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Colpi sparati dall’Idf contro un nostro convoglio. Tajani convoca l’ambasciatore

Un veicolo Unifil 

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Centrato un blindato Lince della missione nel sudovest del Libano. Danni al mezzo, non ci sono feriti. Dagli israeliani nessuna giustificazione. Crosetto: intervenga l’Onu
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GERUSALEMME – Se erano «colpi di avvertimento», come dice il ministro della Difesa Guido Crosetto raccontando quel poco che si sa della dinamica del nuovo attacco subito ieri dai caschi blu italiani schierati nel sud del Libano, i soldati israeliani che li hanno sparati non hanno tirato in aria né tanto meno davanti ai mezzi del convoglio, per indurli a fermarsi. Gli hanno sparato addosso.

Un blindato Lince dei soldati italiani della missione Leonte — che fa parte di Unifil, ed è schierata nel sudovest del Libano a ridosso della Blue Line di demarcazione con Israele — è stato centrato «alle gomme e al paraurti» dai soldati israeliani. L’Idf ha occupato e controlla di fatto l’intera regione a sud del fiume Litani: tutti i ponti sono stati distrutti per isolare il sud del Libano e i suoi villaggi dal resto del Paese, devastato ieri dai caccia che hanno provocato il massacro di Beirut, della valle della Bekaa e delle città del Sud come Sidone e Tiro.

Ancora una volta i caschi blu it…

GERUSALEMME – Se erano «colpi di avvertimento», come dice il ministro della Difesa Guido Crosetto raccontando quel poco che si sa della dinamica del nuovo attacco subito ieri dai caschi blu italiani schierati nel sud del Libano, i soldati israeliani che li hanno sparati non hanno tirato in aria né tanto meno davanti ai mezzi del convoglio, per indurli a fermarsi. Gli hanno sparato addosso.

Un blindato Lince dei soldati italiani della missione Leonte — che fa parte di Unifil, ed è schierata nel sudovest del Libano a ridosso della Blue Line di demarcazione con Israele — è stato centrato «alle gomme e al paraurti» dai soldati israeliani. L’Idf ha occupato e controlla di fatto l’intera regione a sud del fiume Litani: tutti i ponti sono stati distrutti per isolare il sud del Libano e i suoi villaggi dal resto del Paese, devastato ieri dai caccia che hanno provocato il massacro di Beirut, della valle della Bekaa e delle città del Sud come Sidone e Tiro.

Ancora una volta i caschi blu italiani sono finiti nel mirino, e stavolta non si parla di un «errore» come il 2 aprile quando un razzo finì sulla base di Shama, che ospita proprio il quartier generale del contingente italiano. Lì ci furono danni a un paio di mezzi e alla mensa, e per fortuna nessun ferito perché era scattato l’allarme e i nostri soldati ebbero il tempo di chiudersi nel bunker. Anche stavolta è andata bene: i colpi sparati non hanno ferito nessuno degli uomini all’interno del blindato. Ma la decisione che pare deliberata di premere il grilletto contro un mezzo dell’Onu è gravissima, e riporta di attualità il tema dell’efficacia reale di una missione che doveva contribuire a disarmare Hezbollah nel sud del Libano, proteggendo i civili intrappolati nei villaggi. In una missione che dura dal 1978 con regole di ingaggio più volte aggiornate, nessuno dei due obiettivi è stato raggiunto. E oggi l’Idf mira dichiaratamente a «creare una zona cuscinetto a sud del Litani» usando — come ha detto il ministro della Difesa Katz — «lo stesso sistema messo in atto a Rafah nella Striscia». Cioè demolendo sistematicamente tutte «le postazioni di Hezbollah» come ha fatto con Hamas sventrando case e civili. I caschi blu rischiano la vita senza incidere sulla realtà.

Nei giorni scorsi sono stati rimpatriati e sepolti in Indonesia i tre caschi blu di Unifil uccisi a fine marzo. Il rischio di incidenti è altissimo, e non sempre si può parlare davvero di incidenti. Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, dopo l’attacco ha convocato alla Farnesina l’ambasciatore israeliano, e ha chiamato al telefono il presidente del Libano, il generale Joseph Aoun, esprimendogli solidarietà per «gli attacchi ingiustificati e inaccettabili che sta subendo da Israele». Riferendo in Aula alla Camera, il ministro ha difeso la missione dicendo che «i militari italiani non si toccano», fornendo i pochi dettagli divulgati come lo scopo del viaggio del convoglio: «Portava elementi a Beirut per il rimpatrio». L’attacco è avvenuto a un paio di chilometri dalla base italiana di Shama da cui si era mosso, e questo rafforza la tesi dell’avvertimento per far rientrare immediatamente i caschi blu.

Il ministro Crosetto chiede «alle Nazioni Unite di intervenire presso le autorità israeliane con la massima urgenza per chiarire l’accaduto, adottare tutte le misure necessarie a garantire la sicurezza del contingente italiano e di tutto il personale Unifil, e ribadire con fermezza il rispetto del mandato e della protezione dovuta ai caschi blu». Assicura che «l’Italia continuerà a sostenere la missione di pace, ma pretende il pieno rispetto del ruolo di Unifil e la tutela dei propri militari. Episodi come questo sono intollerabili e non devono ripetersi». Ma il governo Netanyahu, che ha il pieno appoggio degli Stati Uniti, non teme affatto le istituzioni internazionali.

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