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Attacco a superbonus e Istat, scontro premier-opposizioni

La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni

 

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La leader di FdI punta il dito sulle misure del governo Conte a sostegno dell’edilizia e critica l’ente di statistica: “Conti spesso rivisti male”. Schlein: “Senza aiuti in recessione”
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ROMA – L’amarezza pubblica di Giorgia Meloni per il flop sull’uscita dalla procedura d’infrazione per i conti è affidata a un tweet serale. Che un po’ camuffa il fiasco e un po’ indica colpevoli altrove, fuori dall’esecutivo. Il solito superbonus, eredità del Conte bis. E adesso pure l’Istat, tacciato di non avere analizzato i numeri per bene. Alle 18.35, la premier commenta la grana contabile. Rivendica comunque, con una certa enfasi, alcuni progressi, anche se non sono quelli sperati (e che il governo era pronto a sbandierare): sostiene di avere «ottenuto un risultato considerato da molti irraggiungibile», perché al momento del suo insediamento a Chigi, nel 2022, «abbiamo trovato un rapporto deficit/Pil dell’8,1%; oggi lo abbiamo portato al 3,1%». Sul 2022, ovviamente, pesava l’onda lunga della pandemia. Ma questo Meloni non lo dice. Di quella stagione invece ricorda il bonus edilizio caro ai 5 Stelle: «Fa arrabbiare constatare che saremmo stati sotto il 3% di deficit se, anche nel …

ROMA – L’amarezza pubblica di Giorgia Meloni per il flop sull’uscita dalla procedura d’infrazione per i conti è affidata a un tweet serale. Che un po’ camuffa il fiasco e un po’ indica colpevoli altrove, fuori dall’esecutivo. Il solito superbonus, eredità del Conte bis. E adesso pure l’Istat, tacciato di non avere analizzato i numeri per bene. Alle 18.35, la premier commenta la grana contabile. Rivendica comunque, con una certa enfasi, alcuni progressi, anche se non sono quelli sperati (e che il governo era pronto a sbandierare): sostiene di avere «ottenuto un risultato considerato da molti irraggiungibile», perché al momento del suo insediamento a Chigi, nel 2022, «abbiamo trovato un rapporto deficit/Pil dell’8,1%; oggi lo abbiamo portato al 3,1%». Sul 2022, ovviamente, pesava l’onda lunga della pandemia. Ma questo Meloni non lo dice. Di quella stagione invece ricorda il bonus edilizio caro ai 5 Stelle: «Fa arrabbiare constatare che saremmo stati sotto il 3% di deficit se, anche nel 2025, sulle casse dello Stato non avesse gravato l’esborso di miliardi» dovuto alla «sciagurata misura del governo di sinistra del Conte II», limitando ora i nuovi investimenti su sanità, scuola, redditi bassi.

Meloni ammette che «resta il rammarico per aver mancato di poco la soglia del 3%», che avrebbe permesso «maggiore capacità di spesa». In sostanza, un’ultima manovra prima delle elezioni con le cinghie meno strette. Per centrare l’obiettivo, «sarebbero stati sufficienti appena 20 miliardi di Pil in più rispetto ai 2.258 al momento stimati dall’Istat». Segue l’affondo contro l’istituto di statistica: «Il paradosso è che, da molti anni ormai, i primi dati Istat sottostimano il Pil effettivo, per poi rivederlo al rialzo. Con buona probabilità, questo accadrà anche per il 2025, rivelandosi una beffa per l’Italia e per gli italiani». In coda, la premier ringrazia Giancarlo Giorgetti, per aver «gestito in maniera responsabile» i conti, decantando il «grande prestigio e solidità economica» che ne avrebbe ricavato l’Italia.

L’opposizione naturalmente non condivide. Per la leader del Pd, Elly Schlein, è «la certificazione del fallimento delle politiche economiche del governo, tra calo della produzione industriale e assenza di una strategia per la crescita». Secondo la dem, «se non ci fosse stato il Pnrr che Meloni non voleva, l’Italia sarebbe in recessione». A sentire il capo del M5S, Giuseppe Conte, «il governo tutto tagli e austerità non ha centrato nemmeno l’obiettivo del 3% deficit/Pil su cui avevano puntato tutto, con 4 manovre lacrime e sangue». I parlamentari stellati chiedono intanto a Giorgetti di dimettersi. Per Matteo Renzi, «si conferma il fallimento di Meloni dopo il record della pressione fiscale (43.1%). Giorgia comunica bene e governa molto male». Duro anche il verde Angelo Bonelli: «L’avevamo detto: firmare questo nuovo Patto di stabilità avrebbe prodotto questo esito. Ora Meloni è vittima delle sue scelte».

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