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Sigonella, Crosetto il 7 in aula. Il Pd: “Altri movimenti sospetti”

Il ministro della difesa Guido Crosetto (ansa)

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Il ministro interverrà sul caso del mancato ok alla base per dei voli Usa di attacco in Iran. La maggioranza fa quadrato e attacca l’ex premier 5S. L’opposizione: governo chiarisca
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ROMA – Il ministro della Difesa Guido Crosetto il 7 aprile riferirà in aula alla Camera sull’uso delle basi militari nel territorio italiano da parte degli Stati Uniti. A sorpresa, però, la richiesta non arriva solo dai banchi dell’opposizione. A proporla per primo, nella seduta mattutina di Montecitorio, è il capogruppo meloniano Galeazzo Bignami. Dal titolare della Difesa vorrebbe sapere, spiega, se in passato «vi siano state richieste, da altri presidenti del Consiglio, di disattendere gli accordi che regolano l’utilizzo delle basi siglati nel 1954». Eccolo il contropiede della maggioranza: convoca in aula il ministro, ma non per parlare dell’atterraggio negato ai bombardieri americani a Sigonella. Bensì per attaccare il leader del M5S: «Non mi piace parlar male degli assenti, quindi non farò il nome di Giuseppe Conte», dice Bignami, che invece il nome lo fa. È lui il destinatario delle accuse. L’ex premier sostiene di aver riferito, all’inviato di Trump Paolo Zampolli, solo un gro…

ROMA – Il ministro della Difesa Guido Crosetto il 7 aprile riferirà in aula alla Camera sull’uso delle basi militari nel territorio italiano da parte degli Stati Uniti. A sorpresa, però, la richiesta non arriva solo dai banchi dell’opposizione. A proporla per primo, nella seduta mattutina di Montecitorio, è il capogruppo meloniano Galeazzo Bignami. Dal titolare della Difesa vorrebbe sapere, spiega, se in passato «vi siano state richieste, da altri presidenti del Consiglio, di disattendere gli accordi che regolano l’utilizzo delle basi siglati nel 1954». Eccolo il contropiede della maggioranza: convoca in aula il ministro, ma non per parlare dell’atterraggio negato ai bombardieri americani a Sigonella. Bensì per attaccare il leader del M5S: «Non mi piace parlar male degli assenti, quindi non farò il nome di Giuseppe Conte», dice Bignami, che invece il nome lo fa. È lui il destinatario delle accuse. L’ex premier sostiene di aver riferito, all’inviato di Trump Paolo Zampolli, solo un grosso «no alla basi». E il centrodestra punta a stanarlo. La strategia è chiara: dimostrare che il Cinquestelle, quand’era presidente del Consiglio, non ha agito, nei rapporti con gli Stati Uniti, in maniera diversa da quanto oggi faccia il governo Meloni. Infatti il capogruppo di FdI conclude invocando chiarimenti sulla «base di Niscemi» (il sistema Muos) che Conte voleva «smantellare», eppure, una volta a palazzo Chigi, «non l’ha fatto». Infuocate le proteste dei 5S. Mentre il deputato Enrico Cappelletti replica che il suo leader «non ha ancora vinto le primarie, inutile scaldarsi», il collega Antonino Iaria si sgola tanto da essere espulso.

Calmati gli animi, per ragioni ben diverse, dall’opposizione comunque benedicono l’informativa. «Crosetto venga a dirci – rilancia il deputato di Avs Marco Grimaldi – quanto costano le basi militari Usa in Italia, e a rispondere alla nostra richiesta di desecretazione degli atti sottoscritti con gli Stati Uniti».

L’episodio in ogni caso sembra non aver avuto conseguenze nei rapporti diplomatici con gli Usa. All’Ansa un portavoce del dipartimento della Guerra di Washington garantisce che «gli accordi di cooperazione tra le forze armate italiane e statunitensi rimangono solidi». Tutto nella norma: «Il comando europeo degli Stati Uniti ospita regolarmente velivoli militari in transito (e il relativo personale) in conformità con gli accordi». Ma per il Pd gli aspetti da chiarire sono ancora troppi. Il sospetto è che, al netto del diniego reso pubblico, tanti altri movimenti siano rimasti nascosti: «Da mesi – dice il segretario siciliano Pd Anthony Barbagallo – denunciamo che aerei e droni americani impegnati in operazioni di guerra in Medio Oriente transitano e operano da quella base in modo continuativo». Il capitolo non è chiuso, insistono i dem: la geopolitica del tycoon promette ancora problemi per il governo. Da padre nobile, a destra, lo dice esplicitamente Gianfranco Fini, alla Camera con Luciano Violante per la presentazione del libro di Gianni Cuperlo: «Donald Trump non mette in imbarazzo solo l’Italia, ma tutta l’Europa. È difficile capire quale sia la sua strategia, figuriamoci valutare se si può condividere o meno».

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