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Sottosegretari, lo scambio FI-Lega su Freni e Barelli ritarda l’intesa: ancora dubbi sulla Consob

Federico Freni 

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L’obiettivo è completare il puzzle del sottogoverno entro mercoledì, data in cui potrebbe essere convocato il Consiglio dei ministri
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L’obiettivo è completare il puzzle del sottogoverno entro mercoledì, data in cui potrebbe essere convocato il Consiglio dei ministri. Gli incastri però potrebbero complicarsi se dovesse slittare ancora il passaggio del sottosegretario all’Economia Federico Freni alla presidenza della Consob. Andando per ordine le poltrone rimaste scoperte per dimissioni, alcune di queste molto sofferte, sono sei: tre lasciate da Fratelli d’Italia, una dalla Lega, una da Forza Italia e una da Noi moderati. Non tutte saranno coperte, ma a queste si potrebbe aggiungere quella del Mef che lascerebbe Freni e una al ministero dei Rapporti con il Parlamento che verrebbe invece creata per Paolo Barelli, l’ex capogruppo alla Camera di Forza Italia alla ricerca di un nuovo incarico.Per la Farnesina i giochi sono fatti. Il posto di Giorgio Silli, diventato Segretario generale dell’organizzazione internazionale italo-latino americana, spetta - secondo gli accordi - a Noi moderati. E fin qui tutto liscio. Più comp…

L’obiettivo è completare il puzzle del sottogoverno entro mercoledì, data in cui potrebbe essere convocato il Consiglio dei ministri. Gli incastri però potrebbero complicarsi se dovesse slittare ancora il passaggio del sottosegretario all’Economia Federico Freni alla presidenza della Consob. Andando per ordine le poltrone rimaste scoperte per dimissioni, alcune di queste molto sofferte, sono sei: tre lasciate da Fratelli d’Italia, una dalla Lega, una da Forza Italia e una da Noi moderati. Non tutte saranno coperte, ma a queste si potrebbe aggiungere quella del Mef che lascerebbe Freni e una al ministero dei Rapporti con il Parlamento che verrebbe invece creata per Paolo Barelli, l’ex capogruppo alla Camera di Forza Italia alla ricerca di un nuovo incarico.Per la Farnesina i giochi sono fatti. Il posto di Giorgio Silli, diventato Segretario generale dell’organizzazione internazionale italo-latino americana, spetta - secondo gli accordi - a Noi moderati. E fin qui tutto liscio. Più complesso il resto del quadro.

Il dossier nomine si intreccia con quello per la guida della Consob. Il governo avrebbe chiesto un parere di compatibilità all’avvocatura dello Stato ed è in attesa di risposta. I dubbi sono relativi al fatto che Freni, come componente del Mef, è tra gli autori della riforma del mercato dei capitali. Tuttavia secondo gli esponenti azzurri e leghisti che stanno seguendo il dossier ci sarebbero già alcuni precedenti di componenti dell’esecutivo passati all’autorità: lo stesso uscente Paolo Savona così come Giuseppe Vegas che aveva anche le stesse deleghe attualmente detenute da Freni. In entrambi i casi l’Antitrust non trovò impedimenti. Qualora Freni fosse nominato alla Consob a sostituirlo al Mef sarebbe in corsa l’attuale sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon che, a sua volta, potrebbe lasciare il suo incarico all’azzurra Chiara Tenerini.

Tornado alle poltrone nel sottogoverno rimaste vacanti da tempo, al dicastero di via Arenula, dopo le dimissioni di Andrea Delmastro, dovrebbe approdare al ministero della Giustizia un altro esponente di Fratelli d’Italia ma Giorgia Meloni sarebbe pronta a rinunciare. Eventualmente per rafforzare il partito di Antonio Tajani, che arriva da settimane turbolente con la sostituzione dei due capigruppo. Al ministero dell’Università non dovrebbero esserci nuovi arrivi mentre si ragiona sul ministero delle Imprese, a cui ambiva Barelli prima di chiarire che non rinuncerà alla presidenza della Federnuoto. Di conseguenza le due cariche sono incompatibili.

Al ministero della Cultura sarebbero due le poltrone da riempire, quella lasciata da Vittorio Sgarbi e la più recente da Gianmarco Mazzi, dopo il trasloco al ministero del Turismo. Una era stata offerta alla sottosegretaria ai Rapporti con il Parlamento Matilde Siracusano per lasciare il posto a Barelli. Ma nulla di fatto. Siracusano resterà al suo posto, piuttosto si aggiunge Barelli, che può solo ricoprire un incarico in un ministero senza portafoglio.

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