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Barelli, dimissioni al veleno con i fratelli Berlusconi: “FI non si guida da fuori”

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Il capogruppo lascia in polemica: “Non sono stato dimesso da nessuno”. Sarà viceministro. I deputati designeranno il successore, Enrico Costa
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ROMA – Agitato, fino a esondare come un fiume in piena. Paolo Barelli entra a piedi a palazzo Chigi per poi andare via un’ora dopo lasciando la sede del governo dall’uscita posteriore. Il presidente dei deputati di Forza Italia ne ha per tutti, ma soprattutto contro chi intende guidare il partito dall’esterno. E per esterno si intende Cologno Monzese.

«Normalmente i partiti si guidano dall’interno», è l’affondo di Barelli contro Marina e Pier Silvio Berlusconi che «hanno chiaramente un amore, un affetto scontato per il partito che è carne della loro carne ed è frutto del lavoro del grande padre, quindi è ovvio che si interessano delle cose che ha fatto. Dopodiché — sottolinea — c’è la quotidianità e bisogna starci dentro». A Barelli è stato chiesto di dimettersi in nome di quel cambio di passo evocato dalla famiglia Berlusconi dopo la sconfitta referendaria e concordato venerdì scorso in un incontro tra Antonio Tajani e i figli del fondatore di Forza Italia. Quindi, nella sede del gov…

ROMA – Agitato, fino a esondare come un fiume in piena. Paolo Barelli entra a piedi a palazzo Chigi per poi andare via un’ora dopo lasciando la sede del governo dall’uscita posteriore. Il presidente dei deputati di Forza Italia ne ha per tutti, ma soprattutto contro chi intende guidare il partito dall’esterno. E per esterno si intende Cologno Monzese.

«Normalmente i partiti si guidano dall’interno», è l’affondo di Barelli contro Marina e Pier Silvio Berlusconi che «hanno chiaramente un amore, un affetto scontato per il partito che è carne della loro carne ed è frutto del lavoro del grande padre, quindi è ovvio che si interessano delle cose che ha fatto. Dopodiché — sottolinea — c’è la quotidianità e bisogna starci dentro». A Barelli è stato chiesto di dimettersi in nome di quel cambio di passo evocato dalla famiglia Berlusconi dopo la sconfitta referendaria e concordato venerdì scorso in un incontro tra Antonio Tajani e i figli del fondatore di Forza Italia. Quindi, nella sede del governo, il capo dimissionario è andato a discutere con il sottosegretario Giovanbattista Fazzolari di un suo futuro incarico nel sottogoverno, alla luce anche di un possibile conflitto di interessi essendo presidente di una federazione. «Lasciare la Federnuoto? Non c’è nessuna necessità — dice — e non mi sono mai posto il problema. Ho letto di ministeri, che avrei chiesto. Io non ho chiesto assolutamente niente». E soprattutto «non sono stato dimesso da nessuno», aggiunge carico di rabbia negando che ci sia stata una raccolta firme per farlo dimettere da capogruppo.

Al suo posto, questa sera, sarà eletto Enrico Costa, che per due volte ha lasciato Forza Italia salvo poi rientrare definitivamente nel settembre 2024. Passaggio che Barelli ci tiene a sottolineare non senza punzecchiare. «Costa è uno dei dieci deputati entrati in Forza Italia grazie anche al lavoro mio, sono io che l’ho fatto vicepresidente della commissione Giustizia, no? Lui è uno molto specializzato su questa materia, è una brava persona, un amico mio». Poi torna sullo scontro che in queste settimane viaggia sulla linea Roma-Milano. «Ho sentito dire pure della romanità che non funziona», aggiunge il capogruppo azzurro elencando le critiche ricevute: «Noi abbiamo comandato il mondo. Abbiamo fatto sudditi in tutto il mondo, anche in Padania». In questi dieci minuti di domande e risposte, a cui Barelli non si sottrae, irrompono anche gli antenati: «Ho padre milanese, madre trentina della Val di Non, e mia zia Armida Barelli, a proposito di diritti, ha guidato l’emancipazione delle donne».

Le su dichiarazioni mandano in confusione gli azzurri. Sia per i toni sia per i contenuti. Dai vertici gli viene chiesto di correggere il tiro, così poche ore dopo Barelli diffonde una nota: «Considero conclusa la mia esperienza di presidente, formulerò una proposta per la successione a questo incarico». E poi conferma la sua «ferma intenzione di continuare con la stessa intensità il mio impegno politico e il mio sostegno al governo». Oggi, prima dell’assemblea dei deputati potrebbe esserci anche un incontro tra il vicepresidente della Camera Giorgio Mulè e Tajani, dopo il gelo che da tempo si percepisce tra i due. Contestualmente a Costa andrebbero nominati anche gli altri dirigenti del gruppo, a partire dal vicepresidente vicario. In pole c’è Patrizia Marrocco.

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