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Lega, Salvini frena su Zaia ministro: “Ora non si cambia”

(agf)

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Il leader riunisce i dirigenti del partito in via Bellerio: “Non interessati a nuovi incarichi”. L’ex governatore tace
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In via Bellerio, nella sede milanese del partito, il segretario della Lega Matteo Salvini riunisce lo stato maggiore per la prima volta dopo il referendum ed evita accuratamente una seduta di autocoscienza. Guardare fuori e guardare avanti: è questo il diktat consegnato dal vicepremier ai suoi colonnelli, convocati nel formato della segreteria ristretta: sono presenti, tra gli altri, i vicesegretari Alberto Stefani e Claudio Durigon, il ministro per gli Affari regionali Roberto Calderoli, i capigruppo Massimiliano Romeo e Riccardo Molinari, il presidente del Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga, il responsabile del Mef Giancarlo Giorgetti e Armando Siri, consigliere a Palazzo Chigi.

Nella grande confusione sotto il cielo della maggioranza, le questioni interne alla forza politica rimangono congelate. Nessuno osa menzionare i fischi indirizzati alla leader al funerale di Umberto Bossi. Luca Zaia, presente, non prende la parola. Non si sfiora nemmeno, nel dibattito, l’ipotesi – ri…

In via Bellerio, nella sede milanese del partito, il segretario della Lega Matteo Salvini riunisce lo stato maggiore per la prima volta dopo il referendum ed evita accuratamente una seduta di autocoscienza. Guardare fuori e guardare avanti: è questo il diktat consegnato dal vicepremier ai suoi colonnelli, convocati nel formato della segreteria ristretta: sono presenti, tra gli altri, i vicesegretari Alberto Stefani e Claudio Durigon, il ministro per gli Affari regionali Roberto Calderoli, i capigruppo Massimiliano Romeo e Riccardo Molinari, il presidente del Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga, il responsabile del Mef Giancarlo Giorgetti e Armando Siri, consigliere a Palazzo Chigi.

Nella grande confusione sotto il cielo della maggioranza, le questioni interne alla forza politica rimangono congelate. Nessuno osa menzionare i fischi indirizzati alla leader al funerale di Umberto Bossi. Luca Zaia, presente, non prende la parola. Non si sfiora nemmeno, nel dibattito, l’ipotesi – rilanciata dal governatore lombardo Attilio Fontana – di promuovere l’ex presidente del Veneto a referente del Nord. Persino l’idea di far approdare l’ex Doge al governo – come successore di Daniela Santanchè o al ministero del Made in Italy – non è centrale nel confronto tra i leghisti. Tanto da far dire a uno dei parlamentari: «Se dovesse mai accadere, sarebbe più probabile una chiamata diretta di Giorgia Meloni a Zaia che una spinta della Lega». Il Carroccio, infatti, non sgomita per un posto in più nell’esecutivo. La convinzione è che alla fine l’avvicendamento al Turismo sarà interno a Fratelli d’Italia. E soprattutto non c’è alcuna ambizione di mettersi in fila per il dicastero di Adolfo Urso, impegnato nella difficile gestione dei rapporti con gli industriali. Non a caso Salvini nel corso della riunione ribadisce la «piena fiducia in Giorgia Meloni e in tutta la squadra di governo». E intende: così com’è. Il segretario della Lega allontana anche le ipotesi di elezioni anticipate: ai suoi dice che la premier tiene a raggiungere il record di esecutivo più longevo. E quindi, secondo il ministro dei Trasporti, non è nemmeno da escludere che alla fine si arrivi fino alla fine della legislatura, a ottobre 2027.

La priorità è allontanarsi dal pantano. Negli altri partiti, commenta un big leghista, «c’è stata un reazione troppo scomposta ai risultati del referendum, nonostante avessimo garantito che nulla sarebbe cambiato per la maggioranza». La promessa condivisa, in via Bellerio, è parlare meno possibile dello schianto referendario e delle conseguenze ancora in corso. E infatti dopo l’incontro, i partecipanti insistono sulle iniziative messe in campo per il rilancio. Il partito tiene molto alla manifestazione del 18 aprile in piazza Duomo a Milano con i Patrioti europei. Ospiti confermati: il sovranista olandese Geert Wilders e Jordan Bardella, delfino di Marine Le Pen. In forse, Viktor Orbán. La partecipazione del premier ungherese dipenderà dall’esito del voto, il 12 aprile. L’intenzione, nella comunicazione e in Parlamento, è scommettere sui temi economici: secondo molti nella Lega il vero cuore della sconfitta del 22 e 23 marzo. Per questo Salvini ripete ai suoi quello che poche ore prima ha detto in pubblico: «È necessario sospendere prima possibile il Green deal e il patto di stabilità, altrimenti si mette male». Richieste ambiziose. Quanto quella recapitata di persona al ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti: valutare uno scostamento di bilancio per aiutare famiglie e imprese.

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