✕

Schlein suona la carica: “Torniamo in piazza per la pace e il lavoro”

Elly Schlein 

Ascolta l'audio

La segretaria alla direzione Pd frena sulle primarie: “Prima le idee, ho dato la disponibilità ad Avs per vederci”
2 minuti di lettura

ROMA – È un presagio di futuro, la «domenica speciale» di Elly Schlein: «Orban ha perso, Sinner è tornato numero 1 e noi abbiamo vinto le provinciali a Lodi», scherza la segretaria del Pd aprendo la direzione convocata per indicare la rotta dopo il trionfo al referendum sulla giustizia. Sintesi giocosa di quel che potrebbe accadere fra un anno, o forse persino prima: «Non credo che riusciranno ad arrivare in fondo alla legislatura», pronostica la leader dem all’inizio della sua relazione. «L’altro giorno Meloni è venuta in Parlamento senza una visione, senza un’autocritica, senza un’azione di rilancio del governo. L’unica cosa che ha detto è che vogliono andare avanti, ma per fare cosa?» si chiede. Ergo: «È nostro dovere farci trovare pronti a qualunque scenario, in qualsiasi momento».

Un avvertimento: per una volta dritto, senza possibilità di equivoci. A pochi passi dal Nazareno Giuseppe Conte ha appena rilanciato le primarie di coalizione quale unica strada per individuare il candi…

ROMA – È un presagio di futuro, la «domenica speciale» di Elly Schlein: «Orban ha perso, Sinner è tornato numero 1 e noi abbiamo vinto le provinciali a Lodi», scherza la segretaria del Pd aprendo la direzione convocata per indicare la rotta dopo il trionfo al referendum sulla giustizia. Sintesi giocosa di quel che potrebbe accadere fra un anno, o forse persino prima: «Non credo che riusciranno ad arrivare in fondo alla legislatura», pronostica la leader dem all’inizio della sua relazione. «L’altro giorno Meloni è venuta in Parlamento senza una visione, senza un’autocritica, senza un’azione di rilancio del governo. L’unica cosa che ha detto è che vogliono andare avanti, ma per fare cosa?» si chiede. Ergo: «È nostro dovere farci trovare pronti a qualunque scenario, in qualsiasi momento».

Un avvertimento: per una volta dritto, senza possibilità di equivoci. A pochi passi dal Nazareno Giuseppe Conte ha appena rilanciato le primarie di coalizione quale unica strada per individuare il candidato premier — corsa nella quale si sente favorito — ma stavolta la sua rivale più temuta evita di cadere nella trappola. Parla ai «15 milioni che hanno votato no alla riforma Nordio, cinque più di quelli che avevano scelto le forze di centrosinistra alle Europee», ai tanti movimenti e comitati civici che «hanno deciso di restare mobilitati a difesa della Costituzione e noi saremo al loro fianco. Sapendo che toccherà a noi attuarla quando saremo al governo».

Un messaggio diretto agli alleati: «Non dobbiamo fare l’errore di rinchiuderci in dibattiti politicisti respingenti», come quello sui gazebo, «dobbiamo occuparci dei problemi concreti delle persone, di come ricostruire credibilità e fiducia». Perciò «chiedo di non farlo da soli questo percorso sul programma», incalza Schlein: «Troviamo il modo di coinvolgere quella forte spinta popolare». Partendo dai giovani, chiamati a raccolta «in un grande appuntamento da fare presto, dobbiamo ascoltarli». Dalle iniziative che hanno ristabilito la connessione sentimentale con un popolo che sembrava perso: «Torniamo a mobilitarci per la pace e la giustizia sociale, in piazza, sentirò le altre forze progressiste per farlo insieme». Lampante il senso e pure l’urgenza: «È ora di aprire porte e finestre, capire come intercettare desideri, sogni e speranze che si sono manifestanti nelle urne del Paese e in Europa». Perché il 23 marzo, proprio dall’Italia è arrivato «un segnale chiaro», i sovranisti si possono battere, confermato dalle elezioni ungheresi: «Il tempo delle destre nazionaliste è finito».

Un discorso rivolto a nuora, perché la suocera 5Stelle intenda. A cui spedire anche un altro “pizzino”: «Ho già dato la disponibilità a Bonelli e Fratoianni per vederci, condividere tutto e sono certa che troveremo l’accordo sulla guida e il percorso programmatico», annuncia Schlein. Nel frattempo, si continueranno «a fare battaglie unitarie, mentre ciascuno porta avanti le proprie». Perché una cosa è ormai certa: «Nessuno oggi mette più in discussione l’orizzonte comune», rivendica la segretaria Pd, «e questa io la ritengo già una vittoria rispetto a quando siamo partiti nel 2022».

Applaude la direzione dem, concorde nel rifiutare il pressing di Conte. «Non perdiamoci in un dibattito surreale», avvisa Marco Sarracino. «In giro nessuno ci chiede delle primarie», chiude Stefano Bonaccini: «Fissiamo subito una data con la quale riunire le opposizioni per mandare a casa questo governo».

Leggi i commenti