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Schlein a Meloni: “No nostri militari a Hormuz prima della pace. E segua Sanchez sulle rinnovabili”

(reuters)

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La segretaria del Pd al “Global progressive mobilisation” a Barcellona
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No all’invio di forze militari italiane nello stretto di Hormuz, a meno che non ci sia “un accordo di pace”. Precondizione che, evidentemente, non si è ancora verificata. Dunque, “il governo chiarisca che cosa ha in testa prima di fare annunci”. Fra un panel con la vicepresidente della Commissione europea Teresa Ribera e i bilaterali con i leader socialisti che affollano la Global progressive mobilisation in corso a Barcellona, la segretaria del Pd critica la posizione espressa da Giorgia Meloni, dopo il vertice dei volenterosi, per la quale l’Italia sarebbe disponibile, “previo via libera del Parlamento”, a mandare le nostre navi nel braccio di mare conteso da Iran e Stati Uniti.

“Ad ora la cornice della missione non è minimamente chiara e manca la precondizione che è un accordo di pace”, taglia corto Schlein. Per lei, infatti, “non basta una tregua, che peraltro è molto fragile”. Serve un cessate il fuoco che non duri lo spazio di un mattino e anche “un mandato multilaterale che in …

No all’invio di forze militari italiane nello stretto di Hormuz, a meno che non ci sia “un accordo di pace”. Precondizione che, evidentemente, non si è ancora verificata. Dunque, “il governo chiarisca che cosa ha in testa prima di fare annunci”. Fra un panel con la vicepresidente della Commissione europea Teresa Ribera e i bilaterali con i leader socialisti che affollano la Global progressive mobilisation in corso a Barcellona, la segretaria del Pd critica la posizione espressa da Giorgia Meloni, dopo il vertice dei volenterosi, per la quale l’Italia sarebbe disponibile, “previo via libera del Parlamento”, a mandare le nostre navi nel braccio di mare conteso da Iran e Stati Uniti.

“Ad ora la cornice della missione non è minimamente chiara e manca la precondizione che è un accordo di pace”, taglia corto Schlein. Per lei, infatti, “non basta una tregua, che peraltro è molto fragile”. Serve un cessate il fuoco che non duri lo spazio di un mattino e anche “un mandato multilaterale che in questo momento non c’è”. Tutti nodi che il vertice dei volenterosi, al quale la premier italiana ha partecipato di persona dopo mesi di resistenze, non ha sciolto. Offrendo alla sua principale oppositrice il destro per affondare il colpo: “Non è la prima volta che la presidente del Consiglio va a queste riunioni. Il punto è ciò che porta a casa”, taglia corto la leader dem. “Dal vertice di ieri mi pare che non sia uscita né una cornice né un accordo chiari”. Manca cioè una strategia coerente. Che ora toccherà al governo precisare in Parlamento.

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Non è l’unico tema caldo affrontato nel corso della due giorni di mobilitazione delle forze democratiche e progressiste globali promossi da Pedro Sanchez e Ignacio Lula. L’altro riguarda l’emergenza energetica, che la crisi in Medioriente ha finito per aggravare. Nonostante le difficoltà che in Italia si avvertono più che altrove, il Pd non darà mai via libera alla ripresa dell’importazione di gas dalla Russia, incoraggiata invece da Giuseppe Conte. “Non ci sono le condizioni”, chiude la segretaria del Pd, “ne trarrebbe profitto Putin per alimentare la sua invasione criminale in Ucraina”. Ben altro ci sarebbe da fare per contrastare il caro-bollette che sta mettendo in ginocchio i bilanci di famiglie e imprese: il dito puntato sul governo che in quasi quattro anni, insiste Schlein, è rimasto immobile, non ha combinato “nulla se non decreti come quelli sui carburanti che sono stati immediatamente superati dai conflitti scatenati dai suoi alleati, Trump e Netanyahu”.

Con un di più che ha finito per peggiorare la situazione. Meloni infatti “sta facendo la guerra alle rinnovabili” invece di seguire l’esempio della Spagna che proprio grazie allo sviluppo di queste fonti pulite “è stata in grado di reggere molto meglio all’urto dell’oscillazione dei prezzi dell’energia”. Dunque “l’Italia dovrebbe fare in fretta e andare nella stessa direzione”, esorta Schlein: “Abbiamo sole, acqua e vento, si potrebbero creare velocemente lavoro di qualità, buona impresa e abbassare le bollette”, spiega. Il conto dei danni è molto semplice: “La settimana scorsa, a causa della guerra illegale di Trump e Netanyahu all’Iran, il prezzo nello stesso giorno è stato di 180 euro MW/h in Italia e 18 MW/H in Spagna, da noi cioè è stato dieci volte maggiore“, fa notare la leader dem, rimarcando come i due Paesi sei-sette anni fa erano in una situazione “molto simile”. Poi però “qualcosa è successo”: il governo Sanchez ha accelerato, riconvertito in tempi piuttosto brevi la sua “politica industriale che ha portato risultati incredibili ed è riuscito a ridurre in modo drastico il costo delle bollette”. Cosa che ora “bisognerebbe fare con urgenza in Italia”.

Uno dei punti su cui la coalizione di centrosinistra batterà per provare a vincere le prossime politiche. Perché, Schlein ne è sempre più convinta, “la destra si può battere, ma senza rincorrerla sui suoi temi. Non lo faremo inseguendoli sulla loro agenda, ma costruendo una nostra agenda”. Che ha già pilastri ben definiti: “Pace, democrazia, giustizia sociale e giustizia climatica”. Esattamente quelli al centro della Global progressive mobilitation, dove Schlein ha portato un messaggio di speranza: “Manca un anno, ce la faremo”. Al prossimo vertice internazionale – è l’auspicio del gruppone dem presente a Barcellona - lei non sarà più la leader dell’opposizione: guiderà il governo progressista dell’Italia.

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