Meloni negli Emirati e in Qatar: “L’energia è a rischio”. Schlein: “Fa solo danni”
dal nostro inviato Francesco ManacordaL'emiro del Qatar, Tamim bin Hamad Al Thani, accoglie a Doha Giorgia Meloni
(agf)DOHA – Molte dichiarazioni di disponibilità, molte esibite sintonie, ma - come era prevedibile - nessun risultato concreto sul fronte degli approvvigionamenti energetici per l’Italia. Giorgia Meloni illustra in un video la sua missione lampo nel Golfo Persico: «Se qui la produzione o il transito si contrae o addirittura si ferma - dice, riferendosi a petrolio e gas - il prezzo aumenta per tutti; e se peggiora si può arrivare a non avere tutta l’energia che è necessaria anche in Italia». Meloni è stata ricevuta ieri mattina a Doha dall’emiro del Qatar Sheikh Tamim bin Hamad Al-Thani e poi, negli Emirati Arabi Uniti, ha incontrato il presidente Sheikh Mohamed bin Zayed Al-Nayyan. Venerdì aveva visto a Gedda il primo ministro saudita Mohammed bin Salman.
Meloni, "Missione nel Golfo non per testimonianza ma proteggere gli interessi dell'Italia"
Simile il copione dei tre inco…
DOHA – Molte dichiarazioni di disponibilità, molte esibite sintonie, ma - come era prevedibile - nessun risultato concreto sul fronte degli approvvigionamenti energetici per l’Italia. Giorgia Meloni illustra in un video la sua missione lampo nel Golfo Persico: «Se qui la produzione o il transito si contrae o addirittura si ferma - dice, riferendosi a petrolio e gas - il prezzo aumenta per tutti; e se peggiora si può arrivare a non avere tutta l’energia che è necessaria anche in Italia». Meloni è stata ricevuta ieri mattina a Doha dall’emiro del Qatar Sheikh Tamim bin Hamad Al-Thani e poi, negli Emirati Arabi Uniti, ha incontrato il presidente Sheikh Mohamed bin Zayed Al-Nayyan. Venerdì aveva visto a Gedda il primo ministro saudita Mohammed bin Salman.
Meloni, "Missione nel Golfo non per testimonianza ma proteggere gli interessi dell'Italia"
Simile il copione dei tre incontri, con la “vicinanza” portata dalla presidente del Consiglio ai Paesi arabi che nelle ultime settimane hanno sofferto delle rappresaglie iraniane, ma anche con l’offerta italiana di contribuire alla sicurezza dell’area, declinando il concetto in varie forme: sicurezza militare, soprattutto rinnovando la disponibilità di Roma a rafforzare cooperazioni già in atto nel settore e implementare l’addestramento delle forze armate locali; sicurezza alimentare, sfruttando ad esempio alcune esperienze italiane di agricoltura in terre aride dell’Africa; anche sicurezza energetica, assicurando la disponibilità delle nostre imprese a contribuire per quanto possibile alla ricostruzione degli impianti petroliferi e per la liquefazione di gas danneggiati o distrutti dai missili di Teheran.
«In un momento come questo - dice ancora Meloni nel video girato durante la visita a Doha - in un mondo sempre più instabile, proteggere l’interesse nazionale significa anche, e forse soprattutto, costruire relazioni solide con partner affidabili nei luoghi che incidono davvero sulla nostra sicurezza, sulla nostra economia». Ma da Roma la attacca la segretaria del Pd Elly Schlein: «Essere acriticamente subalterni a Trump ci sta causando solo danni: lui si deve fermare e questa guerra illegale deve finire, il governo lo deve dire con chiarezza». «Perché Giorgia Meloni non riesce a chiedere a Trump e Netanyahu di fermarsi? - prosegue Schlein - perché non riesce a dire una parola chiara nonostante famiglie e imprese stiano sopportando i continui aumenti del carburante e dell’energia?». Critiche anche sulla mossa europea del governo: «Meloni chiede all’Ue ciò che non ha avuto il coraggio di fare in Italia, tassare gli extraprofitti delle società energetiche. Ma serve una risposta strutturale: introdurre subito un tetto europeo al prezzo del gas». Quella nel Golfo è «l’ennesima operazione d’immagine», per il capogruppo M5s Luca Pirondini. Mentre Matteo Renzi, leader di Iv, considera «intelligente» la mossa, ma osserva che arriveranno «mesi difficili».
In ogni caso, se per la presidente del Consiglio il rapido tour mediorientale era un’occasione per uscire dall’afasia post-referendum e allo stesso tempo guadagnarsi un ruolo di apripista nei rapporti con i Paesi del Golfo, il dividendo economico dell’operazione - la garanzia sugli approvvigionamenti di gas e petrolio - non c’è e non ci potrà essere nemmeno in un prossimo futuro.
Due i fattori principali che lo impediscono. Il primo è la situazione dello Stretto di Hormuz. Tutti e tre gli interlocutori di Meloni, seppure con significativi distinguo - Arabia Saudita e Emirati Arabi Uniti più convinti della necessità di chiudere definitivamente la partita con l’Iran, il Qatar disponibile invece alla trattativa con Teheran - avrebbero rappresentato la situazione con toni assai pessimistici: in quel braccio di mare che assicura i rapporti commerciali tra il Golfo e il resto del mondo la situazione resta difficilissima e le prospettive nere, la mediazione pakistana non è considerata finora efficace, mentre è opinione comune nel Golfo che gli Usa non abbiano alcuna strategia per uscire dallo scenario che hanno aperto. Non a caso nel comunicato dopo l’incontro di Meloni con i qatarioti, si definisce «necessaria e urgente» la riapertura dello Stretto.
Il secondo problema sta più a monte, nelle conseguenze dei danni agli impianti, in particolare del Qatar: i due “treni” per la liquefazione del gas messi fuori uso il mese scorso nell’impianto di Ras Laffan sono fondamentali per le forniture di gas verso l’Italia - un 10% del nostro fabbisogno - ma servono anche “clienti” non certo di secondo piano come Cina e Corea del Sud. Difficile pensare allora a canali preferenziali per il nostro Paese, dopo che Qatar Energy ha dichiarato la clausola di forza maggiore per interrompere le forniture. Anche perché le enormi turbine andate distrutte vengono prodotte solo in America, Giappone e Germania e in loro assenza qualsiasi aiuto tecnico rischia di servire a poco.