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Perché la legge elettorale (da sola) non può garantire la governabilità: il fact-checking

(agf)
Analisi del rapporto tra sistema di voto e durata dei governi in Italia
3 minuti di lettura

La legge elettorale va cambiata per garantire governabilità, è la voce comune della maggioranza: ma è davvero così?

Il dibattito sulla legge elettorale in Italia ha una caratteristica precisa: torna sempre, porta sempre le stesse argomentazioni, e quasi mai guarda ai dati. Una legge elettorale deve garantire rappresentatività dell’elettorato e – secondo una tendenza molto in voga nella Seconda Repubblica – anche governabilità. Come la deputata FdI Ylenia Lucaselli che oggi dice: “Non vogliamo più governi tecnici o che durano 15 mesi”. Vale quindi la pena di fare un ragionamento. E magari analizzare qualche dato.

Dal 1946 a oggi, l'Italia ha usato quattro leggi elettorali diverse. Non è difficile metterle in fila e misurare quanto sono durati i governi prodotti da ciascuna.

La legge elettorale va cambiata per garantire governabilità, è la voce comune della maggioranza: ma è davvero così?

Il dibattito sulla legge elettorale in Italia ha una caratteristica precisa: torna sempre, porta sempre le stesse argomentazioni, e quasi mai guarda ai dati. Una legge elettorale deve garantire rappresentatività dell’elettorato e – secondo una tendenza molto in voga nella Seconda Repubblica – anche governabilità. Come la deputata FdI Ylenia Lucaselli che oggi dice: “Non vogliamo più governi tecnici o che durano 15 mesi”. Vale quindi la pena di fare un ragionamento. E magari analizzare qualche dato.

Dal 1946 a oggi, l'Italia ha usato quattro leggi elettorali diverse. Non è difficile metterle in fila e misurare quanto sono durati i governi prodotti da ciascuna.

Proporzionale puro

Con il sistema proporzionale puro delle prime undici legislature — dal 1948 al 1993 — si contano quarantasette governi, con una durata media di 11,4 mesi ciascuno. Poco meno di un anno. Era un altro Paese, con un altro sistema di partiti, e un contesto internazionale che metteva la maggioranza Dc a riparo da ribaltoni che coinvolgessero l’opposizione comunista. Era un sistema bloccato, i confronti reggono fino a un certo punto, quindi registriamo il dato e andiamo avanti.

Dal Mattarellum al Rosatellum

Arriva il Mattarellum, sistema misto a prevalenza maggioritaria. Tre legislature, otto governi, media di 19 mesi. Quasi il doppio. Poi il Porcellum, proporzionale con premio di maggioranza: sei governi in tre legislature, media di 24 mesi. Infine il Rosatellum, ancora misto ma a prevalenza proporzionale: quattro governi in due legislature, media ancora di 24 mesi. E se il governo Meloni sopravvive fino al 2027, la media sale a 27.

La progressione è quasi lineare. Cambia la legge, i governi durano di più. Sembrerebbe la prova perfetta che la legge elettorale conta. Ma non è proprio così.

Infatti il Rosatellum ha prodotto due legislature che non potrebbero essere più diverse. Nella prima, quella del 2018, si sono succeduti tre governi in poco più di quattro anni: Conte I, Conte II, Draghi. Stessa legge. Nella seconda, quella del 2022, un governo solo, compatto, che si avvia a completare il suo ciclo di cinque anni.

Se fosse la legge a fare la differenza, questo non si spiegherebbe. Stessa legge, risultati opposti. Il Rosatellum non ha cambiato niente tra il 2018 e il 2022. È cambiato il contesto politico: nel 2018 si presentano tre poli separati, nessuno con una maggioranza chiara, e il risultato è un'alleanza innaturale tra M5S e Lega destinata a implodere. Nel 2022 il centrodestra si presenta unito, vince, e governa.

Allora come si spiega il trend crescente? Perché i governi resistono progressivamente di più man mano che la legge cambia?

Mattarellum e nascita del bipoarismo

La risposta è che il cambio di legge non è avvenuto nel vuoto. Il Mattarellum nasce dalla crisi di Tangentopoli e inaugura la stagione del bipolarismo italiano: centrodestra contro centrosinistra, coalizioni larghe ma strutturate, alternanza. Tanto che il Berlusconi II e il Berlusconi III del Mattarellum, seppure due governi diversi, si possono considerare anche come un solo governo stabile: e se lo facciamo la durata media sale a 22 mesi, resistente per la Seconda Repubblica.

Il Porcellum consolida quella dinamica. I governi durano di più non perché la legge sia migliore, ma perché le coalizioni sono più compatte e il sistema politico è più leggibile.

Il Rosatellum eredita quel bipolarismo nei casi in cui funziona — 2022 — e mostra tutta la sua impotenza nei casi in cui non funziona — 2018. È lo specchio del sistema politico, non il suo architetto.

C’è un altro effetto che molti sottolineano: la legge elettorale può spingere all’esistenza delle coalizioni. Vero: infatti le coalizioni nascono da quando c’è una quota maggioritaria. Senza, con un proporzionale, ognuno va per sé e le coalizioni non sono incentivate.

Il Porcellum e l’irruzione del “terzo polo”

Vediamo: con il Porcellum si è tornati al proporzionale, seppure con premio di maggioranza proprio per spingere i partiti ad allearsi. E le coalizioni ci sono state ma nel 2013 il carattere dirompente del terzo polo (il Movimento 5 Stelle) spacca tutto – imprevisto extrasistema. Nel 2018 i governi che nascono di nuovo non sono espressione di accordi fuori dalle coalizioni – imprevisto dentro il sistema. Ovvio che i casi sono limitati. E’ stata la legge elettorale a rendere più fragili le coalizioni? Ma anche se lo fosse --- perché la destra ora vuole tornare a una legge proporzionale?

Una legge elettorale può fare una cosa: determinare chi vince. Può favorire (ma non imporre) la nascita di un governo con una maggioranza chiara la sera delle elezioni, e a volte a un prezzo molto salato. Non può fare altro, perché non può tenere insieme una coalizione che non vuole stare insieme. Non può impedire il boom di un terzo polo (vedi il 2013). Non può impedire che un partito ritiri l'appoggio (vedi la Lega con il Conte I), che un'ala interna si ribelli, che un presidente del Consiglio si dimetta. Quello dipende dalla politica, non dalle norme. Perché i dati dimostrano che la governabilità non è prodotto certo della tecnica elettorale. E i dati, ogni tanto, andrebbero ascoltati.

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