Libano, Tajani critica i raid. Israele convoca l’ambasciatore
di Daniele Castellani PerelliIl ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani e il presidente libanese Joseph Aoun
ROMA – Stavolta è stato Israele a protestare contro l’Italia. Ieri il ministero degli Esteri israeliano ha convocato il nostro ambasciatore a Tel Aviv Luca Ferrari. All’origine della decisione ci sono alcune dichiarazioni di Antonio Tajani sulla guerra di Israele contro Hezbollah che non sono piaciute al governo Netanyahu e che arrivano dopo gli incidenti verificatisi nelle ultime settimane nel sud del Libano – come, domenica, lo speronamento di mezzi Unifil del nostro contingente da parte dell’Idf.
Il capo della Farnesina aveva già condannato i bombardamenti di mercoledì scorso sulla popolazione civile di Beirut, definendoli «ingiustificati e inaccettabili» ed esprimendo solidarietà al presidente libanese Joseph Aoun. Il riferimento era alla strage dell’8 aprile, quando poche ore dopo l’annuncio del cessate il fuoco tra Usa e Iran lo Stato ebraico aveva attaccato a sorpresa Beirut, uccidendo 357 persone e ferendone oltre 1.100 – tra loro tanti civili.
Ieri Tajani è volato propri…
ROMA – Stavolta è stato Israele a protestare contro l’Italia. Ieri il ministero degli Esteri israeliano ha convocato il nostro ambasciatore a Tel Aviv Luca Ferrari. All’origine della decisione ci sono alcune dichiarazioni di Antonio Tajani sulla guerra di Israele contro Hezbollah che non sono piaciute al governo Netanyahu e che arrivano dopo gli incidenti verificatisi nelle ultime settimane nel sud del Libano – come, domenica, lo speronamento di mezzi Unifil del nostro contingente da parte dell’Idf.
Il capo della Farnesina aveva già condannato i bombardamenti di mercoledì scorso sulla popolazione civile di Beirut, definendoli «ingiustificati e inaccettabili» ed esprimendo solidarietà al presidente libanese Joseph Aoun. Il riferimento era alla strage dell’8 aprile, quando poche ore dopo l’annuncio del cessate il fuoco tra Usa e Iran lo Stato ebraico aveva attaccato a sorpresa Beirut, uccidendo 357 persone e ferendone oltre 1.100 – tra loro tanti civili.
Ieri Tajani è volato proprio nella capitale libanese, ha salutato in videocollegamento i caschi blu impegnati nel sud («Siamo fieri di voi, siete figli d’Italia e state nel nostro cuore») ed è tornato a criticare i raid di Israele. «Il Libano è un Paese fratello che abbiamo nel cuore. Per questo oggi sono venuto a Beirut a portare al presidente Aoun la solidarietà dell’Italia dopo gli attacchi inaccettabili di Israele contro la popolazione civile», ha scritto in un post sul social X, spiegando che scopo della sua visita è «incoraggiare il dialogo con Israele sulla base di un necessario e duraturo cessate il fuoco»: «Nel quadro del nostro impegno militare e di formazione alle Forze armate libanesi ho offerto al presidente Aoun l’aiuto dell’Italia per contrastare i finanziamenti illeciti al terrorismo e scongiurare anche nuovi attacchi da parte di Hezbollah. Il governo farà il possibile per raggiungere la pace e mettere fine alle sofferenze del popolo libanese. Bisogna evitare a tutti i costi un’altra escalation come a Gaza», ha scritto Tajani, affermando che l’Italia è «pronta ad ospitare in futuro negoziati Israele-Libano». Prima della partenza, aveva sentito il ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa’ar, a cui aveva espresso la sua condanna per gli attacchi di Hezbollah contro lo Stato ebraico e chiesto «di preservare l’incolumità della popolazione civile libanese e dei militari italiani impegnati nella missione Unifil».
Il capo della Farnesina ha ricordato ai caschi blu che per tre volte l’Italia ha convocato l’ambasciatore israeliano per protestare contro «episodi spiacevoli» come quello di «un proiettile che ha colpito un nostro mezzo» e più in generale «per un atteggiamento che non sarà ostile però è inaccettabile, perché a volte anche la superficialità è inaccettabile», come quando una colonna italiana dell’Unifil l’8 aprile è stata «bloccata dall’Idf» e «i colpi di avvertimento israeliano» hanno «danneggiato un nostro veicolo».
Due settimane fa era stato l’ambasciatore israeliano a Roma, Jonathan Peled, ad essere convocato dalla Farnesina, dopo che le autorità israeliane avevano vietato l’accesso al Santo Sepolcro al cardinale Pierbattista Pizzaballa, capo della Chiesa cattolica in Terra Santa, per la domenica delle Palme. Ieri Peled, parlando all’Agi, ha avvertito che «Israele ha chiesto a Unifil di rimanere nelle proprie basi e coordinare i movimenti con l’Idf. Chiunque si metta in pericolo lo fa a proprio rischio».