Dai piccoli comuni al governo. Con un obiettivo: aprire le porte che contano. Questo era il “Sistema mafioso lombardo”, l’alleanza fra cosa nostra, ‘ndrangheta e camorra al nord. E queste erano le speranze dei suoi protagonisti, a partire dal neo collaboratore di giustizia Gioacchino Amico, oggi “famoso” per il selfie con Giorgia Meloni, che ha già riempito cinque verbali nei quali parla anche di rapporti con la politica.
Per capire il “sistema” bisogna partire dalle «aderenze politiche» documentate dall’inchiesta sulla mafia a tre teste. Tutti i politici coinvolti non sono indagati. Si può partire, per esempio, da un comune come Cologno Monzese, dove negli anni scorsi emerge il «contatto diretto» tra Giancarlo Vestiti, colonnello del clan dei Senese (come Amico) …
Dai piccoli comuni al governo. Con un obiettivo: aprire le porte che contano. Questo era il “Sistema mafioso lombardo”, l’alleanza fra cosa nostra, ‘ndrangheta e camorra al nord. E queste erano le speranze dei suoi protagonisti, a partire dal neo collaboratore di giustizia Gioacchino Amico, oggi “famoso” per il selfie con Giorgia Meloni, che ha già riempito cinque verbali nei quali parla anche di rapporti con la politica.
Per capire il “sistema” bisogna partire dalle «aderenze politiche» documentate dall’inchiesta sulla mafia a tre teste. Tutti i politici coinvolti non sono indagati. Si può partire, per esempio, da un comune come Cologno Monzese, dove negli anni scorsi emerge il «contatto diretto» tra Giancarlo Vestiti, colonnello del clan dei Senese (come Amico) e l’allora sindaco di centrodestra Angelo Rocchi. Oggi spunta un dettaglio in più: Vestiti – che nel curriculum vanta reati in materia di armi, traffico di droga, estorsioni e riciclaggio – da un anno trascorre i domiciliari a casa della compagna Rosalia Brasacchio (non indagata), consigliera comunale proprio nel paese brianzolo. Sempre dalle carte dell’inchiesta “Hydra” riemerge l’influenza di Paolo Errante Parrino, l’uomo di Matteo Messina Denaro, sul sindaco di centrodestra di Abbiategrasso Francesco Cesare Nai (non indagato). Nell’ottobre di sei anni fa, un altro indagato dice ad Amico: «Dobbiamo candidare due persone al Comune di Milano».
Sempre più su. È lo stesso Amico, pure lui uomo dei Senese con la tessera di FdI in tasca, a intrattenere i rapporti con Roberto Caon, fino al 2022 deputato di Forza Italia. «Ho un appuntamento con un onorevole che conoscevo...vediamo se riesce a farmi entrare nella banca per fare i finanziamenti della centodieci», dice intercettato nel 2021 un altro esponente del Consorzio, Massimo Rosi. I carabinieri ricostruiscono così i rapporti con l’ex onorevole leghista Giuseppe Cesare Donina.
Il 20 maggio di sei anni fa, Amico va a Roma per incontrare in un ristorante l’allora deputata e oggi senatrice FdI Carmela Bucalo e l’odierna sottosegretaria all’Istruzione Paola Frassinetti, anche lei meloniana, oltre a due «collaboratrici» delle parlamentari. Vengono intercettati «contatti telefonici e documentati alcuni incontri» funzionali «a creare un rapporto di collaborazione nei vari settori d’interesse». Una delle collaboratrici, parlando con Amico, dice: «Quelle te le apro io», riferendosi alle «porte di Montecitorio».
Tanto avrà da raccontare, il pentito. Intanto le intercettazioni parlano per lui. Un’annotazione del 2021 riporta la sua esultanza: «La Lega è andata di nuovo al Viminale, olè. Molteni è diventato sottosegretario alla Difesa, il mio caro amico Molteni e tutti gli altri, e quindi forse abbiamo possibilità...». Parla del leghista Nicola Molteni, sottosegretario all’Interno, che respinge ogni rapporto con il boss dopo la notizia anticipata dal Fatto, e nello stesso modo reagiscono altri parlamentari citati in quell’intercettazione come Giorgio Mulè di Forza Italia, che parla di fango. Sul tema, ieri, ci sono state scintille in Senato. Nella commissione Affari costituzionali Marco Meloni (Pd) chiede conto a Molteni delle notizie e s’innesca un botta e risposta: «Mi sono limitato a porre una domanda, sono stato oggetto di insulti. Persino la minaccia di tirarmi addosso un fascicolo di emendamenti. Un insulto irriferibile mi è arrivato dal sottosegretario». All’esponente dem viene imputata una frase, «il governo va a braccetto con i mafiosi». Visto come va l’inchiesta, potrebbe essere solo l’inizio.