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Dl sicurezza, sì alla fiducia. Cdm venerdì per correggere la norma migranti. Conte attacca Meloni

(ansa)

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Il clima resta teso alla Camera a causa del controverso premio agli avvocati per i rimpatri. Il leader 5S: “Premier smarrita dopo la sveglia al referendum”. Schlein: “Ancora propaganda a cui si aggiunge un clamoroso pasticcio”
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Il primo step, il via libera alla fiducia che passa in serata alla Camera sul contestatissimo Dl Sicurezza, diventa anche l’ultima certezza. È infatti l’unico passaggio scontato del complicatissimo rush finale che si apre ora, sul provvedimento stoppato dal Quirinale lunedì scorso, e già finito nel mirino di opposizioni, avvocati, magistrati e costituzionalisti per l’emendamento-choc sui rimpatri, con gli incentivi in denaro ai difensori in chiave pro-remigrazione.

La norma resta, e la maggioranza la blinda con la seduta fiume, pur se gravata da manifesta incostituzionalità, in attesa del decreto-gemello che il Consiglio dei ministri varerà venerdì, quasi all’unisono con l’approvazione definitiva del Dl Sicurezza, per correggere quell’articolo 30 bis ribattezzato «della vergogna». E sottoporre tutto alla firma del presidente della Repubblica. Sul cui rigoroso silenzio, sintomo di vigile attesa, non tutti a destra dormono sonni tranquilli.

È il mega pasticcio su cui, in aula, tornano a…

Il primo step, il via libera alla fiducia che passa in serata alla Camera sul contestatissimo Dl Sicurezza, diventa anche l’ultima certezza. È infatti l’unico passaggio scontato del complicatissimo rush finale che si apre ora, sul provvedimento stoppato dal Quirinale lunedì scorso, e già finito nel mirino di opposizioni, avvocati, magistrati e costituzionalisti per l’emendamento-choc sui rimpatri, con gli incentivi in denaro ai difensori in chiave pro-remigrazione.

La norma resta, e la maggioranza la blinda con la seduta fiume, pur se gravata da manifesta incostituzionalità, in attesa del decreto-gemello che il Consiglio dei ministri varerà venerdì, quasi all’unisono con l’approvazione definitiva del Dl Sicurezza, per correggere quell’articolo 30 bis ribattezzato «della vergogna». E sottoporre tutto alla firma del presidente della Repubblica. Sul cui rigoroso silenzio, sintomo di vigile attesa, non tutti a destra dormono sonni tranquilli.

È il mega pasticcio su cui, in aula, tornano a fare muro le opposizioni, in uno scontro che fino a venerdì non risparmierà scintille.

«Stanno correndo per approvare una norma che un minuto dopo dovranno correggere con un’altra norma e il tutto grazie all’intervento del Colle altrimenti avrebbero tirato dritto», protesta dal Pd Elly Schlein. «Trovo davvero incredibile che una delegazione di Fratelli d’Italia andasse in gita in Albania per dirci che sono state lì trattenute 536 persone, quando negli annunci dovevano essere 36 mila. Basta fare due conti per capire che hanno speso 300mila euro per ogni migrante trattenuto in quel centro, violandone i diritti secondo la Costituzione, le leggi italiane e le leggi europee. Questa è la sicurezza secondo Meloni», aggiunge la leader dem parlando con i cronisti in Transatlantico. Mentre, dai banchi, durante la discussione a Montecitoro, Giuseppe Conte punta direttamente su Meloni: «La premier ha definito quella sugli incentivi per i rimpatri “una norma di buon senso”, mentre configura appena due reati: patrocinio infedele e corruzione. State costringendo gli avvocati a violare due volte la legge. Questo è il tentativo disperato di rimediare ai vostri fallimenti, dalla gestione dei flussi ai centri in Albania». In aula c’è tensione, ma fuori i dubbi che serpeggiano accomunano tutti: come finirà il giallo? Soprattutto con quali strascichi, nonostante qualche precedente vi sia. Ma come sanare la misura illegittima con l’altro decreto, bis, al solo scopo di cancellare il vulnus?

La destra ha voluto tenere il punto ma deve piegarsi alla moral suasion del Colle, già lavora al testo gemello che apporterà l’irrinunciabile modifica all’articolo 30 bis del Dl Sicurezza. Non a caso il correttivo arriverà dal Consiglio dei ministri, programmato per «venerdì in tarda mattinata», e fissato non a caso nella sala del governo a Montecitorio: per meglio calibrare quella sincronia che molto racconta dell’equilibrismo in corsa. Anche perché pesa, tra l’altro, il nodo non marginale delle coperture: e richiede l’estrema attenzione del Quirinale. Oltre a preoccupare, al di là delle rassicurazioni formali, il Mef. Se infatti la norma-monstre – che nel Dl Sicurezza “premia”, con 615 euro, solo gli avvocati e soltanto all’esito del rimpatrio avvenuto – adesso dovrà essere necessariamente sganciata dal risultato ed estesa ad altre categorie, come si farà fronte alla moltiplicazione di quelle elargizioni? «Ci stiamo lavorando», viso tirato, è la laconica risposta del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. «Non posso dire quale sarà l’esito dell’esame della Ragioneria, come sempre rigoroso». Un altro nodo nel thriller dl Sicurezza.

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