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Tensioni in maggioranza e il faro del Quirinale sul premio per i rimpatri

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FdI va avanti sulla misura contro i migranti mentre i centristi frenano. Il nodo scadenza del dl Sicurezza. L’opposizione fa muro
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Una maggioranza già tesa che si spacca, di nuovo, di fronte alla rivolta di avvocati, magistrati e centrosinistra sull’emendamento pro-rimpatri. I tempi che stringono sulla conversione del Dl Sicurezza: che arriva da domani in aula alla Camera per il sì definitivo, e non lascia varchi alla soppressione di quella norma che prevede incentivi agli avvocati nel caso in cui i loro assistiti scelgano di tornare ai Paesi d’origine. E il faro acceso del Quirinale. Che, come è facile immaginare, dopo un weekend improntato alla rituale e più silenziosa vigilanza, non potrà che esercitare la sua moral suasion su una misura gravata da evidenti profili di incostituzionalità.

La destra fa sapere che tirerà dritto. In fondo «la norma, una volta approvata, non è applicabile subito». FdI tiene il punto, spalleggiata dalla Lega che, secondo i rumors del Palazzo, è la vera autrice dell’emendamento che incentiva con ben 615 euro per l’avvocato, mediante una convenzione con il Consiglio nazionale forense,…

Una maggioranza già tesa che si spacca, di nuovo, di fronte alla rivolta di avvocati, magistrati e centrosinistra sull’emendamento pro-rimpatri. I tempi che stringono sulla conversione del Dl Sicurezza: che arriva da domani in aula alla Camera per il sì definitivo, e non lascia varchi alla soppressione di quella norma che prevede incentivi agli avvocati nel caso in cui i loro assistiti scelgano di tornare ai Paesi d’origine. E il faro acceso del Quirinale. Che, come è facile immaginare, dopo un weekend improntato alla rituale e più silenziosa vigilanza, non potrà che esercitare la sua moral suasion su una misura gravata da evidenti profili di incostituzionalità.

La destra fa sapere che tirerà dritto. In fondo «la norma, una volta approvata, non è applicabile subito». FdI tiene il punto, spalleggiata dalla Lega che, secondo i rumors del Palazzo, è la vera autrice dell’emendamento che incentiva con ben 615 euro per l’avvocato, mediante una convenzione con il Consiglio nazionale forense, i rimpatri dei clienti-migranti: norma che portava la firma di tutti gli alleati. Oggi però si smarcano sia Forza Italia, che già annuncia un intervento normativo «dopo un incontro con tutte le parti»; sia Noi Moderati. Che attraverso Gaetano Scalise annuncia «una chiara presa di distanza», parla senza mezzi termini di «forzatura normativa» e sottolinea che «la funzione dell’avvocato non può vedere la propria attività condizionata da un incentivo economico legato al risultato».

Il caso si complica, e le opposizioni non mollano. «Nel timore di essere sorpassati a destra da Vannacci e per occhieggiare ai patrioti salviniani che peraltro scendevano in piazza in quelle ore – ragiona con Repubblica Debora Serracchiani, del Pd – hanno prodotto una delle norme giuridicamente più aberranti che si siano viste nel nostro ordinamento. La maggioranza dopo il referendum assomiglia alle falene che accecate dalla luce sbattono da una parte all’altra». Per Davide Faraone, vicepresidente di Iv, il premio sui rimpatri «è l’ennesima caduta di un governo più confuso che persuaso. Che infatti, pur di spingere in quella direzione, ottiene l’effetto opposto: sollevare dubbi di costituzionalità e mettersi contro l’intero mondo della giustizia». E di fronte ad avvocati e magistrati che infatti, con i massimi organismi di rappresentanza, restano compatti sul no all’emendamento, hanno un bel dire, i Fratelli d’Italia che «non c’è niente da correggere».

Lo sottolinea il senatore Marco Lisei. «C’è un grande malinteso», premette. «La norma introduce la possibilità di avere un compenso per un’attività stragiudiziale che oggi non è previsto, colpisce che possa essere contestata. Peraltro non è un obbligo, né un automatismo». Stessa tesi dell’altro meloniano, Lucio Malan: «Oggi l’avvocato viene pagato dallo Stato soltanto se fa ricorso contro l’espulsione di un migrante. Insomma nessun legale perderà nulla e parecchi saranno invece pagati per una prestazione che oggi svolgono gratuitamente». E ricorre al «clamoroso equivoco, manipolato dalla sinistra» Alberto Balboni, presidente FdI in commissione Affari Costituzionali a Palazzo Madama. «Si tratta solo di coprire le spese stragiudiziali a carico dell’assistito, a cui spesso nessun fa fronte». Peccato che la destra cancelli parallelamente il patrocinio gratuito, a spese dello Stato, nel caso in cui il migrante ricorra contro l’espulsione. Tracce di politica pro-remigrazione, per le opposizioni. Ma la norma a rischio di illegittimità resta, per ora, nel decreto pronto a diventare legge.

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