Un decreto nato "per coprire i fallimenti di questo governo sulla sicurezza". Ma che, "per motivi di propaganda e tracotanza" ora arriva ad aprire "un autentico conflitto senza precedenti con il Quirinale". Ultime ore di scontro in aula a Montecitorio per il rush dell'approvazione finale sul dl sicurezza finito sotto assedio, dentro e fuori il Palazzo, per l'articolo 30 bis, la norma sugli incentivi agli avvocati in chiave remigrazione. E’ la misura palesemente incostituzionale, non a caso stoppata lunedì dal presidente della Repubblica, che rimane comunque nel testo del provvedimento e dovrebbe essere corretta contestualmente dal decretino-gemello che, varato domani in un Cdm eccezionalmente riunito nella sala del governo alla Camera, modificherà l'articolo-monstre. Oggi si votano gli ordini del giorno mentre la votazione finale del provvedimento si svolgerà non prima delle 11.30 di domani, venerdì 24, cioè ad appena un giorno dalla scadenza dei termini fissati per la conversione in …
Un decreto nato "per coprire i fallimenti di questo governo sulla sicurezza". Ma che, "per motivi di propaganda e tracotanza" ora arriva ad aprire "un autentico conflitto senza precedenti con il Quirinale". Ultime ore di scontro in aula a Montecitorio per il rush dell'approvazione finale sul dl sicurezza finito sotto assedio, dentro e fuori il Palazzo, per l'articolo 30 bis, la norma sugli incentivi agli avvocati in chiave remigrazione. E’ la misura palesemente incostituzionale, non a caso stoppata lunedì dal presidente della Repubblica, che rimane comunque nel testo del provvedimento e dovrebbe essere corretta contestualmente dal decretino-gemello che, varato domani in un Cdm eccezionalmente riunito nella sala del governo alla Camera, modificherà l'articolo-monstre. Oggi si votano gli ordini del giorno mentre la votazione finale del provvedimento si svolgerà non prima delle 11.30 di domani, venerdì 24, cioè ad appena un giorno dalla scadenza dei termini fissati per la conversione in legge.
Le opposizioni insorgono. “È un decreto lesivo dei diritti costituzionali, sbagliato nel merito e nel metodo. Fermatevi, sulla sicurezza avete fallito”, scandisce la segretaria del Pd, Elly Schlein, in aula alla Camera.
Eppure, per il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, "il caso è chiuso, e ci sono anche le coperture economiche", assicura perentorio a margine della cerimonia per i 70 anni della prima udienza della Consulta. La realtà, tuttavia, racconterebbe altro.
Come si legge tra le parole di massima prudenza pronunciate da Giovanni Amoroso, il presidente della Corte Costituzionale che, sollecitato dai cronisti sul disastro del Dl Sicurezza, rileva: "È una normativa che potrà venire, in ipotesi, all'esame della Corte. È un problema proprio attuale, non spingetemi a dire qualcosa che sarebbe un'anticipazione".
Schlein: "Dl ennesima prova: siete l'arroganza al potere"
"Ma come vi è venuto in mente?". Per quattro volte, Schlein lo chiede rivolta al viceministro Francesco Paolo Sisto e alla destra, sul "grave precedente" di costringere "quest'aula a votare una norma palesemente incostituzionale". "Ma come vi è venuto in mente - protesta dai banchi la segretaria del Pd - scrivere una norma che piega la nobile professione dell'avvocato all'interesse di bottega di una parte, le politiche di remigrazione? Come vi è venuto in mente di minare il rapporto di fiducia tra il legale e la persona che assiste, di lesionare il diritto inviolabile alla difesa che è un principio sancito dalla nostra Costituzione? E soprattutto: come mi è venuto in mente, davanti ai rilievi della Presidenza della Repubblica di tirare dritto anziché fermarvi subito. Questa è arroganza al potere. A cui non è bastato il no di 15 milioni di italiani, al referendum sulla giustizia, per fare il suo bagno di realtà. E siete riusciti perfino a riunire magistrati e avvocati contro di voi, complimenti", chiude tra gli applausi.
Le forzature sui tempi: “Il Parlamento ridotto a catena di montaggio”
In un'aula dove le tensioni sono in crescendo dalla seduta fiume della notte, continuano le dichiarazioni di voto finali. La maratona incassa il no al Dl Sicurezza del fronte compatto del centrosinistra: accanto a Pd, M5s e Avs, la bocciatura di +Europa, Iv e Azione. Le minoranze iscritte in massa a parlare, parole pesanti contro il merito del provvedimento e il metodo con cui – “mediante forzature inaccettabili”, è la tesi – la Camera è stata costretta a votare centinaia di ordini del giorno e “restare muta mentre si schiaccia il pulsante”. Regolamenti calpestati dalla fretta di chiudere, per Riccardo Magi di +Europa: “"Proporrò una riforma costituzionale nella quale chiederò di sostituire la parola Parlamento nella Costituzione italiana con la parola 'schiacciamento' e spero di avere le firme di tutti quanti i gruppi perché penso che a questo punto i nomi debbano corrispondere alle cose, anche a quello che sono diventate le istituzioni della Repubblica". Valentina D’Orso, deputata del M5s, ingaggia un duello con il presidente di turno, Giorgio Mulé per aver consentito, nella notte, la richiesta della seduta fiume “nel pieno dell’interruzione del voto e senza che vi fossero i motivi di urgenza: è assenza di regole e disordine dei lavori che fa gioco a chi considera il Parlamento alla stregua di un passacarte”. Mulé ribatte: “E’ già avvenuto, forse già nel 1997”. E D’Orso: “Avete dovuto rispolverare un precedente di 30 anni fa. Ormai il rimto convulso delle votazioni è imbarazzante, ho un risentimento a polso mani e schiena”, ironizza la parlamentare. E la collega pentastellata Appendino: “Il vostro obbrobrio giuridico serve solo a coprire i vostri fallimenti. I dati dei rimpatri sono sul sito del Viminale: la media del governo Meloni è di 5.420 all'anno, cioè -20% rispetto alla media dei governi Conte. Come possono essere orgogliosi di questo risultato quando gli sbarchi con questo governo sono stati oltre 300.000?
Le opposizioni: "Avete aperto il conflitto con il Quirinale"
Mancano ancora 24 ore all’annunciata approvazione del Dl Sicurezza, sullo sfondo resta lo scontro con il Colle. "Stiamo assistendo ad atteggiamenti sgradevoli verso la presidenza della Repubblica. Non voglio neanche ripetere le parole del ministro Salvini. Ma colpisce anche ciò che ha appena detto il sottosegretario Mantovano. Lui dice: il caso è chiuso, mentre il Quirinale non ha chiuso ancora alcuna valutazone. Parole che sono il segno di una pressione - tuona Angelo Bonelli - Noi non ci stiamo, noi vi diciamo: fermatevi". E Roberti Giachetti da Iv: "Mi assumo la responsabilità di dire qui che il capo dello Stato aveva comunicato che non avrebbe firmato il decreto. Voi vi siete rifiutati di seguire la strada maestra: c'era il tempo di portare in aula l'emendamento per sopprimere la norma incostituzionale, e ripassare al Senato, prima della scadenza. Ma il governo ha risposto con una indisponibilità politica, è vergognoso". E la dem Anna Ascani alla fine scaglia, con tono calmo, la parola più dura, “fascista” verso i banchi della maggioranza. E spiega: “Questa norma che ferisce la Costituzione, offende il ruolo dell’avvocatura, e paga gli avvocati per liberarsi dei migranti e ricacciarli nel Paese d’origine può essere definita in un solo modo: fascista. Fascista perché contraria ai diritti inviolabili che la Carta protegge. Il caso beffardo vuole che la scadenza della conversione cada proprio in una data simbolica, nel giorno della Liberazione. E allora possiamo solo dire: ci sarà un altro 25 aprile e saremo pronti”.