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Berruto (Pd): “Si dimetta chi ha portato il calcio in questo abisso”

Mauro Berruto deputato, allenatore e scrittore 

 (ansa)

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L’onorevole dem: “Sarebbe un atto di dignità e l’ammissione di una crisi che dura da tempo e per la quale non si è trovata una soluzione”
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Onorevole Mauro Berruto, il centrodestra ha chiesto a Gravina di dimettersi. Voi dell’opposizione siete d’accordo?

«Non c’è dubbio che dopo la terza esclusione di fila dal Mondiale tutte le persone che hanno avuto un ruolo nell’abisso in cui — da molti anni — è precipitato il calcio italiano dovrebbero assumersi le proprie responsabilità. A partire dal presidente della Figc», dice il responsabile Sport del Pd ed ex ct della nazionale maschile di volley.

Dovrebbe lasciare subito?

«Sarebbe un atto di dignità istituzionale. L’ammissione della gravità di una crisi che dura da tempo e per la quale non si è stati in grado di trovare una soluzione. E parlo per esperienza: io nel 2015 mi dimisi proprio perché so cosa significa prendersi quella responsabilità».

Perché Gravin…

Onorevole Mauro Berruto, il centrodestra ha chiesto a Gravina di dimettersi. Voi dell’opposizione siete d’accordo?

«Non c’è dubbio che dopo la terza esclusione di fila dal Mondiale tutte le persone che hanno avuto un ruolo nell’abisso in cui — da molti anni — è precipitato il calcio italiano dovrebbero assumersi le proprie responsabilità. A partire dal presidente della Figc», dice il responsabile Sport del Pd ed ex ct della nazionale maschile di volley.

Dovrebbe lasciare subito?

«Sarebbe un atto di dignità istituzionale. L’ammissione della gravità di una crisi che dura da tempo e per la quale non si è stati in grado di trovare una soluzione. E parlo per esperienza: io nel 2015 mi dimisi proprio perché so cosa significa prendersi quella responsabilità».

Perché Gravina non l’ha fatto?

«Perché probabilmente sperava nella qualificazione, come se questo potesse risolvere tutto. Ma la domanda è: se avessimo vinto ai rigori con la Bosnia sarebbe cambiato qualcosa? Ovviamente la risposta è no. Saremmo nella stessa condizione e avremmo chiuso ancora una volta gli occhi su un sistema che va invece rifondato».

Ma basta far rotolare una testa per avviare la rivoluzione?

«Assolutamente no. Anche perché le parti in causa di questo disastro sono per lo meno due: non c’è solo la Federazione, pure la Lega calcio di serie A. La loro conflittualità ha creato un problema strutturale. Mancano visione e progetto. E se anche si iniziasse domani a costruirli, ci vorranno almeno dieci anni per vedere dei risultati».

Ma come si è arrivati alla disfatta bosniaca, lei lo ha capito?

«Le rispondo da allenatore, non da politico: per fare una nazionale forte serve un campionato forte, e viceversa. Tutti oggi dicono che la rovina del calcio sono i troppi stranieri. Il problema invece è l’eccessiva presenza di stranieri di bassa qualità tecnica. Non abbiamo più un campionato all’altezza della nazionale che vorremmo».

E perché i club li prendono?

«Per motivi finanziari o di equilibrio di bilancio. Ricordo però che i politici che invocano le dimissioni di Gravina siedono fra i banchi della maggioranza accanto ad alcuni esponenti di peso della Lega, come Claudio Lotito e Adriano Galliani».

E questo che vuol dire?

«Quando si chiedono assunzioni di responsabilità bisogna farlo con tutte le parti in causa. Non vorrei che questo tema così caldo e nazionalpopolare serva alla destra per sviare l’attenzione dalle enormi difficoltà del governo».

Anche il ministro Abodi ha delle responsabilità?

«Lui avrebbe il dovere di far dialogare Figc e Lega per costruire una progettualità comune. Non per occupare il calcio, come già hanno fatto con la Rai o la cultura».

La Figc andrebbe commissariata?

«Le federazioni non si commissariano per scarsi risultati sportivi. Dopodiché non capisco come Gravina possa sopportare questa situazione. Il discorso che ha fatto a caldo, subito dopo la sconfitta, è stato surreale».

Si parla di Malagò come possibile successore, che ne pensa?

«Mi spiace, ma non partecipo al toto-nomi. Non spetta alla politica. Il punto non è il nome. È, ripeto, quale visione e quale progetto si vuol mettere in campo».

Bastoni è stato uno degli artefici della sconfitta, lei lo avrebbe convocato?

«Da ex ct non posso rispondere: le scelte di un allenatore dipendono da una serie di fattori. E io non faccio il commissario tecnico della nazionale».

Gattuso deve restare?

«Lui è quello che ha meno colpe di tutti: è arrivato in corsa e, in virtù di quella conflittualità di cui parlavo prima, non ha avuto nemmeno la possibilità di allenarla questa squadra. Posso capire la sua delusione, ma non è giudicabile. Certo, la cosa più facile è licenziare gli allenatori. E difatti in questi anni ne sono passati tanti. Mentre i vertici della Figc sono rimasti sempre gli stessi».

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