ROMA – Fermarsi no, per ora non se ne parla. Ma la proposta di legge elettorale del centrodestra, alla Camera, ha il passo cauto della lumaca. Giovedì – al termine dell’informativa con la quale la premier Giorgia Meloni intende “rilanciare” l’azione del suo governo – nel calendario della commissione Affari costituzionali c’è un primo voto, ancora molto preliminare: servirà a stabilire il “perimetro” dell’esame. Tradotto: verranno chiariti i confini tematici della discussione. Nel caso specifico: oltre all’elezione di deputati e senatori, la maggioranza ha intenzione di includere tra gli argomenti “ammessi” nell’iter il voto degli italiani all’estero e dei fuorisede. Già questo sarà materia di scontro: le opposizioni, decise a non sedersi al tavolo di una legge elettorale calata dall’alto, si asterranno o voteranno contro: verrà valutato dai capigruppo di minoranza che – con una forma di coordinamento informale – si sentono più o meno sempre prima delle sedute in commissione.
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ROMA – Fermarsi no, per ora non se ne parla. Ma la proposta di legge elettorale del centrodestra, alla Camera, ha il passo cauto della lumaca. Giovedì – al termine dell’informativa con la quale la premier Giorgia Meloni intende “rilanciare” l’azione del suo governo – nel calendario della commissione Affari costituzionali c’è un primo voto, ancora molto preliminare: servirà a stabilire il “perimetro” dell’esame. Tradotto: verranno chiariti i confini tematici della discussione. Nel caso specifico: oltre all’elezione di deputati e senatori, la maggioranza ha intenzione di includere tra gli argomenti “ammessi” nell’iter il voto degli italiani all’estero e dei fuorisede. Già questo sarà materia di scontro: le opposizioni, decise a non sedersi al tavolo di una legge elettorale calata dall’alto, si asterranno o voteranno contro: verrà valutato dai capigruppo di minoranza che – con una forma di coordinamento informale – si sentono più o meno sempre prima delle sedute in commissione.
Persino l’allargamento del perimetro è un tentativo di seduzione rivolto alle minoranze: da sempre, la partecipazione alle urne di studenti e lavoratori che vivono lontani dal comune di residenza è un problema caro al centrosinistra; e sulle circoscrizioni estere, le opposizioni hanno chiesto e ottenuto il ritiro del testo a prima firma dell’italo-trumpiano di FdI Andrea Di Giuseppe che metteva la materia in mano al governo con una legge delega. Pegno d’amore troppo timido per convincere davvero Pd, M5S, Avs e +Europa a vedere le carte della maggioranza che ostenta flessibilità su tutto: «Preferenze, premio, ballottaggio, soglie. Ragioniamone», continua a dire il presidente della commissione Affari costituzionali Nazario Pagano. Ma i dem chiedono uno scalpo di valore assai superiore alla pdl Di Giuseppe sulle circoscrizioni estere: «Le condizioni per un confronto non ci sono, – spiega la capogruppo in commissione Simona Bonafè – ma se volessero dare un segnale di buona volontà, prima togliessero dal tavolo la riforma del premierato». È la linea ribadita, anche pubblicamente, dalla segretaria Elly Schlein.
Per marcare il “no grazie”, il Pd e il M5S hanno chiesto di non associare le proprie pdl in materia elettorale al progetto del centrodestra. Rimane abbinato, invece, il testo di Riccardo Magi che punta a introdurre la raccolta digitale delle firme – come già avviene per i referendum – per depositare le liste, battaglia storica di +Europa: ad oggi, i partiti che vogliono partecipare alle elezioni ma non hanno avuto, nell’ultima legislatura, un gruppo parlamentare alla Camera e al Senato devono racimolare «almeno 73.500 firme per la Camera e 49.500 per il Senato». Un numero significativo per una piccola forza politica. Il centrodestra non ha chiuso all’ipotesi di facilitare il processo. «Si può discutere di tutto», dice Pagano. Interesserebbe molti. Di sicuro i neonati vannacciani di Futuro nazionale. Certo, il momento delle modifiche è ancora lontano. Persino le audizioni non inizieranno prima della settimana prossima. E potrebbero pure slittare: negli stessi giorni in commissione arriverà il decreto Sicurezza, da approvare in aula entro la scadenza del 24 aprile.