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Braga: “Picconano lo stato di diritto, tutto il decreto sicurezza andrebbe bocciato”

Chiara Braga

 

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Il capogruppo del Pd alla Camera: “La coalizione di governo soffre la competizione di Vannacci al punto da inseguirlo sul suo terreno, anche a costo di violare la Costituzione”
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ROMA – «Ancora una volta il governo voleva picconare lo stato di diritto, non gli è bastato lo schiaffone ricevuto dai 15 milioni di no al referendum», attacca Chiara Braga, capogruppo del Pd alla Camera. «L’intervento del Quirinale ha impedito il varo di una norma che contrasta con la Costituzione. Stavolta si sono dovuti fermare».

Cosa non andava, onorevole?

«Volevano rendere l’avvocato un esecutore della volontà del governo, legando il suo compenso al rimpatrio del migrante assistito. Una distorsione inaccettabile non solo perché avrebbe leso il diritto di difesa che spetta a ciascun individuo, ma perché avrebbe legato il comportamento del difensore a un premio economico».

Ed è incostituzionale?

«L’avvocato deve restare libero e indipendente, non può essere trasformato in un attuatore di obiettivi amministrativi, tanto meno quando incidono su diritti fondamentali come la libertà personale. E a dirlo non siamo stati soltanto noi dell’opposizione, ma il Consiglio nazionale forense, l…

ROMA – «Ancora una volta il governo voleva picconare lo stato di diritto, non gli è bastato lo schiaffone ricevuto dai 15 milioni di no al referendum», attacca Chiara Braga, capogruppo del Pd alla Camera. «L’intervento del Quirinale ha impedito il varo di una norma che contrasta con la Costituzione. Stavolta si sono dovuti fermare».

Cosa non andava, onorevole?

«Volevano rendere l’avvocato un esecutore della volontà del governo, legando il suo compenso al rimpatrio del migrante assistito. Una distorsione inaccettabile non solo perché avrebbe leso il diritto di difesa che spetta a ciascun individuo, ma perché avrebbe legato il comportamento del difensore a un premio economico».

Ed è incostituzionale?

«L’avvocato deve restare libero e indipendente, non può essere trasformato in un attuatore di obiettivi amministrativi, tanto meno quando incidono su diritti fondamentali come la libertà personale. E a dirlo non siamo stati soltanto noi dell’opposizione, ma il Consiglio nazionale forense, le camere penali e quelle civili: una tale previsione è incompatibile con il nostro ordinamento giuridico».

La moral suasion del presidente Mattarella è stata decisiva?

«La conferma che la situazione fosse grave è arrivata dall’incontro del sottosegretario Mantovano al Colle. Indicativo dei forti dubbi sulla costituzionalità di una norma che non poteva essere superata da un semplice odg, come proposto dal forzista Costa. Ora aspettiamo di capire quale altro espediente si inventeranno per provare a trovare una via d’uscita a questo pasticcio, frutto della loro insipienza a gestire i provvedimenti».

È solo insipienza o c’è anche del dolo, la protervia di andare avanti in barba alla Costituzione?

«Bisognerebbe chiederlo al senatore di FdI Marco Lisei, che ha presentato l’emendamento ed è pure presidente della commissione di inchiesta sul Covid, usata come una clava contro i governi di centrosinistra. È lui l’autore di questo disastro. E aggiungo: se fosse vero che non aveva neppure il parere favorevole dei ministeri della Giustizia e dell’Economia sarebbe ancora più grave».

I temi sono stretti: il 25 aprile il decreto scade. Si farà in tempo?

«Sarebbe la soluzione migliore: per noi l’intero dl che trasforma in legge il fermo preventivo, prevede il carcere anche per delitti di lieve entità quando le carceri stanno già scoppiando e reprime ulteriormente il dissenso, andrebbe rispedito al mittente. È la solita ricetta fallimentare della destra sulla sicurezza: zero prevenzione e risorse per le forze di polizia, solo nuovi reati e inasprimento di pene. Ma c’è anche dell’altro».

Cosa?

«È solo colpa della maggioranza se si è arrivati così a ridosso: hanno bloccato per più di 50 giorni il testo al Senato perché litigavano fra di loro sui contenuti, per poi approvare in fretta e furia degli emendamenti non istruiti in modo adeguato».

Quanto pesa la competizione a destra sulla remigrazione?

«Mi pare che la coalizione di governo soffra la propaganda di Vannacci al punto da inseguirlo sul suo terreno, anche a costo di violare la Costituzione. Siamo in presenza di una maggioranza allo sbando, divisa al suo interno e incalzata dalla destra più estrema che impone di trattare il tema dell’immigrazione in una logica esclusivamente securitaria e di ordine pubblico, anziché puntare sull’integrazione. Come chiedono non le forze di minoranza, ma gli imprenditori, che da anni invocano canali legali attraverso i quali far arrivare i lavoratori extra-Ue».

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