Dice, serve continuità al ministero del Turismo. E che continuità con Gianmarco Mazzi, amico di Ignazio La Russa come Daniela Santanchè e accompagnato dallo stesso profumo di conflitti di interessi, proprio come la ministra che lo ha preceduto. Sui social lo sfottono perché trent’anni fa sarebbe stato l’autista di Adriano Celentano, ma in fondo che male c’è. Per i successivi trenta, Mazzi Gianmarco da Verona, da ragazzino nel Fronte della gioventù e aspirante allenatore di calcio, ha fatto davvero di tutto e con tutti: Mogol, Morandi, Cocciante, non c’è cantante famoso in Italia che non sia stato prodotto o rappresentato dal Mazzi. Nel mondo della musica, Mazzi arriva all’apoteosi con Paolo Bonolis che lo chiama come direttore artistico nel tempio della canzone, Sanremo. Evidentemente sa il fatto suo, visto che resta all’Ariston per altri cinque anni.
Oltre allo spettacolo, l’altro amore è quello per la politica, sempre a destra naturalmente, con Alleanza nazionale – corrente di La Ru…
Dice, serve continuità al ministero del Turismo. E che continuità con Gianmarco Mazzi, amico di Ignazio La Russa come Daniela Santanchè e accompagnato dallo stesso profumo di conflitti di interessi, proprio come la ministra che lo ha preceduto. Sui social lo sfottono perché trent’anni fa sarebbe stato l’autista di Adriano Celentano, ma in fondo che male c’è. Per i successivi trenta, Mazzi Gianmarco da Verona, da ragazzino nel Fronte della gioventù e aspirante allenatore di calcio, ha fatto davvero di tutto e con tutti: Mogol, Morandi, Cocciante, non c’è cantante famoso in Italia che non sia stato prodotto o rappresentato dal Mazzi. Nel mondo della musica, Mazzi arriva all’apoteosi con Paolo Bonolis che lo chiama come direttore artistico nel tempio della canzone, Sanremo. Evidentemente sa il fatto suo, visto che resta all’Ariston per altri cinque anni.
Oltre allo spettacolo, l’altro amore è quello per la politica, sempre a destra naturalmente, con Alleanza nazionale – corrente di La Russa e Gasparri - e poi Fratelli d’Italia. Vabbè, e di nuovo, che male c’è? Il fatto è che il neoministro ha l’abitudine di non scordarsi dei vecchi amici e, pare, abbia continuato a rappresentarli anche quando era stato nominato al governo come sottosegretario alla Cultura (siamo nell’ottobre 2022), in barba alle norme della legge Frattini. Gli archivi sono pieni di episodi di questa ubiquità del Mazzi, seduto alla sua scrivania al Collegio Romano e contemporaneamente chiamato come agente dei divi che rappresenta. Lo scorso anno, per dire, la Rai pensa di affidare un programma ad Adriano Celentano. E chi accompagna Claudia Mori, moglie e manager del Molleggiato, a viale Mazzini a parlare con l’ad Giampaolo Rossi? Proprio il sottosegretario alla Cultura, già agente di Celentano. Lo ha fatto per antica amicizia, che diamine.
Come per amicizia ha rappresentato il giornalista Massimo Giletti nelle trattative con La7, anche quando era al governo da un bel po’. Di questo c’è anche la prova documentale, diciamo così, nei verbali della procura di Firenze che indagava all’epoca sulla strana figura di Salvatore Baiardo, già favoreggiatore dei fratelli Graviano, che avrebbe mostrato a Giletti una vecchia fotografia di Berlusconi insieme ai mafiosi. Finisce che i pm chiamano il sottosegretario a testimoniare sotto giuramento nel giugno del ’23, per chiedergli come mai, a suo avviso, l’editore Cairo avesse chiuso all’improvviso il programma “Non è l’arena”. A verbale Mazzi dichiara di avere «rapporti di amicizia e di collaborazione professionale con Massimo Giletti, almeno fino a quando sono diventato sottosegretario». Ma le chat acquisite nell’inchiesta e i numerosi scambi con l’ad de La7 Marco Ghigliani dicono altro, con le pretese di Mazzi di essere pagato dall’emittente per il suo lavoro o i suoi messaggi perentori per contrattualizzare gli inviati del programma. È sempre Mazzi a trattare per Giletti anche nel febbraio 2023, in una cena con Cairo e Ghigliani al ristorante romano da Pierluigi, una trattativa con il coltello tra i denti proseguita all’Hotel de Russie quella stessa sera. Sempre in amicizia, ça va sans dire.
Ma bisogna andare a Verona per capire fin dove arriva il vero potere di Mazzi. Nominato nel 2017 dall’allora sindaco Federico Sboarina come amministratore delegato di Arena di Verona srl, Mazzi fa il bello e il cattivo tempo. Oggi Sboarina a Repubblica difende quella scelta e ricorda che «è stato un manager bravissimo che ci ha fatto fare un vero salto di qualità». Ma capitava che il Mazzi amministratore scegliesse le produzioni degli amici del Mazzi produttore. Come Friends&Partners spa di Ferdinando Salzano, a cui nel 2022 vengono assegnate 36 date su 56, proprio quel Salzano con il quale Mazzi è stato socio per il musical Giulietta e Romeo. Stesso schema con Lucio Presta, socio di Mazzi nella produzione del tour di Checco Zalone, al quale viene poi concessa l’Arena di Verona per due serate nel maggio del 2023. Tra schiamazzi&imbarazzi, Mazzi finisce in mezzo per l’altra sua passione (oltre alla musica): la Russia. Lo ha ricordato ieri la dem Pina Picierno: «Vi ricorderete, forse, delle sue condotte opache per il caso di Gergiev a Caserta la scorsa estate. Ci mancava solo la nomina a ministro, per un soggetto noto per le sue relazioni con il potere moscovita. Non c’è fine al peggio».