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Turismo, Mazzi nuovo ministro in continuità con Santanchè

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Blitz della premier che nomina il deputato di FdI per evitare il rimpasto. E alla Cultura sguarnite due poltrone di sottosegretario
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L’annuncio a sorpresa arriva durante un Consiglio dei ministri lampo, riunito per prorogare il taglio delle accise sui carburanti. In apertura Giorgia Meloni comunica che Gianmarco Mazzi lascia il posto di sottosegretario alla Cultura per prendere l’incarico di ministro del Turismo, dopo le dimissioni di Daniela Santanchè firmate il 25 marzo alla fine di un lungo braccio di ferro.

La premier chiude dunque la partita legata al dicastero di via di villa Ada e nello stesso tempo mette a tacere le voci di un possibile rimpasto, che avrebbe coinvolto il ministro delle Imprese Adolfo Urso, nella speranza che si chiuda presto il caso del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. L’interim del Turismo era stato assunto dalla stessa presidente del Consiglio, in una gestione condivisa tra Gaetano Caputi (capo di gabinetto a palazzo Chigi) e il deputato di FdI Gianluca Caramanna, già consigliere del ministero. Il nome di Caramanna era finito tra i papabili insieme a quello di Alessandra Priante, …

L’annuncio a sorpresa arriva durante un Consiglio dei ministri lampo, riunito per prorogare il taglio delle accise sui carburanti. In apertura Giorgia Meloni comunica che Gianmarco Mazzi lascia il posto di sottosegretario alla Cultura per prendere l’incarico di ministro del Turismo, dopo le dimissioni di Daniela Santanchè firmate il 25 marzo alla fine di un lungo braccio di ferro.

La premier chiude dunque la partita legata al dicastero di via di villa Ada e nello stesso tempo mette a tacere le voci di un possibile rimpasto, che avrebbe coinvolto il ministro delle Imprese Adolfo Urso, nella speranza che si chiuda presto il caso del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. L’interim del Turismo era stato assunto dalla stessa presidente del Consiglio, in una gestione condivisa tra Gaetano Caputi (capo di gabinetto a palazzo Chigi) e il deputato di FdI Gianluca Caramanna, già consigliere del ministero. Il nome di Caramanna era finito tra i papabili insieme a quello di Alessandra Priante, la presidente dell’Agenzia nazionale del Turismo (Enit) e dell’ex presidente Coni Giovanni Malagò.

Mazzi, mai citato tra i papabili, poco dopo le 10 del mattino è già al Quirinale accompagnato dalla sua capo segreteria alla Cultura, Rita Rubini, per giurare nelle mani del Capo dello Stato Sergio Mattarella, alla presenza di Meloni (nessun colloquio tra i due ci sarebbe stato a margine). Poi si fa vedere subito al ministero, per iniziare a lavorare. «La sua esperienza nella cultura e spettacolo, la sua capacità di riconoscere il talento e promuovere le eccellenze italiane, saranno un valore aggiunto per continuare a valorizzare al meglio l’Italia», scrive Meloni. E in una nota il nuovo ministro sottolinea che «il turismo è un mondo ricco di fascino che richiede cura attenta perché rappresenta un pilastro dell’economia italiana». L’ex manager riceve anche gli auguri da cantanti come Adriano Celentano e Andrea Bocelli, dal soprano Cecilia Gasdia e da conduttrici come Simona Ventura.

La sua nomina mette d’accordo i Fratelli. Al ministero della Cultura teneva stretti rapporti con palazzo Chigi ed è molto vicino a Ignazio La Russa, come Santanchè. Che sembra accogliere con favore il nome del suo successore. La definisce «una scelta giusta» e aggiunge che «l’industria turistica italiana potrà contare su una figura di assoluto spessore».

In via di villa Ada non dovrebbero esserci grandi scossoni. Per quanto riguarda lo staff, a parte il ruolo del portavoce, si dovrebbe proseguire nel segno della continuità. Ma l’addio di Mazzi al Mic lascia scoperta un’altra casella di questo ministero che sembra essere senza pace. Oltre alle dimissioni di Gennaro Sangiuliano, sostituito da Alessandro Giuli, Mazzi è il secondo sottosegretario che lascia dopo il critico d’arte Vittorio Sgarbi, mai sostituito. Resta solo Lucia Borgonzoni, la sottosegretaria leghista, che ha le deleghe per il comparto cinematografico. E il momento è particolarmente delicato, con il Pd che mette l’accento sui tagli al settore dello spettacolo previsti dal decreto accise e definisce «sanguisuga» il governo.

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