Caso Piantedosi, scudo di FdI, lite sugli incarichi a Claudia Conte. Pd e 5S: “Serve chiarimento”
di Serena RiformatoROMA – Di buon mattino, con una nota dei capigruppo Lucio Malan e Galeazzo Bignami, il partito della premier Giorgia Meloni cerca di fermare la slavina prima che prenda velocità: «Fratelli d’Italia rinnova la piena fiducia al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi per l’ottimo lavoro svolto in questi anni», «nel contrasto all’immigrazione clandestina di massa, alla criminalità e nel rafforzamento della sicurezza degli italiani». Tradotto: l’inquilino del Viminale, per i meloniani, rimane dov’è. Perché l’affairefinora non smentito tra il ministro e la giornalista Claudia Conte, dice il responsabile organizzazione di via della Scrofa Giovanni Donzelli, è «roba da Novella 2000». Con buona pace del centrosinistra che «non riesce a fare opposizione se non con il gossip». Allo stesso modo anche Forza Italia, seppure non al vertice, esprime a Piantedosi la sua vicinanza: il deputato azzurro Alessandro Cattaneo mette in evidenza che la speaker di Aquino era a «tante presentazioni con esponen…
ROMA – Di buon mattino, con una nota dei capigruppo Lucio Malan e Galeazzo Bignami, il partito della premier Giorgia Meloni cerca di fermare la slavina prima che prenda velocità: «Fratelli d’Italia rinnova la piena fiducia al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi per l’ottimo lavoro svolto in questi anni», «nel contrasto all’immigrazione clandestina di massa, alla criminalità e nel rafforzamento della sicurezza degli italiani». Tradotto: l’inquilino del Viminale, per i meloniani, rimane dov’è. Perché l’affairefinora non smentito tra il ministro e la giornalista Claudia Conte, dice il responsabile organizzazione di via della Scrofa Giovanni Donzelli, è «roba da Novella 2000». Con buona pace del centrosinistra che «non riesce a fare opposizione se non con il gossip». Allo stesso modo anche Forza Italia, seppure non al vertice, esprime a Piantedosi la sua vicinanza: il deputato azzurro Alessandro Cattaneo mette in evidenza che la speaker di Aquino era a «tante presentazioni con esponenti politici di ogni colore». E la sottosegretaria ai rapporti con il parlamento Matilde Siracusano, su La7, chiede di fermare «lo sciacallaggio mediatico». Nel centrodestra, c’è un solo partito che non si affatica nella difesa — e nemmeno nell’elogio appassionato — del ministro dell’Interno: la Lega. La forza politica al quale l’ex prefetto un tempo era vicino. Mercoledì, il giorno della rivelazione di Conte — dopo aver ribadito «affetto e stima» per Piantedosi, certo — il Carroccio ci ha tenuto più che altro a far sapere subito di puntare al Viminale, in caso di rimpasto. Da lì il silenzio. Nemmeno un parlamentare con la spilletta di Alberto da Giussano si è espresso in solidarietà con il titolare dell’Interno. Di Piantedosi si parla naturalmente anche nel vertice serale tra i leader di maggioranza, a Palazzo Chigi. Per ora resta la linea di difesa, in attesa di sviluppi. «Non voglio un governo bis», dice Giorgia Meloni agli alleati. Perché le dimissioni del capo del Viminale porterebbero a quello, se non al voto, in una giornata in cui torna in bilico pure Adolfo Urso.
All’opposizione, solo Carlo Calenda di Azione pensa che la vicenda si riduca a un fatto da «guardoni nelle camere da letto altrui». Gli altri mettono a fuoco le ragioni che rendono la notizia – e i suoi addentellati – di interesse per la collettività: il Pd ha presentato un’interrogazione alla Camera, a firma delle deputate Debora Serracchiani e Simona Bonafè, «per chiedere al governo di chiarire gli incarichi pubblici affidati alla giornalista Claudia Conte», che si è autoproclamata in una relazione con il ministro. I dem si richiamano a «possibili profili di opportunità istituzionale, trasparenza e conflitto di interessi» alla luce delle numerose «attività professionali» che stanno emergendo «e degli incarichi in ambito pubblico e parapubblico, incluse collaborazioni con la concessionaria del servizio pubblico radiotelevisivo (Rai Radio 1) e la partecipazione a iniziative istituzionali in materia di difesa, sicurezza e legalità». Il co-leader di Avs Angelo Bonelli, invece, convoca in aula direttamente la presidente del Consiglio Giorgia Meloni per sapere, tra l’altro «quali competenze» avesse «Claudia Conte per svolgere una docenza all’Alta scuola di formazione della Polizia, incarico normalmente affidato a funzionari esperti di polizia, docenti universitari o specialisti». Dubbi ai quali risponde la stessa Conte che, pur «preferendo il silenzio» (ieri, attesa a un evento a Palazzo Valentini, non si è presentata) rivendica «dieci anni di competenze professionali».
Non è l’unico aspetto da chiarire. Nelle dichiarazioni delle opposizioni affiora un altro sospetto: che la notizia — rivelata da Conte a Marco Gaetani, militante di FdI e voce di Radio Atreju — sia il frutto avvelenato di una faida interna alla destra. Per il leader del M5S Giuseppe Conte, intervistato su Rete 4, quello su Piantedosi è «fuoco amico», un sintomo che la «maggioranza sta collassando». Concorda l’ex premier Matteo Renzi, in un altro studio, da Lilli Gruber su La7: «È una storia strana, cucinata nel centrodestra. Mi auguro ci sia un disegno politico, qualcuno che vuole regolare i conti dopo il referendum, altrimenti — conclude — sono dilettanti allo sbaraglio».