Regeni, retromarcia della destra. Giuli e Mollicone: il docufilm andava finanziato
di Valeria ForgnonePrima il ministro della Cultura Alessandro Giuli che ammette: il mancato finanziamento al docufilm su Giulio Regeni è stato un errore. Ora il presidente della commissione Cultura della Camera Federico Mollicone, responsabile Cultura e Innovazione di FdI che sostiene: “Meritava di essere finanziato per il tema”. La destra fa retromarcia sul documentario Tutto il male del mondo sul ricercatore friulano torturato e ucciso al Cairo nel 2016. E le polemiche continuano a montare. Mentre la sottosegretaria alla Cultura, Lucia Borgonzoni chiede le dimissioni dei responsabili.
Giuli: “Non condivido, ma non è scelta politica”
Al question time alla Camera, Giuli afferma: "Attribuire al ministero della Cultura una volontà di censura e di condizionamento politico è una cosa priva di fondamento e il tragico caso di Regeni ha una rilevanza politica, culturale e sociale che prescinde da qualsiasi prodotto audiovisivo lo riguardi, ben fatto o mal fatto. Io non condivido né sul piano ideale né morale l…
Prima il ministro della Cultura Alessandro Giuli che ammette: il mancato finanziamento al docufilm su Giulio Regeni è stato un errore. Ora il presidente della commissione Cultura della Camera Federico Mollicone, responsabile Cultura e Innovazione di FdI che sostiene: “Meritava di essere finanziato per il tema”. La destra fa retromarcia sul documentario Tutto il male del mondo sul ricercatore friulano torturato e ucciso al Cairo nel 2016. E le polemiche continuano a montare. Mentre la sottosegretaria alla Cultura, Lucia Borgonzoni chiede le dimissioni dei responsabili.
Giuli: “Non condivido, ma non è scelta politica”
Al question time alla Camera, Giuli afferma: "Attribuire al ministero della Cultura una volontà di censura e di condizionamento politico è una cosa priva di fondamento e il tragico caso di Regeni ha una rilevanza politica, culturale e sociale che prescinde da qualsiasi prodotto audiovisivo lo riguardi, ben fatto o mal fatto. Io non condivido né sul piano ideale né morale la scelta sul documentario su Giulio Regeni, ma non è il frutto di una decisione politica. Il ministero non può intervenire".
"Il ministro della Cultura, per legge, non esercita e non può esercitare alcuna influenza sulla Commissione chiamata a valutare i contributi selettivi - precisa - né a monte, nella formazione dei giudizi, nè a valle, rispetto agli esiti delle valutazioni. Ed è giusto che sia così, perché proprio l'autonomia della Commissione costituisce la garanzia fondamentale di imparzialità, trasparenza e oggettività".
Il ministro prosegue: "Quanto al mio giudizio sulla tragica vicenda di Giulio Regeni faccio mie le parole del presidente del Consiglio che ha ribadito che il governo non ha interrotto e non intende interrompere la ricerca della verità sul caso Giulio Regeni. Proprio per rispetto della memoria di Giulio Regeni è necessario attenersi ai fatti. I contributi selettivi previsti dalla legge del 2026 non sono attribuiti sulla base di valutazioni politiche, ma all'esito di una procedura tecnica, pubblica e predeterminata. Essi sono assegnati sulla base di bandi - ha sottolineato - e vengono valutati da una Commissione composta da 15 esperti, articolata annualmente in sezioni, con un criterio di rotazione, proprio per garantire l'imparzialità, la trasparenza e l'oggettività delle valutazioni. I criteri di valutazione sono stabiliti dal bando e riguardano profili tecnico-artistici e produttivi ben definiti”.
Giuli spiega: “Nel caso del documentario in questione 'Giulio Regeni: tutto il male del mondo', una prima domanda di contributo selettivo è stata presentata nel 2024 e non aveva ottenuto il contributo richiesto, non avendo raggiunto la soglia minima di punteggio prevista dal bando. Una nuova domanda, per il medesimo importo, è stata poi presentata nel 2025 e anche in questo caso il progetto non ha raggiunto il minimo punteggio. È significativo che il progetto sia stato valutato in due annualità diverse e da sezioni diverse della Commissione. Questo conferma che ci troviamo di fronte a un giudizio tecnico reiterato nel tempo".
"Occorre dirlo con chiarezza - insiste il responsabile della Cultura - il ministero non può intervenire sulle determinazioni di una Commissione tecnica indipendente, nè orientarne i giudizi in un senso o nell'altro, senza violare proprio quei principi di autonomia e terzietà che la legge impone di garantire. Va inoltre osservato che, a fronte del primo mancato finanziamento nel 2024, non risultano essersi sviluppate polemiche pubbliche di analoga portata, e su questo vi invito a riflettere. Il caso è stato trasformato in terreno di scontro politico-mediatico soltanto dopo il secondo esito negativo, pur in presenza della stessa cornice normativa precedente. Per completezza, segnalo infine che per la medesima opera è stata presentata, a fine dicembre 2025, anche una domanda di tax credit, tuttora in fase di istruttoria" ha concludo Giuli.
Mollicone: “Il docufilm meritava di essere finanziato”
Sulla vicenda dice oggi Mollicone: “Sono fra quelli che pensa che dovremmo andare fino in fondo per ottenere la verità. Come ho già spiegato, non sapevo dell'esistenza di un documentario su Giulio Regeni. L'ho appreso solo dai giornali dopo le polemiche di Procacci. Penso che su Regeni si debba andare fino in fondo: figurarsi se non avessi ritenuto meritevole di un finanziamento un documentario su un caso che ha ricordato un italiano torturato all'estero. Offro la mia disponibilità per organizzare - analogamente a come fatto con tanti altri film come, fra gli altri, Eredi della Shoah, Operazione Batiscafo Trieste, L'uomo dal fiore in bocca, Remember this, o con le proiezioni di docufilm su Capucci, su Vittoria Ottolenghi e sulla strage di Fiumicino, che non sono certo pericolosi epigoni della destra ma all'insegna del pluralismo più aperto e più stimolante - un confronto con i genitori di Regeni e la proiezione, come fatto al Senato”.
Ieri due dei quindici esperti nominati dal ministro della Cultura (il critico del Corriere della Sera Paolo Mereghetti e lo storyeditor Massimo Galimberti) per valutare film e serie tv secondo criteri di “qualità artistica” e “identità culturale” hanno deciso di rassegnare le dimissioni. Nelle stesse ore, il meloniano presidente della commissione Cultura della Camera faceva proiettare a Montecitorio l’anteprima di “Alla festa della rivoluzione”, film sull’occupazione di Fiume nel 1919 prodotto da Rai Cinema e Lucisano anche grazie al contributo finanziario del ministero della Cultura, negato al film su Regeni. E proprio su questo, il ministro Giuli oggi risponde a una interrogazione in aula.
Su un suo possibile coinvolgimento nel caso del mancato finanziamento al docufilm su Regeni, come riportano alcuni quotidiani, Mollicone taglia corto: "Retroscena falsi e diffamatori". Per poi precisare: “Ribadisco che il Parlamento non si occupa di commissioni ministeriali. Ricordo che le commissioni nominate da Franceschini bocciarono C'è ancora domani di Cortellesi, non potendo sapere che sarebbe diventato un fenomeno nazionale, così come un film, Il nibbio, dedicato a Nicola Calipari – continua Mollicone – Politicizzare la questione non fa che avvelenare il clima sul cinema sul quale stiamo facendo una legge di riforma che delega il governo al riordino delle norme su cinema e audiovisivo, senza bloccare il tax credit".
Mollicone prova a spiegare anche il sistema delle commissioni “nominate e formate da esperti, sono una costruzione procedurale nata dalla legge 220/2016, sotto il governo Franceschini – ripete ancora – Le commissioni sono indipendenti e certamente la commissione Cultura non sa quali saranno le scelte. È tutto nei verbali della commissione. Nella legge delega chiederò, con un emendamento, anche di riformare i criteri dei contributi selettivi. Continuo a leggere ricostruzioni fantasiose - addirittura con il mio nome nel titolo. Ho già dato mandato ai miei legali per valutare eventuali intenti diffamatori”, conclude.
Manzi (Pd): “Basta scaricabarile, è il fallimento del governo”
Sulla questione interviene Irene Manzi, capogruppo Pd in Commissione Cultura alla Camera: "A quattro anni dall'inizio della legislatura e ormai agli sgoccioli, Mollicone continua con un ritornello stanco, attribuendo ai governi precedenti responsabilità che sono invece tutte dell'attuale esecutivo. Un goffo tentativo di nascondere l'incapacità del governo di gestire il ministero della Cultura". E aggiunge: "Mai come con il governo Meloni la cultura è stata così politicizzata: piegata a logiche di parte, privata della sua autonomia, compressa negli spazi e colpita da tagli ripetuti in ogni manovra di bilancio, fino a essere utilizzata come un bancomat per finanziare misure estranee alle sue finalità. Mollicone, insieme a Giuli, dovrebbe fare autocritica. L'acrimonia dimostrata verso un settore strategico come quello cinematografico ha prodotto un disastro, gettando un'intera industria nell'incertezza e nello stallo”.
Borgonzoni: “Ci aspettiamo dimissioni dei responsabili”
Nella prossima riunione con le associazioni del comparto cine-audivisivo, "come primo punto all'ordine del giorno verrà condivisa una proposta di revisione complessiva del sistema delle commissioni, idea già concordata con il Ministro della Cultura Alessandro Giuli. Nel frattempo, alla luce di quanto accaduto negli ultimi giorni, ci aspettiamo le dovute dimissioni degli esperti responsabili di tali valutazioni". Lo dichiara la sottosegretaria alla Cultura, Lucia Borgonzoni.