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Schlein: “Con Sánchez per dire che un altro mondo è possibile, il tempo delle destre è finito”

Elly Schlein

 (ansa)

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La segretaria dem venerdì e sabato al vertice che riunirà a Barcellona i leader progressisti di tutto il mondo
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Alla vigilia della Global progressive mobilitation, il vertice internazionale che tra oggi (venerdì 17 aprile) e domani riunirà per la prima volta a Barcellona i leader progressisti di tutto il mondo, la segretaria del Pd Elly Schlein dialoga con due testate della stampa estera (il francese l’Express e lo spagnolo La Vanguardia) e due testate nazionali (Repubblica e Corsera) per anticipare il messaggio che arriverà dal summit promosso da Pedro Sanchez e Stefan Löfven.

Qual è il messaggio, segretaria?

«Intanto che il tempo delle destre nazionaliste è finito. E il primo segnale chiaro è arrivato proprio dall’Italia: i 15 milioni di no a difesa della Costituzione hanno fermato il governo Meloni. Confermato poi dalla netta sconfitta di Orban in Ungheria. Dove hanno perso pure Trump e Vance con le loro interferenze in campagna elettorale, insieme a Meloni e Salvini coi loro video di sostegno».

Sta dicendo che l’Internazionale nera può essere battuta?

«Ci sono dei fili conduttori che legano…

Alla vigilia della Global progressive mobilitation, il vertice internazionale che tra oggi (venerdì 17 aprile) e domani riunirà per la prima volta a Barcellona i leader progressisti di tutto il mondo, la segretaria del Pd Elly Schlein dialoga con due testate della stampa estera (il francese l’Express e lo spagnolo La Vanguardia) e due testate nazionali (Repubblica e Corsera) per anticipare il messaggio che arriverà dal summit promosso da Pedro Sanchez e Stefan Löfven.

Qual è il messaggio, segretaria?

«Intanto che il tempo delle destre nazionaliste è finito. E il primo segnale chiaro è arrivato proprio dall’Italia: i 15 milioni di no a difesa della Costituzione hanno fermato il governo Meloni. Confermato poi dalla netta sconfitta di Orban in Ungheria. Dove hanno perso pure Trump e Vance con le loro interferenze in campagna elettorale, insieme a Meloni e Salvini coi loro video di sostegno».

Sta dicendo che l’Internazionale nera può essere battuta?

«Ci sono dei fili conduttori che legano le politiche delle destre a ogni latitudine. Confrontiamo ad esempio ciò che sta facendo Trump negli Usa con quanto fatto da Meloni qui da noi. Hanno entrambi disinvestito nella sanità pubblica: uno sta smantellando l’Obama Care, l’altra ha ridotto le risorse per gli ospedali, tant’è che in Italia sono ormai 6 milioni le persone che rinunciano a curarsi per le liste d’attesa troppo lunghe o perché non possono permetterselo. Trump ha bloccato il salario minimo, come Meloni la nostra proposta, sebbene esista in 22 paesi europei. Non lasciamo l’internazionalismo ai nazionalisti e alle loro contraddizioni, abbiamo molto più noi in comune. A Barcellona parleremo dei valori e delle battaglie che già condividiamo con i progressisti di tutto il mondo per migliorare la vita dei cittadini».

Ci dica la prima della lista.

«Oggi le persone chiedono pace, tranquillità e normalità. Per anni i nazionalisti sono riusciti a vincere le elezioni fomentando le paure delle persone, che sono reali, non vanno minimizzate. E l’hanno fatto orientandole verso un capro espiatorio, un nemico al giorno, che fossero migranti, attivisti per il clima, donne troppo emancipate, sindacati, l’Europa, le opposizioni, il menù è ampio: hanno costruito il consenso sulla paura. Ma negli ultimi mesi molto è cambiato».

Cosa è cambiato?

«Che adesso sono loro a fare paura. Perché portano guerre commerciali, militari e caos non solo nelle relazioni internazionali, ma anche in casa propria. Pensate a a Minneapolis, alle squadracce dell’Ice che seminavano il terrore nelle strade. A Barcellona diremo che un altro mondo è possibile, che noi progressisti vogliamo portare protezione, anzitutto sociale, oltre che economica. Un tema che la destra, soprattutto in Italia, ha completamente ignorato».

Qual è la situazione?

«Noi abbiamo i salari tra i più bassi d’Europa che comprimono i consumi e di conseguenza la crescita, ormai attestata sullo zero virgola. Abbiamo un calo di produzione industriale da quasi tre anni consecutivi. In Parlamento avevano i numeri per fare tutto e non hanno fatto nulla».

Dopo gli insulti di Trump al papa, Meloni ha preso le distanze e lei ha solidarizzato con lei. Perché?

«Era doveroso condannare l’attacco di Trump a Meloni. La Costituzione all’art. 11 dice che l’Italia ripudia la guerra e pur essendo avversarie viviamo in uno Stato sovrano, libero: anche dall’opposizione non possiamo tollerare che un governo straniero manchi di rispetto al nostro paese e al governo italiano».

Non è una scelta tardiva?

«Molto tardiva e la nostra critica resta durissima: il governo ha fatto gravi errori in politica estera e i nodi stanno venendo al pettine. L’atteggiamento remissivo nei confronti dell’amministrazione americana lo pagano gli italiani: Meloni ha minimizzato i dazi che danneggiano imprese e lavoratori. Ha legittimato il blitz in Venezuela. Ha impiegato 14 giorni per dire che l’attacco all’Iran era fuori dal diritto internazionale. Siamo l’unico paese europeo a partecipare come osservatori al Board of peace. E soprattutto non è mai riuscita a scegliere fino in fondo l’Europa, finendo per sabotarla».

In che senso?

«Si è detta contraria a superare l’unanimità, mentre si dovrebbe partire subito con le cooperazioni rafforzate. Contraria alla difesa comune. Rallenta sulle rinnovabili che consentirebbero di ridurre le bollette e il ricorso alle fonti fossili, per comprare più gas americano. Scelte che ci rendono dipendenti da Trump. Non è un caso».

I progressisti riusciranno a unirsi e a vincere le prossime politiche?

«Nel ‘22 abbiamo perso perché eravamo divisi: non accadrà più. Io sono diventata segretaria quando il Pd era al minimo storico, dato dai sondaggi al 14%, e l’abbiamo portato al 24 delle Europee. In molte città e regioni abbiamo stretto alleanze vincenti e governiamo con ottimi risultati. Ma ciò di cui vado fiera è che nessuno le mette più in dubbio. A Barcellona porteremo anche un segnale di speranza. Riusciremo a costruire una coalizione forte e a battere la destra».

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