Provenzano: “Su Sigonella operazione cosmetica, serve un rifiuto chiaro e definitivo”
di Giovanna VitaleROMA – «Non puoi fare Craxi con le indiscrezioni sui giornali», avverte il responsabile Esteri del Pd Peppe Provenzano. «Se Giorgia Meloni vuole recuperare autonomia da Trump e prendere le distanze dalle sue guerre illegali, deve venire in Parlamento e usare parole chiare. Dire che l’utilizzo delle nostre basi non verrà mai autorizzato per operazioni militari che violano la Costituzione e il diritto internazionale».
Che significa, onorevole? Ritiene che il no ai caccia Usa sia stata una messinscena del governo per recuperare la faccia, dopo i troppi inchini alla Casa Bianca?
«Trovo grave che una vicenda del genere venga affrontata a colpi di agenzie. Da settimane esprimiamo preoccupazione proprio sulla base di Sigonella, anche alla luce di movimenti sospetti che ci avevano segnalato. Quanto accaduto venerdì notte e reso noto soltanto oggi con modalità per lo meno opache, dimostra la fondatezza dei rischi che avevamo paventato sin dal primo giorno».
Quali rischi?
«Gli Usa vorrebbero ut…
ROMA – «Non puoi fare Craxi con le indiscrezioni sui giornali», avverte il responsabile Esteri del Pd Peppe Provenzano. «Se Giorgia Meloni vuole recuperare autonomia da Trump e prendere le distanze dalle sue guerre illegali, deve venire in Parlamento e usare parole chiare. Dire che l’utilizzo delle nostre basi non verrà mai autorizzato per operazioni militari che violano la Costituzione e il diritto internazionale».
Che significa, onorevole? Ritiene che il no ai caccia Usa sia stata una messinscena del governo per recuperare la faccia, dopo i troppi inchini alla Casa Bianca?
«Trovo grave che una vicenda del genere venga affrontata a colpi di agenzie. Da settimane esprimiamo preoccupazione proprio sulla base di Sigonella, anche alla luce di movimenti sospetti che ci avevano segnalato. Quanto accaduto venerdì notte e reso noto soltanto oggi con modalità per lo meno opache, dimostra la fondatezza dei rischi che avevamo paventato sin dal primo giorno».
Quali rischi?
«Gli Usa vorrebbero utilizzare il nostro territorio per una guerra illegale, che è contraria agli interessi dell’Italia. Serve una risposta politica, un no esplicito e definitivo: dalla premier vogliamo sapere se ci sono state altre richieste del genere, se il governo si è sempre comportato nella stessa maniera e cosa farà d’ora in avanti».
Come si fa a dire un no definitivo all’uso delle basi, che è regolato da accordi internazionali impossibili da modificare in modo unilaterale?
«Nessuno chiede di stracciarli, ma qui siamo fuori dai trattati. Stiamo parlando — ripeto — di una guerra illegale. In gioco c’è la nostra sovranità. Il punto è politico».
Ossia?
«Meloni non può continuare a scappare, deve dare delle risposte: qual è il suo giudizio sul conflitto scatenato da Trump e Netanyahu in Iran? Se il giudizio è in linea con i principi della Costituzione, deve dichiarare ufficialmente che l’Italia non consentirà mai l’utilizzo del suo territorio per qualunque forma di sostegno a questa guerra. Non può essere una decisione sporadica, affidata alla discrezionalità di un ministro».
Pensa che Crosetto abbia agito d’impulso, senza confrontarsi con la premier, o è un gioco delle parti?
«Questo non lo so. So che da tempo la maggioranza è attraversata da dissidi politici e personali. La nota di Palazzo Chigi, diramata subito dopo la diffusione della notizia, non lascia dubbi e chiarisce che nulla cambia nel rapporto con gli Stati Uniti di Trump».
Quindi non crede a una correzione di rotta di Meloni nei confronti del presidente Usa?
«Questa vicenda mi pare il tentativo di fare un’operazione cosmetica, nella consapevolezza del peso — anche elettorale — che è diventato il presidente americano. Con ogni evidenza il governo Meloni non ha la struttura politica per garantire all’Italia l’autonomia che ha storicamente esercitato nel rispetto delle alleanze internazionali. La sua vicinanza ideologica a Trump e Netanyahu le impedisce di prendere le distanze. La politica estera, utilizzata a lungo come terreno di propaganda, si è trasformata nella sua palla al piede dopo l’elezione del tycoon alla Casa Bianca. Meloni non se ne può più liberare. Un’alleanza si fonda sulla pari dignità, fin qui c’è stata solo sudditanza».
Quindi si illude chi sostiene che Meloni abbia seguito l’esempio di Sanchez?
«Siamo agli antipodi, credo sarà d’accordo anche lei che, ricordiamolo, è una cara amica del neofranchista Abascal. Sanchez in questi mesi ha salvato la dignità dell’Europa, vincolandola al rispetto del diritto internazionale e del sistema multilaterale, senza doppie morali. Ed è quello che ribadiremo a metà aprile, alla grande convention dei democratici e progressisti di tutto il mondo che abbiamo organizzato in Spagna — compresi gli americani — per dire una parola chiara a difesa della democrazia e della pace globale messa a rischio dalle folli iniziative di Trump».