Quando sui cellulari dei parlamentari dem, nel pomeriggio, arrivano le anticipazioni dell’intervista di Silvia Salis a Bloomberg, la prima reazione è la sorpresa. Mai la sindaca di Genova era stata così esplicita. Per tutto il giorno, non un deputato – nemmeno l’ultimo dei peones – di Pd, Avs e M5S commenta in chiaro. Un silenzio che soffia come una ventata gelida su un’uscita che scompagina un dibattito finora arenato – almeno in pubblico – sulla formula «prima il programma condiviso, poi i nomi».
La ragione della freddezza, o almeno della reticenza, è evidente: lo scenario prefigurato da Salis, sarebbe possibile solo se gli altri leader si facessero da parte, cedendole lo scettro in virtù di un accordo politico. E nessuno dei due attori di maggior peso – Elly Schlein e Giuseppe Conte – ci pensa minimamente. Anzi, se le bocche sono cucite, sono le azioni a parlare per la segretaria Pd e il presidente del Movimento 5 Stelle. E le agende: come Conte, ieri anche Schlein era alla Festa d…
Quando sui cellulari dei parlamentari dem, nel pomeriggio, arrivano le anticipazioni dell’intervista di Silvia Salis a Bloomberg, la prima reazione è la sorpresa. Mai la sindaca di Genova era stata così esplicita. Per tutto il giorno, non un deputato – nemmeno l’ultimo dei peones – di Pd, Avs e M5S commenta in chiaro. Un silenzio che soffia come una ventata gelida su un’uscita che scompagina un dibattito finora arenato – almeno in pubblico – sulla formula «prima il programma condiviso, poi i nomi».
La ragione della freddezza, o almeno della reticenza, è evidente: lo scenario prefigurato da Salis, sarebbe possibile solo se gli altri leader si facessero da parte, cedendole lo scettro in virtù di un accordo politico. E nessuno dei due attori di maggior peso – Elly Schlein e Giuseppe Conte – ci pensa minimamente. Anzi, se le bocche sono cucite, sono le azioni a parlare per la segretaria Pd e il presidente del Movimento 5 Stelle. E le agende: come Conte, ieri anche Schlein era alla Festa della polizia. Evento istituzionale, per carità, niente di anomalo. E tuttavia non irrilevante, se misurato al suo profilo. La partecipazione, anche tra i dem, viene letta come un piccolo rebranding per la leader movimentista. È il tentativo di non lasciare scoperto il fronte sicurezza e di guadagnare credibilità anche in ambienti che non coincidono con il suo elettorato di riferimento. Ma soprattutto: dimostrare di poter essere non solo di lotta, ma anche di governo.
Subito dopo, nel pomeriggio, Schlein ha anche partecipato, in collegamento, a una riunione del Nazareno, preparatoria in vista della direzione di lunedì 13 sulla vittoria referendaria. Nel confronto, marginalmente, la segretaria avrebbe fatto un accenno anche alle primarie per ribadire la sua posizione: non è l’unica strada per individuare il leader del centrosinistra ma, se si deciderà di farle, è prontissima a partecipare. Tra i suoi, infatti, i risultati del 22-23 marzo hanno portato uno slancio di ottimismo: «Da tanto tempo non si vedeva un partito così mobilitato a tanti livelli, e il motore del partito è stato riacceso dal lavoro fatto dalla segreteria Schlein in questi anni».
Un messaggio simile oggi arriverà da Napoli, dove si riuniscono i maggiorenti del correntone di Montepulciano nato per sostenere – e magari un po’ condizionare – la leader. In mattinata parleranno tutti i big: Roberto Speranza, Andrea Orlando, Marco Sarracino, Chiara Braga. Persino Stefano Bonaccini, per la prima volta da quando ha traghettato una parte di riformisti nella maggioranza pro Schlein. Ci sarà anche Dario Franceschini, in barba ai retroscena che lo raccontano come un sostenitore di Salis. Qualche giorno fa, questo sì, l’ex ministro è stato a Genova, dove ha incontrato la sindaca. Il colloquio è stato visto da alcuni come un modo per “sondare” la disponibilità della prima cittadina a farsi avanti. Ricostruzioni smentite a Repubblica dal senatore dem: «Leggende metropolitane, ero a Genova per la presentazione del mio libro». Parlando con i suoi, anche nelle settimane passate, Franceschini si sarebbe attenuto alla versione già espressa in pubblico: è finita la stagione dei nomi esterni, le risorse sono dentro ai partiti, le primarie sono la strada maestra.
Quali che siano i tempi. Li allontana Conte, ai microfoni del Tg1: «A tempo debito ne parleremo. Prima, il programma condiviso, poi ragioneremo sulle modalità, che dovranno sicuramente essere aperte e non favorire personalismi o divisioni». Il rischio che si faccia tardi? «Siamo pronti e determinati, abbiamo già lavorato in questa legislatura condividendo punti fondamentali». Lunedì, l’ex premier presenterà per la prima volta il suo libro “Una nuova primavera: La mia storia, i nostri valori, la sfida progressista per l’Italia”. Percorso classico: rafforzare il proprio profilo con un saggio politico. Non è l’unico che lo sta facendo. La stessa Salis è al lavoro su un suo testo. Previsto prima per la primavera, ma poi slittato all’autunno.