Il 10 aprile avrebbe dovuto essere sul palco della festa della Polizia, nella sua Frosinone, come ormai da tradizione. E invece no: quest’anno dovrà rinunciare per una questione di opportunità. Così come, per la stessa ragione, da giorni non si vede nei corridoi del Viminale, da cui in molti sono pronti a scommettere sia partita la prima soffiata su quella relazione. Dagospia ha cominciato, quasi sei mesi fa, a scrivere della «inarrestabile ascesa di Claudia Conte, la vispa collezionista di selfie, molto stimata dal ministro Piantedosi», e da quel momento la voce su quella figura che si vedeva molto spesso al ministero dell’Interno — secondo alcuni anche con troppa disinvoltura — non ha mai smesso di correre.
Dall’Osservatorio per il bullismo, di cui Conte è portavoce, nato nel 2024 con grandissime aspettative, due fonti dicono a Repubblica di essersi convinte che Conte lavorasse per l’Interno, senza nascondere che una parte della loro collaborazione — «noi siamo una realtà giovane, m…
Il 10 aprile avrebbe dovuto essere sul palco della festa della Polizia, nella sua Frosinone, come ormai da tradizione. E invece no: quest’anno dovrà rinunciare per una questione di opportunità. Così come, per la stessa ragione, da giorni non si vede nei corridoi del Viminale, da cui in molti sono pronti a scommettere sia partita la prima soffiata su quella relazione. Dagospia ha cominciato, quasi sei mesi fa, a scrivere della «inarrestabile ascesa di Claudia Conte, la vispa collezionista di selfie, molto stimata dal ministro Piantedosi», e da quel momento la voce su quella figura che si vedeva molto spesso al ministero dell’Interno — secondo alcuni anche con troppa disinvoltura — non ha mai smesso di correre.
Dall’Osservatorio per il bullismo, di cui Conte è portavoce, nato nel 2024 con grandissime aspettative, due fonti dicono a Repubblica di essersi convinte che Conte lavorasse per l’Interno, senza nascondere che una parte della loro collaborazione — «noi siamo una realtà giovane, mossa da molte buone aspettative» — nasca proprio dalle capacità di relazione della «dottoressa» Conte. Ed è proprio la questione bullismo a essere delicata. Perché quelli sono canali istituzionali, con una serie di eventi sponsorizzati dalle Prefetture che inevitabilmente incentivavano questo tipo di relazioni.
Ma sono eventi che servivano anche a Conte per autopromuoversi e per promuovere i suoi lavori: i libri, ma anche video e documentari che raccontava di voler realizzare e per i quali, nelle ultime settimane, andava a caccia di fondi. Per dire: a novembre del 2025 è a Enna, dove la prefetta Licia Donatella Messina le consegna il premio Gogol. Le due si conoscevano bene: la stessa prefetta, un anno prima — a maggio del 2024 — l’aveva incontrata e premiata a Pistoia.
D’altronde, come lei ha scritto ai giornalisti l’altro giorno, per lei «parlano le competenze». Quali? Ieri, tra le chat di deputati di maggioranza, giravano — maliziosi — vecchi articoli in cui si parlava di Claudia Conte come di una laureata alla Luiss (in alcuni casi si tratta di una laurea, in altri di un master), con una partecipazione alla Scuola Ciampi più un’altra serie di titoli. Tutti titoli che non risultano. E che lei — vedi un’interessante intervista a Blitz Quotidiano — non smentisce mai.
Ma Conte è una ragazza sveglia. E se è vero che non ha smentito quelle voci nelle interviste, è altrettanto vero che nei curriculum ufficiali non ha mai specificato quali siano effettivamente quei titoli. Nelle dichiarazioni ai giornalisti, così come nei curriculum (non c’è traccia di quelli in formato europeo) lasciati in giro nelle aziende partecipate, dov’era molto conosciuta, parla genericamente di competenze. Uno — una mezza paginetta — è ancora sulla scrivania di un dirigente di una partecipata di Stato. E non si fa menzione dell’università in cui si è laureata né di eventuali studi post-laurea. «Si è presentata qui due volte negli ultimi dodici mesi», racconta, «chiedendo di collaborare con noi. Sapevamo chi fosse, ma sinceramente non ho mai ricevuto alcuna pressione». Cosa le ha risposto? «Grazie, le faremo sapere».
Ma inseguire Conte nel jet set romano è un’impresa praticamente impossibile. È ovunque. È tra i giardini dell’ambasciata italiana a Washington, a un party abbracciata all’ambasciatore Marco Peronaci, ex consigliere diplomatico proprio di Piantedosi. È accanto all’allora presidente della Figc — incredibile testacoda, di questi tempi — Gabriele Gravina, a raccogliere fondi per i bambini orfani in Ucraina: comunicati stampa, conferenze, chiaramente selfie, per un risultato tutto sommato modesto — 22 donatori e 1.689 euro raccolti per l’associazione «Pompieri senza frontiere».