costituzionali della Camera, uno dei quattro relatori della proposta di legge elettorale del centrodestra. «Il mio sarà un lavoro di cucitura per mettere in dialogo le istanze di maggioranza e opposizione: le regole del gioco vanno scritte insieme. Non ci saranno colpi di mano».

Le minoranze per ora non ne vogliono sapere. Come le convincerà?

«Invitandole a discuterne in commissione. Ragioniamo insieme. Partiamo dalla base: serve un premio di maggioranza? Secondo noi sì. Come assegnarlo? Se non va bene il metodo indicato, quali altre alternative si possono prendere in considerazione? Sediamoci al tavolo e parliamone».

Oggi parte l’iter. Che tempi prevede? È credibile arrivare al primo ok alla Camera entro la pausa estiva?

«Dipenderà sempre dall’approccio delle opposizioni, se sarà o meno costruttivo. Le audizioni partiranno dopo Pasqua. Il mio obiettivo, in ogni caso, è lasciare tutto il tempo possibil…

«Io voglio fare il sarto», dice Nazario Pagano, presidente della commissione Affari costituzionali della Camera, uno dei quattro relatori della proposta di legge elettorale del centrodestra. «Il mio sarà un lavoro di cucitura per mettere in dialogo le istanze di maggioranza e opposizione: le regole del gioco vanno scritte insieme. Non ci saranno colpi di mano».

Le minoranze per ora non ne vogliono sapere. Come le convincerà?

«Invitandole a discuterne in commissione. Ragioniamo insieme. Partiamo dalla base: serve un premio di maggioranza? Secondo noi sì. Come assegnarlo? Se non va bene il metodo indicato, quali altre alternative si possono prendere in considerazione? Sediamoci al tavolo e parliamone».

Oggi parte l’iter. Che tempi prevede? È credibile arrivare al primo ok alla Camera entro la pausa estiva?

«Dipenderà sempre dall’approccio delle opposizioni, se sarà o meno costruttivo. Le audizioni partiranno dopo Pasqua. Il mio obiettivo, in ogni caso, è lasciare tutto il tempo possibile al dibattito».

Ci sono dei dubbi anche nel centrodestra. La Lega non ha mai condiviso l’urgenza di cambiare il sistema di voto.

«A me non risulta. Il testo che incardiniamo oggi porta anche le firme dei capigruppo leghisti. Nessuno sta ostacolando il percorso».

Vede delle modifiche necessarie? La riduzione del premio, il ballottaggio, le preferenze?

«Sono tutte ipotesi su cui ragionare in commissione. Nel mio ruolo di mediatore, non mi spingo oltre».

Lei è convinto che i tempi siano giusti?

«Io penso che se davvero vogliamo modificare la legge elettorale, dobbiamo farlo adesso, non l’anno prossimo a ridosso delle elezioni. Credo che anche il Quirinale si opporrebbe all’idea di riformare il sistema di voto negli ultimi mesi di legislatura. Se c’è la volontà di farlo, non si può tardare troppo».

Impossibile tenersi il Rosatellum?

«È una scelta. Io credo che non sarebbe vantaggioso per nessuno. Tanto meno per il Paese. Le simulazioni mostrano chiaramente la situazione di stallo in cui si finirebbe. Non porterebbe alcun beneficio nemmeno al centrosinistra».

Le elezioni anticipate sono una possibilità?

«In Italia la Costituzione prevede che la legislatura duri cinque anni, quindi qualunque interruzione anticipata con lo scioglimento delle Camere è un fatto patologico del sistema».

È accaduto tante volte, perché questa volta sarebbe impensabile?

«Il capo dello Stato avrebbe comunque sempre il dovere di verificare se esistono maggioranze in Parlamento. I governi cadono quando non hanno più i numeri alla Camere. Non mi sembra questo il caso».

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