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Il ritorno al futuro di Rifondazione comunista: vota per rientrare nel centrosinistra e si spacca

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Il 12 aprile scorso, con una maggioranza risicata nel Comitato politico nazionale (89 sì, 80 no), è passata la proposta del segretario Maurizio Acerbo
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Sarebbe una specie di ritorno al futuro, (eventuale) accordo di “desistenza” incluso: il rientro di Rifondazione comunista nel centrosinistra, la falce e martello che mai accettò la svolta della Bolognina, con la successiva trasformazione del Pci in Pds, e che poi si era pian piano dispersa in mille e sempre meno determinanti rivoli.

Bene, la notizia è che il 12 aprile scorso, con una maggioranza risicata nel Comitato politico nazionale (89 sì, 80 no), è passata la proposta del segretario Maurizio Acerbo: l'apertura a un “Fronte democratico per la Costituzione”. Pur mantenendo autonomia programmatica, è spiegato nel documento, il Prc si dichiara quindi disponibile a convergere con il campo largo alle Politiche per cacciare la destra dal governo, superando la linea di ferrea separazione con il Pd sancita nel 2008 e inaugurata con il disastro della Sinistra Arcobaleno, che finì sotto la soglia di sbarramento. Il ragionamento è pragmatico: con una legge elettorale a turno unico, restare …

Sarebbe una specie di ritorno al futuro, (eventuale) accordo di “desistenza” incluso: il rientro di Rifondazione comunista nel centrosinistra, la falce e martello che mai accettò la svolta della Bolognina, con la successiva trasformazione del Pci in Pds, e che poi si era pian piano dispersa in mille e sempre meno determinanti rivoli.

Bene, la notizia è che il 12 aprile scorso, con una maggioranza risicata nel Comitato politico nazionale (89 sì, 80 no), è passata la proposta del segretario Maurizio Acerbo: l'apertura a un “Fronte democratico per la Costituzione”. Pur mantenendo autonomia programmatica, è spiegato nel documento, il Prc si dichiara quindi disponibile a convergere con il campo largo alle Politiche per cacciare la destra dal governo, superando la linea di ferrea separazione con il Pd sancita nel 2008 e inaugurata con il disastro della Sinistra Arcobaleno, che finì sotto la soglia di sbarramento. Il ragionamento è pragmatico: con una legge elettorale a turno unico, restare fuori dai poli significa relegarsi all’irrilevanza. L'obiettivo dichiarato è intercettare una parte dei no al referendum sulla giustizia che non hanno ancora una rappresentanza politica.

Il cambio di prospettiva viene giustificato con i mutamenti avvenuti nel centrosinistra dopo l'elezione di Elly Schlein alla guida del Pd, la riduzione del peso dei centristi e la presenza di M5S e Avs in coalizione. Una coalizione oggi meno liberista e più socialdemocratica. I comunisti di Rifondazione si richiamano alle esperienze francesi e portoghesi, dove le sinistre radicali hanno sostenuto coalizioni più ampie senza rinunciare alla propria identità. Sul piano programmatico, il documento insiste su pace, disarmo, redistribuzione e stato sociale, indicando nel superamento del Jobs Act renziano un esempio di discontinuità necessaria rispetto ai governi di centrosinistra del passato. Viene ribadito il rifiuto del “campismo” e di ogni subordinazione agli interessi di stati reazionari, con un riferimento esplicito all'Iran. In prospettiva, gli iscritti saranno chiamati a pronunciarsi sulle modalità di presentazione elettorale, ma solo a legge elettorale definita e a pochi mesi dal voto.

Dopodiché come detto Rifondazione, che oggi verosimilmente ha un peso elettorale al di sotto dell’1 per cento, molto lontano dai tempi di Fausto Bertinotti quando valeva il 5-7 per cento - alle Europee del 2024 il cartello Pace terrà dignità, promosso da Michele Santoro, raggiunse il 2,2 per cento - è spaccata in due. Acerbo ha come principale avversario Paolo Ferrero, ex ministro della Solidarietà sociale nel secondo governo Prodi, il quale adesso non ne vuole sentire parlare di alleanze più o meno formali con il centrosinistra.

«Intanto occorre vedere se ci saranno le condizioni programmatiche, se sì l’idea è correre con il nostro simbolo e non ospitati da qualcuno. Anche 2-3-400 mila voti possono essere determinanti per battere le destre. Sarebbe un accordo tecnico che non implica l'adesione alla coalizione di governo», dice Acerbo. Resta anche da capire se Pd, 5 Stelle e Avs sono a loro volta disponibili ad allargarsi alla propria sinistra.

I partiti comunisti (Prc e Pdci) sono spariti dal Parlamento nel 2008. Solo nel 2014 Rifondazione, con la lista L’Altra Europa con Tsipras, riuscì a eleggere una rappresentante a Bruxelles, Eleonora Forenza. Una traversata nel deserto, condita da esperimenti fallimentari (Rivoluzione civile, Potere al popolo, Unione popolare), che non è ancora finita e che ha ridotto il Prc ai minimi termini, anche in termini organizzativi e di sussistenza economica. Star fuori dal Parlamento, ad esempio, non ha più consentito loro di accedere al 2 per mille, con il Prc che già nella fase extraparlamentare era rimasto uno dei partiti più scelti (il quarto) nelle dichiarazioni dei redditi. La sparizione mediatica si è alimentata, e viceversa, con quella elettorale e istituzionale.

Sul fronte delle idee e delle campagne, il Prc adesso vuole lanciare una legge di iniziativa popolare che istituisce un'imposta annuale sui grandi patrimoni personali che superino i 2 milioni di euro (esclusa la prima casa), con aliquote progressive dall'1% al 3,5%. Si chiama "1% Equo" e si propone di raccogliere oltre un milione di firme per fare entrare la misura nel programma elettorale del 2027, con presentazione in Cassazione entro fine aprile e un tour di eventi tra giugno e ottobre. Tra i primi firmatari c’è Bertinotti. Per l’appunto, come da film culto negli anni ’80, “back to the future”.

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