Volenterosi, vertice da Macron. Pronta una missione difensiva. Meloni: “Faremo la nostra parte”
dalla nostra corrispondente Anais GinoriPARIGI – Anche la Cina, in veste di osservatore, l’India e perfino Volodymyr Zelensky si affacciano al tavolo dei Volenterosi convocati da Francia e Regno Unito per preparare una missione “difensiva” nello Stretto di Hormuz. Emmanuel Macron ha voluto dare alla conferenza dell’Eliseo una dimensione globale, con una cinquantina di paesi collegati in videoconferenza. «Il blocco dello Stretto avviato dall’Iran ha conseguenze particolarmente gravi per il mondo intero», esordisce il leader francese, rivendicando un «messaggio di speranza e di unità» dalla discussione. In presenza, al tavolo dell’Eliseo siedono il premier britannico Keir Starmer, il cancelliere tedesco Friedrich Merz e Giorgia Meloni. Il formato E4 prova a imprimere un’accelerazione nel momento di massima tensione con Washington.
L’ironia della cronaca è che, appena il summit si apre, da Teheran arriva la notizia che l’Iran avrebbe «completamente riaperto» il canale dopo la tregua in Libano. La realtà resta più compless…
PARIGI – Anche la Cina, in veste di osservatore, l’India e perfino Volodymyr Zelensky si affacciano al tavolo dei Volenterosi convocati da Francia e Regno Unito per preparare una missione “difensiva” nello Stretto di Hormuz. Emmanuel Macron ha voluto dare alla conferenza dell’Eliseo una dimensione globale, con una cinquantina di paesi collegati in videoconferenza. «Il blocco dello Stretto avviato dall’Iran ha conseguenze particolarmente gravi per il mondo intero», esordisce il leader francese, rivendicando un «messaggio di speranza e di unità» dalla discussione. In presenza, al tavolo dell’Eliseo siedono il premier britannico Keir Starmer, il cancelliere tedesco Friedrich Merz e Giorgia Meloni. Il formato E4 prova a imprimere un’accelerazione nel momento di massima tensione con Washington.
L’ironia della cronaca è che, appena il summit si apre, da Teheran arriva la notizia che l’Iran avrebbe «completamente riaperto» il canale dopo la tregua in Libano. La realtà resta più complessa perché il blocco americano continua nei confronti delle navi legate ai porti iraniani. Ma soprattutto arriva una nuova bordata di Donald Trump mentre Macron, Starmer, Meloni e Merz parlano alla stampa. «Ora che la situazione nello Stretto di Hormuz si è risolta – scrive su Truth il presidente Usa – ho ricevuto una telefonata dalla Nato in cui gli alleati mi chiedevano se avessimo bisogno di aiuto. Ho detto loro di starne fuori, a meno che non vogliano solo riempire le loro navi di petrolio. Sono stati inutili nel momento del bisogno: una tigre di carta».
In altri vertici dei Volenterosi c’era stato il rituale della telefonata a Trump per aggiornarlo. Non questa volta. Del resto, il presidente americano ha ormai attaccato, uno dopo l’altro, quasi tutti i leader seduti all’Eliseo. Ora anche Meloni è finita nel mirino. Merz ammette che la guerra in Medio Oriente rischia di trasformarsi in un «interminabile test» per la tenuta della relazione transatlantica. «È auspicabile che anche gli Stati Uniti partecipino», insiste il cancelliere, mentre nessun rappresentante Usa era ieri coinvolto nel vertice. Macron ha ribadito invece la necessità di mantenere l’operazione su un terreno «neutrale», nel perimetro dei paesi «non belligeranti», quindi senza gli Usa che hanno partecipato all’offensiva. Per l’Eliseo, la distanza da Washington è oggi la condizione per rendere politicamente praticabile con Teheran una missione internazionale nello Stretto.
La missione, nella bozza che circola tra le capitali, dovrebbe includere condivisione d’intelligence, sminamento, scorte militari e procedure di informazione e coordinamento con i paesi del Golfo. Merz anticipa che la Bundeswehr è «a disposizione», ma precisa che servirà «una solida base giuridica», ad esempio una risoluzione del Consiglio di Sicurezza Onu. È una cornice spesso evocata anche dall’Italia. Meloni conferma la disponibilità a mettere a disposizione unità navali, ma «sulla base di un’autorizzazione parlamentare», nel rispetto della Costituzione. «L’Italia è pronta a fare la sua parte nel quadro della sicurezza internazionale insieme ai suoi partner», aggiunge la premier. Riaprire Hormuz, sottolinea, è tema «centrale» e di «enorme rilevanza economica».
Anche Starmer, pur condividendo il lessico «difensivo» della missione, considera Washington un pezzo inevitabile della soluzione. Senza catena di comando e asset americani, la missione rischia di restare una promessa più che un deterrente. Il premier britannico annuncia che maggiori dettagli sulla composizione della forza di sicurezza multinazionale emergeranno da una riunione di «pianificazione militare» la settimana prossima a Londra. Potrebbe anche restare un’esercitazione militare su carta. Secondo alcune fonti europee, non è infatti da escludere che, se la circolazione dovesse riprendere grazie alla tregua e venisse confermata l’opposizione di principio degli Usa, il progetto di missione potrebbe svanire.