Amendola: “A Budapest campagna anti Ue. Inadeguata la nostra risposta”
di Concetto VecchioROMA – Enzo Amendola, capogruppo Pd nella Commissione esteri, Vance a Budapest ha detto che l’America può contare solo su due leader europei: Orbán e Meloni. Cosa rivela questa uscita?
«Da tempo l’amministrazione americana ha tessuto il filo tra i nazionalisti delle due sponde. Ora ringrazia chi è voluto salire a bordo: Orbán l’ha fatto con dei veri e propri gesti di giubilo, la destra di casa nostra con dei sospiri».
Può imbarazzare Meloni proprio ora che ha realizzato che la vicinanza a Trump è dannosa sul piano elettorale?
«In questi 38 giorni di guerra ha provato a strambare, perché l’opinione pubblica italiana ed europea ha capito che Trump e Netanyahu insieme producono guerra, conflitti e recessione economica. Ma più che critiche questo spavento ha deter…
ROMA – Enzo Amendola, capogruppo Pd nella Commissione esteri, Vance a Budapest ha detto che l’America può contare solo su due leader europei: Orbán e Meloni. Cosa rivela questa uscita?
«Da tempo l’amministrazione americana ha tessuto il filo tra i nazionalisti delle due sponde. Ora ringrazia chi è voluto salire a bordo: Orbán l’ha fatto con dei veri e propri gesti di giubilo, la destra di casa nostra con dei sospiri».
Può imbarazzare Meloni proprio ora che ha realizzato che la vicinanza a Trump è dannosa sul piano elettorale?
«In questi 38 giorni di guerra ha provato a strambare, perché l’opinione pubblica italiana ed europea ha capito che Trump e Netanyahu insieme producono guerra, conflitti e recessione economica. Ma più che critiche questo spavento ha determinato almeno soltanto dei sussurri».
Vance, nel fare campagna pro Orbán, è stato molto critico con l’Europa. Vuole spaccarla?
«A mia memoria non è mai accaduto che un vicepresidente americano sia andato, con una guerra in corso, a fare dei comizi elettorali in un altro Paese».
È una sgrammaticatura diplomatica?
«È peggio. Si tratta di prendere atto che è in corso una campagna contro quella che definiscono l’Europa dei burocrati. Povero Fitto!».
In un’Europa che non ha fatto il suo dovere per chiudere il conflitto in Ucraina, salvo Orbán e Meloni, dice Vance.
«Quando Vance invita a comprare il gas dalla Russia ci dice che i quattro anni di conflitto sono stati inutili. E che più che trovare soluzioni diplomatiche è interessato a sostenere i propri interessi».
L’Europa gli ha risposto adeguatamente?
«Temo di no. Lo dico da europeista ortodosso: la Ue ha preferito seguire Meloni sulla strada dei sospiri ritrovandosi guerra, dazi, instabilità. Bisogna uscire da quest’angolo di impotenza».
Anche Salvini insiste col gas russo.
«Non è un caso. Usa lo stesso linguaggio dei nazionalisti. Hanno gli stessi interessi, la stessa strategia».
Cosa dovrebbe fare Meloni?
«Dire di no. Finché c’è l’aggressione in Ucraina non potremo mai fare affari con la Russia».
Ci si può fidare di questa tregua?
«È fragile. Per noi europei vedere che è stata negoziata dal Pakistan col concorso della Cina è un altro colpo alla nostra immagine. E poi reggerà? Israele attacca in Libano, mettendo a rischio anche i nostri soldati lì».
L’Europa non tocca palla?
«In questo caso, come a Gaza, l’Europa ha scelto di attendere gli eventi, sperando di cavarsela. Ma i nazionalisti, come diceva Mitterrand, portano solo guerra. Mi auguro che si giochi un ruolo nel negoziato, rendendo il cessate il fuoco stabile e duraturo, a partire dal Libano».
Giorgia Meloni sembra indecisa su dove stare?
«Dovrebbe scegliere l’Europa, come identità politica. Non contro gli Stati Uniti, e le alleanze storiche, ma comprendendo che il suo alleato politico – in questo caso la destra americana – sta lavorando contro il nostro interesse nazionale».
Lei, da oggi, è in Ungheria come osservatore Osce. Si temono brogli alle elezioni?
«Saremo più di cento parlamentari a vigilare. Queste elezioni hanno un grande significato. Non solo per il Paese, ma per l’intera Europa».