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Grillo fa causa a Conte: “Nome e simbolo M5S sono del fondatore”

(ansa)

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Notificato l’atto di citazione al tribunale di Roma, prima udienza a luglio. La replica: iniziativa assurda e temeraria
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ROMA – Vuol riprendersi tutto, Beppe Grillo. Nome e simbolo di quel Movimento 5 Stelle fondato insieme a Gianroberto Casaleggio nel 2009, due anni dopo il clamoroso Vaffa-day, e poi però usurpato con l’inganno — questa la sua tesi — da Giuseppe Conte. Una controffensiva non più giocata solo sulle invettive, ormai consumate. Bensì a colpi di carte bollate. Con tanto di atto di citazione davanti al tribunale di Roma notificato ieri: la prima udienza già fissata a luglio. Atto finale di una guerra che va avanti da un lustro. Da quando cioè, dopo la caduta del governo giallorosso, il comico indicò l’ex premier come nuovo leader, salvo pentirsene a stretto giro.

La rottura esplosa pubblicamente nell’estate del 2021, allorché Grillo accusò violentemente Conte, alle…

ROMA – Vuol riprendersi tutto, Beppe Grillo. Nome e simbolo di quel Movimento 5 Stelle fondato insieme a Gianroberto Casaleggio nel 2009, due anni dopo il clamoroso Vaffa-day, e poi però usurpato con l’inganno — questa la sua tesi — da Giuseppe Conte. Una controffensiva non più giocata solo sulle invettive, ormai consumate. Bensì a colpi di carte bollate. Con tanto di atto di citazione davanti al tribunale di Roma notificato ieri: la prima udienza già fissata a luglio. Atto finale di una guerra che va avanti da un lustro. Da quando cioè, dopo la caduta del governo giallorosso, il comico indicò l’ex premier come nuovo leader, salvo pentirsene a stretto giro.

La rottura esplosa pubblicamente nell’estate del 2021, allorché Grillo accusò violentemente Conte, alle prese con una complicata riorganizzazione interna, di voler trasformare il Movimento in un partito personale. Sprezzante la risposta, che segnò il punto di non ritorno nel rapporto fra i due: «Decida lui se fare il padre-padrone. Io non posso essere un prestanome». Da allora è successo di tutto. Ricorsi e controricorsi, Statuto modificato, il ruolo del garante ridimensionato. Sotto la guida dell’avvocato, i 5Stelle hanno cambiato pelle. Ma il suo “creatore” non si è rassegnato. E adesso vuol fargliela pagare. «La battaglia legale sarà lunga e complessa», scrive sui social l’ex parlamentare Marco Bella, vicino a Grillo. «E chi sarà in prima fila sarà purtroppo Beppe. Proprio la persona che il Movimento l’ha fondato, costretto ancora una volta a metterci soldi suoi. Contro qualcuno che, invece, si è assicurato milioni di finanziamenti pubblici. La dignità, però, non ha prezzo. È una battaglia giusta e per quanto difficile va fatta. Se vi rimane ancora un po’ di dignità, ridate il simbolo e il nome a Beppe. E andate per la vostra strada. Fatevi il vostro simbolo. Loro, purtroppo, non credo molleranno. Ma noi nemmeno».

Parole guerriere che tuttavia non spaventano. In via di Campo Marzio sono «tranquilli». Sapevano dell’azione legale che «a un primo esame si manifesta infondata». E la nuova struttura 5Stelle è stata messa in sicurezza da uno stuolo di legali. Lo fa capire il deputato Alessandro Colucci: «Avevamo già anticipato che è assolutamente impropria e assurda la pretesa di Grillo di ritenersi proprietario degli elementi identificativi del Movimento. Già con l’assemblea costituente gli era stato chiarito che i valori del M5S appartengono esclusivamente alla comunità degli iscritti. Sarà ora un giudice a stabilire che anche la denominazione e il simbolo appartengono non a singole personalità, ma all’intera comunità». La chiosa è una lezione in puro stile contiano: «La vita democratica di una comunità politica non può né deve essere piegata a logiche padronali». Ergo: «Risponderemo con fermezza in giudizio e valuteremo un’eventuale nostra richiesta di danni per un’iniziativa che appare chiaramente temeraria». Una minaccia, colpire il portafogli, che sul fondatore fa sempre presa.

Eppure c’è chi, come Lorenzo Borrè, storico avvocato dei dissidenti 5S, non è così certo che gli attuali vertici abbiano ragione. «Beppe e il “suo” Movimento, quello con sede a Genova, hanno dalla loro una sentenza della Corte d’Appello passata in giudicato, pronunciata anche nei confronti del partito ora presieduto da Conte, in cui si dice che il titolare esclusivo del simbolo e del nome a esso abbinato è Grillo e la sua associazione genovese». E dunque, «se vinceranno il contenzioso, Conte dovrà far cambiare nome e simbolo al partito, che ormai è una realtà politica ben diversa da quella cui Grillo concesse l’utilizzo di nome e simbolo». Mettetevi comodi, Highlander è appena cominciato: alla fine ne resterà soltanto uno.

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