Racconta che uno studente delle superiori una volta gli chiese «come si fa a resistere alle tentazioni del potere». Il potere, rispose Sergio Mattarella, «può, in effetti, inebriare, e far perdere l’equilibrio». Ma ci sono due antidoti: «Il primo istituzionale, l’equilibrio tra i poteri, la distribuzione delle funzioni di potere dello Stato tra i vari organi costituzionali. Il secondo è rimesso alla coscienza personale, individuale, ed è una alta capacità di autoironia. Credetemi, è preziosa!»
Senza mai nominarlo quindi parla di Donald Trump, della sua dismisura. Di un presidente che si paragona a Gesù Cristo. Si era mai arrivati a tanto? Mattarella non nasconde la sua incredulità: «Se i potenti della terra usassero un pò di autoironia, anche in piccole dosi, il mondo ne trarrebbe giovamento e loro eviterebbero difficoltà e motivi di imbarazzo». Solidarizza calorosamente con Papa Prevost, finito nel mirino della Casa Bianca: «Venendo qui dal mio studio ho letto le agenzie sul messaggi…
Racconta che uno studente delle superiori una volta gli chiese «come si fa a resistere alle tentazioni del potere». Il potere, rispose Sergio Mattarella, «può, in effetti, inebriare, e far perdere l’equilibrio». Ma ci sono due antidoti: «Il primo istituzionale, l’equilibrio tra i poteri, la distribuzione delle funzioni di potere dello Stato tra i vari organi costituzionali. Il secondo è rimesso alla coscienza personale, individuale, ed è una alta capacità di autoironia. Credetemi, è preziosa!»
Senza mai nominarlo quindi parla di Donald Trump, della sua dismisura. Di un presidente che si paragona a Gesù Cristo. Si era mai arrivati a tanto? Mattarella non nasconde la sua incredulità: «Se i potenti della terra usassero un pò di autoironia, anche in piccole dosi, il mondo ne trarrebbe giovamento e loro eviterebbero difficoltà e motivi di imbarazzo». Solidarizza calorosamente con Papa Prevost, finito nel mirino della Casa Bianca: «Venendo qui dal mio studio ho letto le agenzie sul messaggio di Papa Leone all’Accademia delle scienze: un messaggio splendido sul potere che ancora una volta rende evidente il debito di riconoscenza nei confronti del Papa che il mondo deve nutrire per i suoi richiami, in questo periodo così difficile. Mi permetto di consigliarvi di leggerlo, è un bel messaggio sul potere, perché mette in guardia dal pericolo dell’autoesaltazione».
Il consiglio di lettura è rivolto agli ottanta studenti delle scuole di giornalismo ospiti al Quirinale. Dovevano essere molti di più, ma il guasto sull’Alta velocità ha impedito a tanti di esserci. Quello del giornalista è il mestiere più bello del mondo, ma oggi è anche un mondo in crisi. Federica Fazio dell’università Cattolica ricorda che dei 35 quotidiani italiani solo due sono diretti da donne, le giornaliste guadagnano in media il 16 per cento in meno dei colleghi uomini. E il maschilismo resta un problema, come ha testimoniato l’inchiesta di Irpimedia: solo il 3 per cento, di chi ha subito molestie o discriminazioni, si è rivolta a un avvocato. Tommaso Provera della Luiss Guido Carli ha posto l’accento sulle fake news, una piaga crescente. Antonio Fera della Lumsa ha analizzato l’impatto dell’intelligenza artificiale sulle redazioni, una frontiera piena di incognite che ostacola anche le trattative per il nuovo contratto, atteso da dieci anni. Anna Mulassano dell’università di Torino ha fatto notare la crescente precarizzazione del lavoro giornalistico e i compensi bassissimi dei freelance.
Mattarella ha ascoltato gli interventi e poi ha parlato per quindici minuti. Con un messaggio alla destra italiana: «Non è accettabile, ad esempio, che tuttora, dopo un anno e mezzo, il servizio pubblico televisivo manchi dell’assetto dei propri organi amministrativi, con la commissione parlamentare di Vigilanza non posta in condizione di poter espletare le sue funzioni. Così come va posto riparo al ritardo nella applicazione del Media information act approvato dal Parlamento europeo». È tornato anche sull’intelligenza artificiale «che sta conquistando un ruolo sempre più diffuso se non addirittura egemone nella nostra esistenza: occorre un’adeguata consapevolezza morale per rendere possibile il suo uso, con una definizione di regole, come quelle dell’Unione europea, per un governo dell’intelligenza artificiale senza che essa si trasformi in strumento di dominio dei giganti della tecnologia che pretendono di sostituirsi agli stati sovrani e all’ordinamento internazionale».
Il giornalismo resta irrinunciabile in una democrazia. Il giornalista - ha detto - citando Joseph Pulitzer, «è il ponte di comando sulla nave dello Stato. Prende nota di tutte le vele di passaggio di tutte le piccole presenze di qualche interesse che punteggiano l’orizzonte quando c’è bel tempo. Scruta attraverso la nebbia e la burrasca per allertare sui pericoli incombenti».
Nessun riferimento a Giorgia Meloni. Dopo che Trump ieri pomeriggio aveva detto: «Non vuole aiutarci nella guerra, sono scioccato. Pensavo che avesse coraggio, mi sbagliavo». Ma, si fa notare al Colle, nel passaggio su Trump c’è anche un’implicita difesa dell’Italia, e quindi della presidente del Consiglio.