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Intelligence, proroga per altri due anni a Caravelli direttore dell'Aise

Gianni Caravelli (ansa)

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Il governo sceglie la linea della continuità. È considerato uno dei massimi conoscitori dei dossier africani e mediorientali
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Nel pieno dello scandalo Squadra Fiore, il governo sceglie la linea della continuità ai vertici dell’intelligence. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha infatti deciso di prorogare per altri due anni l’incarico del prefetto Gianni Caravelli alla guida dell’Aise, l’Agenzia informazioni e sicurezza esterna. La decisione – si legge in una nota di Palazzo Chigi – è stata assunta “sentito il Comitato interministeriale per la sicurezza della Repubblica” ed è stata comunicata al Copasir. La proroga decorrerà dal prossimo 16 maggio. Una scelta che arriva in un momento delicato per il comparto sicurezza e che segna una chiara volontà di stabilità, affidandosi a uno dei dirigenti più esperti dell’intelligence italiana.

Caravelli, militare di lungo corso con esperienze internazionali anche come rappresentante speciale dell’Onu in Afghanistan, è da oltre dieci anni al vertice dell’intelligence esterna, prima come vice e poi, dal 2020, come direttore. È considerato uno dei massimi conoscit…

Nel pieno dello scandalo Squadra Fiore, il governo sceglie la linea della continuità ai vertici dell’intelligence. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha infatti deciso di prorogare per altri due anni l’incarico del prefetto Gianni Caravelli alla guida dell’Aise, l’Agenzia informazioni e sicurezza esterna. La decisione – si legge in una nota di Palazzo Chigi – è stata assunta “sentito il Comitato interministeriale per la sicurezza della Repubblica” ed è stata comunicata al Copasir. La proroga decorrerà dal prossimo 16 maggio. Una scelta che arriva in un momento delicato per il comparto sicurezza e che segna una chiara volontà di stabilità, affidandosi a uno dei dirigenti più esperti dell’intelligence italiana.

Caravelli, militare di lungo corso con esperienze internazionali anche come rappresentante speciale dell’Onu in Afghanistan, è da oltre dieci anni al vertice dell’intelligence esterna, prima come vice e poi, dal 2020, come direttore. È considerato uno dei massimi conoscitori dei dossier africani e mediorientali, aree in cui ha gestito negli anni partite decisive, in particolare quelle legate ai flussi migratori e ai rapporti con Paesi come Libia ed Egitto. In questa fase, il suo ruolo di interlocuzione nel quadrante mediorientale è considerato cruciale, mai come ora, alla luce delle tensioni crescenti nell’area e della necessità di mantenere canali aperti con attori spesso contrapposti. Una rete di relazioni costruita negli anni che si è rivelata decisiva anche nelle operazioni più delicate.

Negli ultimi anni è stato infatti protagonista di alcuni dei dossier più sensibili della politica estera e della sicurezza nazionale. Tra questi, la liberazione della giornalista Cecilia Sala, riportata in Italia dopo la detenzione in Iran, e quella di Alberto Trentini. Operazioni gestite attraverso contatti diretti e riservati, con un filo costante con Palazzo Chigi. Ma il nome di Caravelli è legato anche a vicende controverse, come il caso Almasri, con il rimpatrio del trafficante libico, che ha sollevato polemiche politiche e interrogativi sulla gestione dei rapporti con Tripoli.

Non sono mancati, negli anni, momenti di tensione istituzionale. In particolare con il ministro della Difesa Guido Crosetto, che davanti alla procura di Perugia aveva messo a verbale come i “rapporti con il direttore dell’Aise siano formalmente buoni”, pur segnalando “rimostranze” e contestando una “mancanza di doverosa cooperazione”. Attriti riemersi anche di recente, quando Crosetto, rimasto bloccato a Dubai nel giorno dell’attacco americano in Iran, aveva lamentato di non aver ricevuto alcun alert da parte dei Servizi. Una versione che si è incrociata con quella dello stesso Caravelli, ascoltato al Copasir, dove ha chiarito che l’Agenzia non era stata informata preventivamente del viaggio del ministro.

La sua cifra, in ogni caso, resta quella della continuità operativa e della capacità di lavorare con governi diversi. Dopo la collaborazione con l’esecutivo guidato da Mario Draghi, anche con il governo Meloni il rapporto si è consolidato, in particolare con l’Autorità delegata Alfredo Mantovano. In questo quadro, la proroga appare come una scelta di ordine che rafforza, da un lato, Mantovano in qualità di Autorità delegata e dall’altra cerca di mettere ordine in un momento così delicato del Comparto, con i prossimi mesi che potrebbero regalare, in parallelo con le indagini giudiziarie, una nuova resa dei conti.

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