Il rimando formalmente è tecnico, «mancano i pareri». Il motivo è tutto politico: la destra non ha ancora trovato la quadra sugli emendamenti per il decreto Sicurezza, che rischia clamorosamente di non essere convertito in legge: sarà una corsa da qui alla scadenza del 25 aprile. Ad oggi manca l’ok sia del Senato che della Camera. Non a caso ieri il ministro dei Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, ha incontrato il presidente della Camera, Lorenzo Fontana. A Montecitorio è stato avvistato anche il presidente del Senato, Ignazio La Russa.
La Lega insiste su un emendamento, che estende alle seconde case le procedure veloci di sfratto, ad oggi previste solo per le prime abitazioni. I ministeri competenti hanno acceso il disco verde, il Dagl (Dipartimento per gli affari giuridici e legislativi) invece no. Secondo più fonti parlamentari, ad esprimere perplessità è stato anche il Quirinale. Il Carroccio, fino a ieri, non mollava però la presa, considerando il provvedimento, caro ad opi…
Il rimando formalmente è tecnico, «mancano i pareri». Il motivo è tutto politico: la destra non ha ancora trovato la quadra sugli emendamenti per il decreto Sicurezza, che rischia clamorosamente di non essere convertito in legge: sarà una corsa da qui alla scadenza del 25 aprile. Ad oggi manca l’ok sia del Senato che della Camera. Non a caso ieri il ministro dei Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, ha incontrato il presidente della Camera, Lorenzo Fontana. A Montecitorio è stato avvistato anche il presidente del Senato, Ignazio La Russa.
La Lega insiste su un emendamento, che estende alle seconde case le procedure veloci di sfratto, ad oggi previste solo per le prime abitazioni. I ministeri competenti hanno acceso il disco verde, il Dagl (Dipartimento per gli affari giuridici e legislativi) invece no. Secondo più fonti parlamentari, ad esprimere perplessità è stato anche il Quirinale. Il Carroccio, fino a ieri, non mollava però la presa, considerando il provvedimento, caro ad opinionisti di destra come Mario Giordano, indifferibile. Risultato? Il voto, programmato ieri sera, è stato rimandato a stamattina. Come domandava l’opposizione, che ha presentato oltre mille emendamenti: obiezione accolta anche dalla maggioranza, che così ha più tempo per risolvere i suoi grattacapi interni.
Non è l’unico motivo di attrito, su un decreto su cui ieri ha registrato criticità anche il Csm. A destra, c’è chi ha rimesso in discussione le proroghe ai vertici militari: era stata concordata quella alla Gdf di Andrea De Gennaro, ora è spuntato un emendamento che prolunga anche il vicecomandante dei Carabinieri. La Lega è scontenta pure sui presidi militari in città e, non avendolo ottenuto nel decreto, propone di inserire nel ddl parallelo l’aumento dei soldati di “Strade sicure”. Proposta che non piace da tempo a Guido Crosetto. «La Lega chiede che ci siano almeno 20 mila uomini dell’esercito a presidiare i territori - spiega Armando Siri - Servono norme pre-crimine non post-crimine». Andrea De Priamo di FdI è conciliante: «Il decreto prevede più sicurezza», dice in aula. Altre modifiche presentate dalla coalizione: un emendamento interviene sul caso del gioielliere di Alessandria, escludendo il risarcimento del danno per i familiari di chi commette un reato, in questo caso una rapina. Ci sono precisazioni (concordate) sulla norma anti-coltelli, interventi sullo spaccio (diminuisce la lieve entità), una spinta ai rimpatri, con spese legali pagate per i migranti che accettano.
Oltre all’intesa politica, il problema per la destra sono i tempi: dopo il rinvio, le votazioni in Senato iniziano stamattina. Si proseguirà fino a notte. Obiettivo: chiudere entro domani. «A oltranza», dice il meloniano Lucio Malan. Lunedì la pratica arriva alla Camera. Poi però le opposizioni potranno chiedere fino a 40 ore di dibattito. Sul filo. Francesco Boccia del Pd punge: «Il decreto è incompatibile con la festa del 25 Aprile, se non si converte è meglio».