A quasi due settimane dalla sconfitta del referendum, con tre dimissioni di mezzo, l’affaire Piantedosi-Conte sempre più ingarbugliato e soprattutto con le previsioni foschissime per i conti pubblici e il caro energia, Giorgia Meloni vola a sorpresa nel Golfo per provare ad assicurarsi approvvigionamenti extra: da questa regione arriva nello Stivale il 15% delle forniture di petrolio e il 10% di gas. L’obiettivo è tentare di tamponare, insomma, gli «effetti concreti negativi sull’energia e sull’economia», che la stessa premier ammette. Prima d’imbarcarsi per l’Arabia saudita, Meloni chiude alcune pratiche domestiche. Riunisce il cdm per il decreto benzina bis e soprattutto sale al Quirinale per la nomina del nuovo ministro del Turismo, Gianmarco Mazzi. Poi la partenza, di cui non erano stati avvisati nemmeno i partner Ue (e mezzo governo), tramite un volo schermato dal tracciamento online. Anche i giornalisti non vengono pre-informati. «Ragioni di sicurezza», la motivazione ufficiale.…
A quasi due settimane dalla sconfitta del referendum, con tre dimissioni di mezzo, l’affaire Piantedosi-Conte sempre più ingarbugliato e soprattutto con le previsioni foschissime per i conti pubblici e il caro energia, Giorgia Meloni vola a sorpresa nel Golfo per provare ad assicurarsi approvvigionamenti extra: da questa regione arriva nello Stivale il 15% delle forniture di petrolio e il 10% di gas. L’obiettivo è tentare di tamponare, insomma, gli «effetti concreti negativi sull’energia e sull’economia», che la stessa premier ammette. Prima d’imbarcarsi per l’Arabia saudita, Meloni chiude alcune pratiche domestiche. Riunisce il cdm per il decreto benzina bis e soprattutto sale al Quirinale per la nomina del nuovo ministro del Turismo, Gianmarco Mazzi. Poi la partenza, di cui non erano stati avvisati nemmeno i partner Ue (e mezzo governo), tramite un volo schermato dal tracciamento online. Anche i giornalisti non vengono pre-informati. «Ragioni di sicurezza», la motivazione ufficiale. Le domande della stampa così non la raggiungono a Gedda, dove si fa intervistare a sera dal solo Tg1. Sulla tv di Stato, Meloni inizia a prendere le distanze - in modo soft - dalle ultime sortite di Donald Trump contro la Nato e il vecchio continente. E sull’uso della base di Sigonella. Sostiene di lavorare per «difendere i nostri interessi nazionali e quando non siamo d’accordo, dobbiamo dirlo e stavolta noi non siamo d’accordo». Al microfono dell’ammiraglia Rai, Meloni non dice una parola sul caso Piantedosi. Nega però «le ricostruzioni su dimissioni e rimpasti», che bolla come «alchimie di palazzo». Il mantra pubblico è: «Il governo va avanti, non c’è tempo da perdere». Con attacchi alle opposizioni che la bersagliano per le difficoltà dell’esecutivo: in una «situazione complessa» vorrebbe un «atteggiamento più costruttivo» da chi, a suo dire, «critica dal divano».
Sulle sponde del Mar Rosso, Meloni ha un faccia a faccia con il principe ereditario Mohammad bin Salman. Oggi avrà bilaterali «ai più alti livelli» in Qatar ed Emirati Arabi Uniti. Per rischi di sicurezza, è invece saltata la quarta tappa in Kuwait. Restano poi aperti, fanno sapere fonti italiane, i canali diplomatici con l’Iran, che ieri tramite ambasciata ha chiesto al governo di Roma di chiedere lo stop alla guerra «da parte degli aggressori americano-sionisti», prima di discutere dello sblocco di Hormuz. L’Italia, rispondono fonti di Palazzo Chigi, ha chiesto dall’inizio di fermare le ostilità, dunque sarebbe «in linea». Dopo il transito di una nave francese nello Stretto, dall’esecutivo Meloni però negano «trattative bilaterali».
Sia dal governo che da FdI, dopo settimane di tribolazioni interne, esaltano Meloni, «primo leader europeo e della Nato dall’inizio della crisi nel Golfo». Da Chigi sostengono che sul fronte energia per l’Italia non ci sia uno scenario «di emergenza», anche se nel vertice di maggioranza di giovedì il ministro Giancarlo Giorgetti ha ipotizzato «la benzina a 3 euro» in caso di conflitto lungo. Meloni ai partner del Golfo garantisce che Eni continuerà a investire. Preme per una call comune tra i leader di questi paesi e il G7. Nei faccia a faccia, non solo energia e Hormuz: al governo suona forte l’allarme migranti. Si teme, solo dal Libano, un milione di sfollati.