✕

Dl sicurezza, approvato in Senato. Frizioni nella maggioranza, opposizioni protestano: zero diritti

La dead line, entro la quale il provvedimento deve ricevere l'ok definitivo da entrambe le Camere, è fissata al 25 aprile. Caduti gli oltre mille emendamenti delle opposizioni. Norma rivista: ok ai coltellini, ma pene inasprite a chi li porta sui bus o nei dintorni di banche
4 minuti di lettura

Passa al Senato con 96 voti (contrarie tutte le opposizioni, con 46 no) il decreto Sicurezza in prima approvazione. Da martedì 21 il testo sarà alla Camera, dove il governo ha già posto là fiducia. L’ok è arrivato dopo l'intensa giornata di giovedì che ha mostrato frizioni e nuove spaccature in maggioranza, costringendo la Lega a congelare l'emendamento che autorizzava sgomberi immediati anche sulle seconde case occupate abusivamente. I tempi imposti sono strettissimi, con il rischio di "forzature giuridiche ed errori procedurali" come denunciano le opposizioni, per "l'ennesimo testo che punta solo sulla repressione, senza attenzione alla prevenzione".

I cartelli di protesta delle opposizioni in aula

Dai banchi dell’opposizione protesta il centrosinistra, tutti a braccia alzate, come i dem Francesco Boccia e Valeria Valente, o i senatori Avs Peppe De Cristofaro e Ilaria Cucchi, a sollevare una dozzina di cartelli con su scritto: “Governo Meloni. Zero risorse, zero diritti, zero sicure…

Passa al Senato con 96 voti (contrarie tutte le opposizioni, con 46 no) il decreto Sicurezza in prima approvazione. Da martedì 21 il testo sarà alla Camera, dove il governo ha già posto là fiducia. L’ok è arrivato dopo l'intensa giornata di giovedì che ha mostrato frizioni e nuove spaccature in maggioranza, costringendo la Lega a congelare l'emendamento che autorizzava sgomberi immediati anche sulle seconde case occupate abusivamente. I tempi imposti sono strettissimi, con il rischio di "forzature giuridiche ed errori procedurali" come denunciano le opposizioni, per "l'ennesimo testo che punta solo sulla repressione, senza attenzione alla prevenzione".

I cartelli di protesta delle opposizioni in aula

Dai banchi dell’opposizione protesta il centrosinistra, tutti a braccia alzate, come i dem Francesco Boccia e Valeria Valente, o i senatori Avs Peppe De Cristofaro e Ilaria Cucchi, a sollevare una dozzina di cartelli con su scritto: “Governo Meloni. Zero risorse, zero diritti, zero sicurezza”. “È l'ennesima forzatura della maggioranza sull'ennesimo decreto sicurezza. Questo è il quarto decreto che crea problemi nelle carceri, senza senso. Quando Giorgia Meloni viene attaccata sul piano internazionale, noi abbiamo il dovere di difenderla. Ma la attacchiamo per quello che non fa per il nostro Paese, per questo decreto sicurezza che non aumenta la sicurezza ma rende l’Italia un Far west e restringe i diritti”, dice il presidente dei senatori Pd Boccia a Omnibus su La7. Mentre Valente, nella dichiarazione di voto in aula, sottolinea: “Norme dettate solo dalle politiche di pancia. E’ il dramma di un governo che cerca propaganda a buon mercato, mentre la sicurezza del governo è fatta solo di slogan e risultati fallimentari, con la microcriminalità che cresce, come attestano i dati”. E De Cristofaro: “Quella messa in campo dal governo, oltre ad una gigantesca operazione di distrazione di massa, è una precisa operazione politica. Anche il decreto sicurezza, come le riforme fallite, è dentro questo progetto di cambiare i connotati della Repubblica democratica”. Mentre Matteo Renzi punta il dito sui banchi del governo, semivuoti: “Il provvedimento più importante del governo è una legge fuffa che si approva senza la premier e senza il ministro Matteo Piantedosi. Dov’è il titolare dell’Interno?”. E poi, rivolto al sottosegretario leghista Nicola Molteni, Renzi incalza: “Capisco il suo imbarazzo , ma che fa sta al telefono? Si fa dettare quello che deve dire in replica?”.

"Falsità e inesattezze", ribatte Alberto Balboni da FdI, è il melononiano che guida la strategica commissione Affari costituzionali al Senato. "Evidentemente fa scuola la tecnica che avete collaudato nella campagna referendaria. Dite menzogne, perché il numero dei reati è calato sensibilmente, perfino i femminicidi sono sotto del 15 per cento. Va tutto bene? No, bisogna fare di più, lo ha detto anche il presidente del Consiglio. Ma è quello che stiamo facendo anche con questo decreto. Falso, tra l'altro, che il decreto sia tutto improntato all'aumento di pene. Nessun panpenalismo: voi non avete votato neppure per le norme che favoriscono il rimpatrio degli immigrati, e a favore delle fasce deboli e vulnerabili. Voi non votate contro il governo, ma contro i cittadini".

Sul decreto, varato in Consiglio dei ministri il 5 febbraio scorso, si è già accesa la polemica, tra l'altro, sul fermo preventivo prima dei cortei di piazza, sullo scudo legale alle forze dell'ordine, sul restringimento delle attenuanti per la detenzione di stupefacenti, oltre che su vuoti e contraddizioni che caratterizzavano le norme per il porto abusivo di lame e coltelli, in parte modificati nelle ultime ore. Le proposte della maggioranza introducono ieri strette o inasprimenti delle pene per traffico e detenzione di stupefacenti (con multe fino a 260mila euro), e per furti, borseggiatori e parcheggiatori abusivi. Tutti caduti, invece, gli oltre mille emendamenti delle opposizioni (molti dei quali legati anche ai correttivi apportati dalla destra). Mentre la maggioranza fa passare, tra le altre, anche la proposta che proroga, fino al 31 dicembre, il mandato del comandante della Guardia di finanza, Andrea De Gennaro.

L'approvazione entro giovedì alla Camera

Si tratta di un'altra corsa contro il tempo. Oggi in Senato, dopo le dichiarazioni di voto, si va infatti alla prima approvazione del ddl di conversione. La dead line, entro la quale il provvedimento deve aver avuto l'ok definitivo da entrambe le Camere, è fissata al 25 aprile. Già da martedì 21 parte l'esame alla Camera e il governo porrà la questione di fiducia: da mercoledì si andrà avanti fino a notte, come ha stabilito ieri la conferenza dei capigruppo di Montecitorio. "La maggioranza è nel caos. I continui rinvii, i plateali diverbi tra Fratelli d'Italia e Lega in Aula, i tira e molla del governo tradiscono le divisioni interne e l'imbarazzo per un provvedimento spot, che non migliorerà in nulla la sicurezza del nostro Paese - ha attaccato ieri in aula la senatrice di Italia viva, Dafne Musolino, vicecapogruppo al Senato - e intanto il governo ha già annunciato la fiducia alla Camera. Una fretta che porta la maggioranza a marchiani errori. Come la pretesa di riscrivere, con un emendamento di maggioranza, gli orientamenti consolidati dalla giurisprudenza in tema di spaccio di lieve entità. Una specie di riforma sugli stupefacenti che richiederebbe un intervento legislativo a parte".

Norma rivista: ok ai coltellini, ma pene inasprite a chi li porta sui bus o nei dintorni di banche

Ieri passano intanto gli attesi correttivi, contenuti nelle proposte di maggioranza, cui teneva soprattutto Fratelli d'Italia: contro le incongruenze sul contrasto al porto di coltelli (per evitare, in estrema sintesi, che la misura fosse punitiva per alcune categorie: escursionisti o fungaioli della domenica, sommozzatori, contadini); mentre aumenta la stretta su parcheggiatori abusivi, furti nei bus e nei convogli ferroviari, e contro la "lieve entità" nella detenzione di stupefacenti.

Alessandro Urzì, capogruppo di Fratelli d'Italia in commissione Affari costituzionali alla Camera, da trentino, plaude ieri alla modifica che introduce il giustificato motivo: "Ora nessun possessore potrà essere penalmente perseguito se dimostra come facilmente può accadere che la lama serve per usi ricreativi, anche per i coltelli con lama superiore a 5 centimetri". Nella versione originaria, il decreto legge prevedeva infatti il cosiddetto "giustificato motivo" solo per coltelli con lame di lunghezza superiore a 8 centimetri. "È vero che volevamo rassicurare i frequentatori della montagna o i raccoglitori di funghi, ma qui si corregge una difformità della durata della pena minima che nel testo originario risultava inferiore per strumenti più grandi - continua il senatore - e in più si è meglio precisata la norma sul possesso dei coltellini con meccanismo a scatto, e non a tutti quelli con blocco della lama. Ma la stretta sulle lame resta indispensabile contro la diffusione nel mondo giovanile di porto d'armi bianche che sono all'origine di sanguinosi episodi".

Lega stoppata dai meloniani sugli sgomberi immediati

Nelle divisioni delle ultime ore, in maggioranza, pesa lo stop imposto dai meloniani alla Lega. È rimasto infatti accantonato l'emendamento cui teneva il Carroccio che intendeva autorizzare lo sgombero veloce anche a favore delle "seconde case" occupate abusivamente. Il governo ha chiesto di congelarlo, evidenti i mal di pancia dei leghisti. Lo stesso vicepremier e ministro Salvini ci aveva messo la faccia, per celebrare la sua promessa: "L'immediato sgombero deve essere previsto non solo per la prima casa occupata abusivamente, come è già per norma, ma anche di tutte le altre case occupate abusivamente. Il diritto di proprietà deve valere per tutti gli immobili. Si tratta di un reato, punto». Ma per i Fratelli alleati, ora, non è in cima alle priorità.

Leggi i commenti