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“Non finirò come Sangiuliano” e Piantedosi si blinda al Viminale

Il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi e la premier Giorgia Meloni

 (agf)

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La linea del titolare dell’Interno resta quella del silenzio. Filtra la decisione di dare mandato al proprio legale per eventuali querele
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Al lavoro, come niente fosse. «Nessuna variazione in agenda né oggi né nei prossimi giorni», dice entrando di buon mattino al Viminale dove resterà per tutto il giorno, macinando appuntamenti su appuntamenti con prefetti e questori e riunioni con i suoi più stretti collaboratori. La linea resta quella del silenzio assoluto per evitare che la bufera scatenata dall’outingaudio-video della giornalista Claudia Conte sulla loro relazione si trasformi in un affare di Stato in grado di travolgere il governo.

«Non finirò come Sangiuliano», assicura Matteo Piantedosi a chi, tra le persone a lui più vicine, ha osato chiedergli se avesse intenzione di lasciare il suo posto. Oggi prenderà parte regolarmente al Consiglio dei ministri. Nessuna intenzio…

Al lavoro, come niente fosse. «Nessuna variazione in agenda né oggi né nei prossimi giorni», dice entrando di buon mattino al Viminale dove resterà per tutto il giorno, macinando appuntamenti su appuntamenti con prefetti e questori e riunioni con i suoi più stretti collaboratori. La linea resta quella del silenzio assoluto per evitare che la bufera scatenata dall’outingaudio-video della giornalista Claudia Conte sulla loro relazione si trasformi in un affare di Stato in grado di travolgere il governo.

«Non finirò come Sangiuliano», assicura Matteo Piantedosi a chi, tra le persone a lui più vicine, ha osato chiedergli se avesse intenzione di lasciare il suo posto. Oggi prenderà parte regolarmente al Consiglio dei ministri. Nessuna intenzione di dimettersi per una vicenda che — lo ha personalmente assicurato alla premier Giorgia Meloni al corrente il giorno prima della nuova grana in arrivo — attiene esclusivamente alla sfera privata e che non avrebbe mai interferito con la sua attività istituzionale. Tanto che, se c’è una cosa che filtra dal Viminale, è l’intenzione del ministro dell’Interno di tutelare la sua persona e dare mandato al suo legale di sporgere denuncia nei confronti di chiunque, mezzi di informazione o politici, insinuino che i numerosi incarichi collezionati da Claudia Conte siano stati da lui agevolati. Dalla nomina a consulente della Commissione parlamentare d’inchiesta sulla sicurezza e il degrado delle periferie alle docenze alla Scuola di formazione della polizia fino alla trasmissione Rai che la giornalista ottiene dall’allora direttore di Radio 1 Francesco Pionati, compagno di scuola di Piantedosi. Insomma «mai favoritismi, incarichi, favori o interessamenti nei confronti di nessuno — il messaggio che arriva dal Viminale — e chi ha sostenuto e sostiene il contrario ne risponderà nelle sedi competenti». È sicuro Matteo Piantedosi che non potranno esserci sorprese di alcun genere nei prossimi giorni: insomma, niente chat, mail documenti che — come accaduto nella story tra l’ex-ministro Gennaro Sangiuliano e Maria Rosaria Boccia — possano rivelare favori di alcun genere e meno che mai spese pagate, viaggi, trasferte insieme.

Per il resto è un invalicabile «no comment». Non una parola sul merito della vicenda, e cioè sulla presunta relazione rivelata da Claudia Conte e che ora i boatos di palazzo dicono andasse avanti da diverso tempo nonostante Piantedosi non risulti essere separato dalla moglie Paola Berardino, prefetta di Grosseto. E non una parola sulla donna che lo ha comunque messo in imbarazzo scegliendo di rivelare il loro legame in un’intervista video al sito Money.it sollecitando addirittura la domanda a Marco Gaetani, il giornalista autore dello scoop, conduttore di Atreju, la kermesse di Fratelli d’Italia. Dunque, nessuna smentita pubblica ma neanche nessun “sussurro” indotto che possa in qualche modo mettere in dubbio la natura della presunta relazione tra i due o in qualsiasi modo gettare ombre sulla reputazione della giornalista.

L’unica cosa che sembra stare a cuore a Piantedosi, nel pieno della bufera, è allontanare i dubbi (ieri esplicitati dalle opposizioni) su qualsiasi interferenza con la sua attività istituzionale. E anche quelli sulla provenienza del possibile fuoco amico che lo avrebbe preso di mira rivelando il «segreto» di cui pare in molti, negli ambienti di governo e del centrodestra, fossero a conoscenza da mesi. «Nessun complotto — dicono gli uomini a lui più vicini — le attestazioni di solidarietà e fiducia nei confronti di Piantedosi sono arrivate da tutti i partiti di centrodestra, Lega compresa». Con evidente riferimento agli appetiti di Matteo Salvini di tornare al Viminale alla prima occasione.

Non ha ancora deciso Piantedosi se ed eventualmente come rispondere alle tante richieste di chiarimenti arrivate ieri dalle opposizioni. Quali che saranno le prossime mosse, la parola d’ordine al Viminale è non alimentare in alcun modo il gossip aspettando che la tempesta passi. E forse anche per questo ieri nella quotidiana rassegna stampa del ministero non compariva nessuno dei tanti articoli dedicati alle rivelazioni di Claudia Conte. Nella sezione “Primo piano” in cui abitualmente vengono raccolti i pezzi in cui compare il nome di Piantedosi, c’erano solo i titoli sulla richiesta di rinvio a giudizio per Giusi Bartolozzi per il caso Almasri e la strage di migranti a Lampedusa.

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