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Cafiero de Raho: “Quella foto di Delmastro nella bisteccheria devastante per la lotta alle mafie”

Federico Cafiero De Raho (lapresse)

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L’ex procuratore oggi deputato M5s: “Le dimissioni sono state tardive. Aveva informazioni riservate ed era organo decisionale su posizioni di detenuti speciali e a alta sicurezza”
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ROMA – Non era un gruppo rilassato in un interno. «Basta una foto come quella a fare un danno enorme all’impegno e alla cultura dell’antimafia». È durissimo Federico Cafiero de Raho. Che contesta alla premier la tardiva defenestrazione di Delmastro: «Solo dopo l’esito del voto, Meloni è stata costretta a una retromarcia obbligata, con la quale ha smentito se stessa». L’ex procuratore al vertice della Dna, il pm a cui si deve il maxiprocesso che decapitò il cartello dei casalesi e i loro sodali politici, oggi deputato M5s, è vicepresidente della commissione Antimafia, dinanzi alla quale sarà sentito l’ex sottosegretario.

Vicepresidente Cafiero de Raho, che idea si è fatto delle relazioni tra Delmastro e i presunti riciclatori del clan Senese?

«L’int…

ROMA – Non era un gruppo rilassato in un interno. «Basta una foto come quella a fare un danno enorme all’impegno e alla cultura dell’antimafia». È durissimo Federico Cafiero de Raho. Che contesta alla premier la tardiva defenestrazione di Delmastro: «Solo dopo l’esito del voto, Meloni è stata costretta a una retromarcia obbligata, con la quale ha smentito se stessa». L’ex procuratore al vertice della Dna, il pm a cui si deve il maxiprocesso che decapitò il cartello dei casalesi e i loro sodali politici, oggi deputato M5s, è vicepresidente della commissione Antimafia, dinanzi alla quale sarà sentito l’ex sottosegretario.

Vicepresidente Cafiero de Raho, che idea si è fatto delle relazioni tra Delmastro e i presunti riciclatori del clan Senese?

«L’intera vicenda ha dell’incredibile per le scelte assunte da un uomo dello Stato. E in particolare per il fatto che quest’ultimo, onorato della delicatissima funzione di sottosegretario alla Giustizia con delega all’amministrazione penitenziaria e all’organizzazione giudiziaria, abbia pensato di partecipare, con una quota del 25 per cento, a quella società avendo come socia una ragazza di appena 18 anni: figlia di chi è accusato, e poi condannato, di intestatazione fittizia di beni del clan Senese».

Delmastro però all’epoca non sapeva chi fosse. Non le quadra?

«Vari aspetti fanno riflettere. E in ogni caso, preoccupa non poco che Delmastro possa essere entrato in società con ambienti strettamente legati alla camorra, creando una contiguità estremamente grave. Il sottosegretario era depositario di informazioni riservatissime e, al tempo stesso, organo decisionale su posizioni di detenuti speciali e ad alta sicurezza».

Ha ammesso la “leggerezza” e comunque non è indagato.

«Ma il suo ruolo esigeva massima cautela nei rapporti esterni. È noto che le mafie intendono stringere rapporti con la politica per fruire di vantaggi e legittimazione; da qui, traggono forza di intimidazione e di controllo sul territorio».

La commissione Antimafia quali vuoti può colmare? Da cosa partirà?

«Audire l’onorevole Delmastro è necessario per comprendere cosa lo ha indotto a entrare in una società, che, secondo la ricostruzione del pm, era uno schermo protettivo di un investimento di camorra».

Perché non è credibile che il politico-avvocato torinese, con i colleghi di FdI, tutti coinvolti e confusi dalla voglia di guadagno, abbiano sottovalutato la giungla romana dei capitali sporchi?

«Mi limito a osservare che quando viene stipulato il contratto con la figlia di Mauro Caroccia, questi è accusato già di intestazione fittizia di beni, e per questo le quote sono intestate alla figlia. Non è priva di significato la contestazione, mossa ai Caroccia, padre e figlia, secondo cui il locale aveva la funzione di riciclare denaro fin dall’inizio».

Quella foto in bisteccheria, con Delmastro, la ex capo di gabinetto Bartolozzi e altri esponenti istituzionali, tutti ignari, cosa racconta, politicamente, del Paese?

«È una foto devastante. Per contrastare le mafie è necessario l’impegno di tutti. Ed è dovere inderogabile delle istituzioni ostacolare e denunciare le attività mafiose. La presenza degli esponenti dello Stato, in quel locale, è grave non solo perché non concorre a contrastare le mafie, ma conferisce legittimazione, determina disorientamento negli avventori, diffonde un senso di impunità, conferma il rischio che con la mafia si debba convivere».

Quindi la premier ha sbagliato a non far scattare subito lo stop?

«Sarebbe stato giusto e opportuno imporre a Delmastro le dimissioni, prima del referendum. Invece lei ha minimizzato al massimo le responsabilità politiche del suo sottosegretario. Fino alla tardiva, imbarazzante marcia indietro».

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