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Prodi congela le primarie: “Non ora, così si perde”

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L’altolà del Professore a Conte: “È come eleggere il capitano della squadra che viene sconfitta dalla Bosnia”. Il 13 aprile la direzione del Pd
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Romano Prodi, che di primarie se ne intende — furono battezzate la prima volta nel 2005, con lui che le vinse diventando candidato presidente del Consiglio per l’Unione — dice di non capire bene la ratio del passo in avanti di Giuseppe Conte: «Ha fatto questa mossa (parlarne subito dopo la vittoria referendaria del no, ndr) che non può che mettere più in crisi questa gara strana delle primarie anticipate. Prima si faccia la squadra, prima si discute sulla tattica e sulla strategia e su quello che bisogna dare ai giovani che hanno votato per il no. Fare le primarie oggi senza pensare a questo significa aver perso», le sue parole a Sky Tg 24. «Una gara fatta oggi di questo tipo vuol dire litigare e lasciare spazio ai cinque gol della Bosnia», è la battuta dell’ex premier.

Il tema è caldissimo, comunque. C’è Matteo Renzi che fa la sua previsione: «Andranno a votare 3 milioni di persone, chi vince viene legittimato a portare avanti il suo programma. Da un lato abbiamo Meloni sfiduciata da…

Romano Prodi, che di primarie se ne intende — furono battezzate la prima volta nel 2005, con lui che le vinse diventando candidato presidente del Consiglio per l’Unione — dice di non capire bene la ratio del passo in avanti di Giuseppe Conte: «Ha fatto questa mossa (parlarne subito dopo la vittoria referendaria del no, ndr) che non può che mettere più in crisi questa gara strana delle primarie anticipate. Prima si faccia la squadra, prima si discute sulla tattica e sulla strategia e su quello che bisogna dare ai giovani che hanno votato per il no. Fare le primarie oggi senza pensare a questo significa aver perso», le sue parole a Sky Tg 24. «Una gara fatta oggi di questo tipo vuol dire litigare e lasciare spazio ai cinque gol della Bosnia», è la battuta dell’ex premier.

Il tema è caldissimo, comunque. C’è Matteo Renzi che fa la sua previsione: «Andranno a votare 3 milioni di persone, chi vince viene legittimato a portare avanti il suo programma. Da un lato abbiamo Meloni sfiduciata dal popolo che si aggrappa con il Vinavil al Palazzo, dall’altra parte abbiamo un candidato o una candidata scelto dal popolo per costruire l’alternativa, meglio di così?», ragiona all’Aria che tira su La7.

In casa Pd c’è fissata la direzione del partito, il 13 aprile. All’ordine del giorno non ci sono le primarie, ma difficile che non se ne parli. Intanto stesso Conte, dopo aver buttato la bomba in campo della coalizione progressista, ora fa marcia indietro e prepara il programma del Movimento: verso giugno la fase programmatica del partito sarà terminata e soltanto dopo il M5S sarà pronto ad aprirsi al tavolo della coalizione assieme a Pd, Avs, +Europa e socialisti, Italia viva. Questo è il cronoprogramma indicativo del Movimento per le prossime Politiche. Ai rossoverdi che insistono per aprire subito il cantiere programmatico, invito accolto anche da Elly Schlein, Conte infatti non risponde. Prima c’è il «processo di apertura ai cittadini e alle istanze dal basso», che tra le altre cose era stato annunciato lo scorso novembre dopo la vittoria di Roberto Fico e del campo progressista in Campania. La Nova 2.0, che segue alla prima rifondativa che oltre a mandare in soffitta Beppe Grillo, indicò i 5 Stelle come partito “progressista indipendente”, vuol dare l’idea di un Movimento permeabile e aperto, «capace di accogliere e valorizzare quelle esperienze, competenze e sensibilità che troppo spesso la politica tradizionale relega ai margini», spiegano da via di Campo Marzio.

Il percorso è cominciato due giorni fa online, con il primo evento di formazione dei 500 iscritti al M5S che dovranno gestire e guidare i confronti nei 100 spazi aperti in giro per l’Italia, previsti invece a maggio. In contemporanea, per Conte c’è anche la promozione del suo libro, Una nuova primavera. La mia storia, i nostri valori, la sfida progressista per l’Italia, edito da Marsilio. Dove l’ex presidente del Consiglio lancia «il suo progetto per un futuro diverso, fondato su una visione di rottura rispetto alla destra nazionale e nazionalista, e alternativa rispetto alla Ue dei burocrati e all’America dei tecnocrati», recita la descrizione del volume. Una postura da futuro candidato premier, a ben vedere. Ma questo si vedrà poi, alle primarie, quando saranno fissa

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