Tajani a rapporto dai Berlusconi, la famiglia chiede discontinuità: c’è intesa su Costa capogruppo
di Gabriella Cerami , Alessandra CoricaQuesta volta nessun saluto e nessun abbraccio a favore di cronisti e telecamare. Antonio Tajani, dopo quattro ore e mezza di incontro, ha lasciato gli studi Mediaset di Cologno Monzese a bordo della sua auto che lo attendeva in garage. Un dettaglio che dà nell’occhio se si pensa che solo lo scorso luglio Marina e Pier Silvio Berlusconi avevano accompagnato nel cortile il vicepremier e lo avevano congedato con grandi sorrisi così da scacciare via le nubi grigie che si addensavano su Forza Italia.
Ieri non è andata così. L’incontro tra i figli del fondatore di Forza Italia e il segretario azzurro, alla presenza anche dello storico braccio destro di Silvio Berlusconi, Gianni Letta, e di Danilo Pellegrino, amministratore delegato di Fininvest, ha avuto un epilogo più formale. L’appuntamento annunciato da giorni, che arriva dopo la sconfitta referendaria con la bocciatura della riforma della giustizia, cavallo di battaglia azzurro, si è concluso con un comunicato diffuso dall’ufficio stamp…
Questa volta nessun saluto e nessun abbraccio a favore di cronisti e telecamare. Antonio Tajani, dopo quattro ore e mezza di incontro, ha lasciato gli studi Mediaset di Cologno Monzese a bordo della sua auto che lo attendeva in garage. Un dettaglio che dà nell’occhio se si pensa che solo lo scorso luglio Marina e Pier Silvio Berlusconi avevano accompagnato nel cortile il vicepremier e lo avevano congedato con grandi sorrisi così da scacciare via le nubi grigie che si addensavano su Forza Italia.
Ieri non è andata così. L’incontro tra i figli del fondatore di Forza Italia e il segretario azzurro, alla presenza anche dello storico braccio destro di Silvio Berlusconi, Gianni Letta, e di Danilo Pellegrino, amministratore delegato di Fininvest, ha avuto un epilogo più formale. L’appuntamento annunciato da giorni, che arriva dopo la sconfitta referendaria con la bocciatura della riforma della giustizia, cavallo di battaglia azzurro, si è concluso con un comunicato diffuso dall’ufficio stampa di Forza Italia in cui si legge che il pranzo «si è svolto in un clima di grande amicizia e cordialità», è stata «rinnovata la fiducia nel segretario» ed «è emersa una visione unitaria e condivisa per il rilancio del movimento nello spirito e con i valori del fondatore». A stretto giro ambienti vicini alla presidente di Fininvest e all’ad di Mediaset confermano che «l’incontro è stato molto positivo».
Questa la versione ufficiale, quella concordata. Non sarebbero però mancati momenti di tensione. Viene raccontato, da chi ha avuto modo di parlare con chi era presente all’incontro, che il cambio al vertice del gruppo di Montecitorio è stato uno scoglio difficile da superare. La famiglia Berlusconi chiede da tempo discontinuità, ancor di più dopo la sconfitta al referendum. Così, sostituito Maurizio Gasparri al Senato, adesso tocca a Paolo Barelli alla Camera, fedelissimo di Tajani e anche suo consuocero. Il nome messo sul tavolo dai figli dell’ex premier è stato quello di Giorgio Mulè, con cui il segretario azzurro da tempo, si racconta, sia ai ferri corti. Indigeribile dunque per il vicepremier, che sarebbe stato pronto a dimettersi se la famiglia avesse deciso di puntare dritto sul vicepresidente della Camera.
A questo punto, il segretario propone il suo: Enrico Costa, non un fedelissimo ma un possibile punto di equilibrio tra le due anime. La famiglia gli lascia carta bianca. Adesso però tocca a Tajani sondare i deputati e capire se quelle perplessità, legate al doppio addio a Forza Italia dove Costa è tornato nel 2024, sono superabili.
Tra le portate anche il futuro di Barelli. Non è detto che riesca a diventare sottosegretario, a causa di un possibile conflitto di interessi con il suo ruolo di presidente della Federnuoto.
L’altro tema, su cui visioni profondamente diverse sono andate a scontrarsi, è quello dei congressi. La famiglia Berlusconi chiede «una rivoluzione» nel partito, ma questa rivoluzione non deve passare dalle tessere, come invece ritiene Tajani che vorrebbe celebrare i congressi regionali già tra aprile e maggio. Marina e Pier Silvio vogliono invece temporeggiare e procedere con quelli locali solo dove c’è intesa. Una condizione che non si riscontra, ad esempio, in Puglia, Sicilia, Campania, Lombardia e Sardegna dove c’è fibrillazione. Insomma, allungare i tempi il più possibile e arrivare al congresso nazionale solo dopo le elezioni Politiche, quando si capirà, dal risultato elettorale, se la rivoluzione c’è stata o meno. Per adesso, quindi, la fiducia nei confronti del segretario è a tempo ed è subordinata alla necessità di non rinchiudersi nel suo cerchio magico .