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La road map del Pd: un tour sul programma poi il nodo leadership

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Schlein prepara la direzione del partito il 13 aprile. Si parlerà dei temi di governo ma anche di legge elettorale, alleanze, primarie
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Lunedì 13, ore 16. È la data cerchiata in rosso sul calendario. Quella in cui Elly Schlein, davanti ai dirigenti del suo partito, disegnerà la road map che condurrà il Pd alle politiche del 2027. Fondata su un elemento che più di ogni altro ha ridato fiato alla speranza: la vittoria del no al referendum, sull’onda di un’inattesa partecipazione dei giovani e del Mezzogiorno. Una risposta che, per la segretaria dem, non va dispersa, ma intercettata e agganciata al carro progressista, anche attraverso una serie di iniziative in giro per il Paese. Bis, ma più in grande, del tour inaugurato negli ultimi mesi, pure per contrastare la riforma della giustizia.

Sarà questo il punto d’avvio della relazione con la quale la leader della principale forza d’opposizione affronterà tutti i temi p…

Lunedì 13, ore 16. È la data cerchiata in rosso sul calendario. Quella in cui Elly Schlein, davanti ai dirigenti del suo partito, disegnerà la road map che condurrà il Pd alle politiche del 2027. Fondata su un elemento che più di ogni altro ha ridato fiato alla speranza: la vittoria del no al referendum, sull’onda di un’inattesa partecipazione dei giovani e del Mezzogiorno. Una risposta che, per la segretaria dem, non va dispersa, ma intercettata e agganciata al carro progressista, anche attraverso una serie di iniziative in giro per il Paese. Bis, ma più in grande, del tour inaugurato negli ultimi mesi, pure per contrastare la riforma della giustizia.

Sarà questo il punto d’avvio della relazione con la quale la leader della principale forza d’opposizione affronterà tutti i temi politici più caldi del momento. Non è un caso se il massimo organismo del Pd è stato convocato dopo l’informativa che Giorgia Meloni terrà giovedì in Parlamento: è da lì che probabilmente si capiranno le intenzioni della premier su una serie di questioni cruciali, dalla nuova legge elettorale al prosieguo della legislatura. Ed è dalla direzione che Schlein ribatterà, elencando tutti i fallimenti del governo — specie sulla «emergenza economico-sociale» innescata dall’ultima guerra di Trump — per poi illustrare le sue proposte per l’alternativa. Con un passaggio inevitabile, a seconda di quel che la presidente del Consiglio dirà in aula, su uno dei nodi tuttora irrisolti: se cioè aprire alla modifica del sistema di voto predisposta dalla maggioranza, o viceversa chiudere in modo definitivo per denunciare l’ennesima forzatura di una destra decisa a cambiare le regole del gioco per paura di perdere le elezioni.

Un appuntamento vissuto con una certa trepidazione dentro, ma soprattutto fuori dal Nazareno. Dove ci si aspetta un chiarimento sulle alleanze e il percorso per costruirle. Su questo Schlein non paleserà dubbi: sarà il programma il punto fondante della coalizione, quello che ne definirà il perimetro e dovrà venire prima di qualunque ragionamento sulla leadership. Le primarie, se sarà questa la strada scelta per individuare il candidato premier, arriveranno a valle del percorso. Un modo — anche — per frenare gli ardori di Giuseppe Conte, che già si muove come sfidante di Meloni in pectore, senza dare l’impressione di aver paura di lui. La segretaria sa bene che nessuno nel Pd, se non mondi a suo parere marginali, ha la forza e il coraggio di lavorare sull’ipotesi di un federatore, né di chiederle di fare un passo indietro, se non a prezzo di un duro scontro con lei, determinata a giocarsi la partita in prima persona. Convinta di vincerla, come accadde nel 2023 contro Bonaccini e tutta la banda di illustri sostenitori, che non la videro arrivare. L’unico altro scenario ventilato sarà quello adottato in passato dagli avversari: il premier lo fa il leader del partito che prende un voto in più nelle urne. In entrambi i casi, Schlein ne è sicura, toccherà a lei.

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