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Caso Almasri: Italia deferita ad assemblea della Cpi per mancata cooperazione

Almasri 

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La decisione della Corte penale internazionale. La richiesta di processo all’Assemblea degli Stati. Boccia (Pd): “Il governo ha mentito”. Bonelli (Avs): “Il ministro si dimetta”
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ROMA – Il caso Almasri piomba ancora sull’Italia, adesso deferita ufficialmente dalla Corte penale internazionale all’Assemblea degli Stati Parte per mancata cooperazione. La storia risale a gennaio 2025 quando il generale libico, accusato di torture, era stato arrestato a Torino e rilasciato due giorni dopo dalle autorità italiane, nonostante il mandato di cattura emesso nei suoi confronti proprio dalla Cpi, per poi essere rimpatriato a bordo di un volo di Stato.

Che l’Italia fosse stata deferita era già emerso il 26 gennaio scorso, ma adesso sono stati formalizzati i termini di questo passaggio che potrebbe rivelarsi un vero e proprio banco di prova per i rapporti tra il governo e la giustizia internazionale. E l’Italia ha tutta l’intenzione di difendersi e appellarsi.

Il 17 ottobre scorso la Camera preliminare aveva messo nero su bianco il mancato rispetto degli obblighi dello Statuto di Roma. Ed è per questo che l’Italia adesso vuole apportare modifiche alla legge attuativa. L’obi…

ROMA – Il caso Almasri piomba ancora sull’Italia, adesso deferita ufficialmente dalla Corte penale internazionale all’Assemblea degli Stati Parte per mancata cooperazione. La storia risale a gennaio 2025 quando il generale libico, accusato di torture, era stato arrestato a Torino e rilasciato due giorni dopo dalle autorità italiane, nonostante il mandato di cattura emesso nei suoi confronti proprio dalla Cpi, per poi essere rimpatriato a bordo di un volo di Stato.

Che l’Italia fosse stata deferita era già emerso il 26 gennaio scorso, ma adesso sono stati formalizzati i termini di questo passaggio che potrebbe rivelarsi un vero e proprio banco di prova per i rapporti tra il governo e la giustizia internazionale. E l’Italia ha tutta l’intenzione di difendersi e appellarsi.

Il 17 ottobre scorso la Camera preliminare aveva messo nero su bianco il mancato rispetto degli obblighi dello Statuto di Roma. Ed è per questo che l’Italia adesso vuole apportare modifiche alla legge attuativa. L’obiettivo è affidare ai magistrati la gestione dei mandati di arresto della Cpi, lasciando alla politica un ruolo marginale. . Il governo italiano — si leggeva nelle motivazioni — non ha eseguito correttamente la richiesta di arresto e consegna del generale libico né ha attivato i canali di consultazione previsti. Il deferimento è poi arrivato il 26 gennaio e ieri l’ufficialità, il giorno dopo la richiesta di rinvio a giudizio, da parte della procura di Roma, per Giusi Bartolozzi, ex capo di gabinetto del ministro Carlo Nordio, nell’ambito della stessa vicenda.

La prossima sessione dell’Assemblea degli Stati Parte della Corte penale internazionale si terrà dal 7 al 17 dicembre a New York e tra i dossier figura anche quello relativo all’Italia. Con l’ufficio di presidenza dell’Assemblea si è già avviata una fase interlocutoria, in cui il governo potrà chiarire la propria posizione e indicare come intende garantire la cooperazione futura con la Corte.

L’Italia, sottolineano fonti vicine al dossier, ha la possibilità anche di assumere impegni concreti, ad esempio con interventi normativi o amministrativi e un rafforzamento delle procedure di cooperazione con la Corte.

Un primo passaggio si è già svolto con la partecipazione di un rappresentante del governo italiano alla riunione dell’Ufficio dell’Assemblea, convocata due giorni fa a L’Aia per discutere le implicazioni del deferimento. Da qui partirà il monitoraggio del Bureau, che presenterà a dicembre, alla sessione dell’Assemblea, una relazione sulle azioni intraprese dall’Italia — o sulla loro eventuale assenza — e possibili raccomandazioni.

La questione ha ripercussioni anche interne. La prossima settimana il Parlamento deciderà se sollevare o meno un conflitto di attribuzione nei confronti della procura di Roma per il ruolo di Bartolozzi in questa vicenda. Un passaggio che potrebbe tradursi in uno scudo per l’ex braccio destro del ministro.

«La destra salva Bartolozzi alzando uno scudo processuale, ma sanziona 32 deputati che hanno difeso i valori antifascisti della Costituzione», scrive la segretaria del Pd, Elly Schlein, facendo riferimento ai parlamentari che sono stati sospesi per aver impedito che si svolgesse una conferenza stampa a Montecitorio sulla remigrazione con CasaPound e altri gruppi di estrema destra. «Un caso vergognoso», lo definisce Giuseppe Conte. «Il deferimento dell’Italia è la prova provata — aggiunge il presidente dei senatori dem Francesco Boccia — delle bugie dette dal nostro governo su quella triste vicenda». Per Angelo Bonelli, co-leader di Avs, «è un fatto senza precedenti per un Paese fondatore della Corte» e chiede le dimissioni del ministro della Giustizia Carlo Nordio.

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