L’unico errore della vita, l’unica volta che è finito con la testa sott’acqua, proprio lui che in piscina c’è cresciuto fino ad arrivare alle Olimpiadi, è stato quando ha sbagliato corsia nel 1994, candidandosi nelle sfortunate liste centriste di Mariotto Segni anziché in quelle del polo del buongoverno con Berlusconi: finì terzo, non venne eletto, e giurò a se stesso che non sarebbe mai più capitato. Da allora Paolo Barelli, campione italiano e olimpionico a Monaco ‘72, ha sempre galleggiato, come un sughero, senza che nessuno riuscisse più ad affondarlo. Nemmeno Giovanni Malagò, suo storico arcinemico nel mondo dello Sport, odiato - ricambiato - di un odio viscerale.
Così ieri, quando ha dovuto accontentarsi dello strapuntino che il consuocero Antonio Tajani è riuscito a strappare per lui - sottosegretario ai Rapporti con il Parlamento - tutti sono andati a vedere cosa fosse successo alla vera fonte del potere barelliano, la Federazione italiana nuoto, di cui è presidente ininterrot…
L’unico errore della vita, l’unica volta che è finito con la testa sott’acqua, proprio lui che in piscina c’è cresciuto fino ad arrivare alle Olimpiadi, è stato quando ha sbagliato corsia nel 1994, candidandosi nelle sfortunate liste centriste di Mariotto Segni anziché in quelle del polo del buongoverno con Berlusconi: finì terzo, non venne eletto, e giurò a se stesso che non sarebbe mai più capitato. Da allora Paolo Barelli, campione italiano e olimpionico a Monaco ‘72, ha sempre galleggiato, come un sughero, senza che nessuno riuscisse più ad affondarlo. Nemmeno Giovanni Malagò, suo storico arcinemico nel mondo dello Sport, odiato - ricambiato - di un odio viscerale.
Così ieri, quando ha dovuto accontentarsi dello strapuntino che il consuocero Antonio Tajani è riuscito a strappare per lui - sottosegretario ai Rapporti con il Parlamento - tutti sono andati a vedere cosa fosse successo alla vera fonte del potere barelliano, la Federazione italiana nuoto, di cui è presidente ininterrottamente (!) da 26 anni. Saranno riusciti a scalzarlo, vista l’incompatibilità tra incarichi federali e di governo? Macchè. Fatta la legge, trovato l’inganno: il galleggiante Barelli ha scoperto che poteva restare presidente, grazie al comma 6 dell’articolo 12 dello statuto della sua Fin, per il quale «in caso di impedimento il presidente delega le sue funzioni a uno dei vice-presidenti». Problema risolto, Barelli ha messo un suo cartonato alla Fin, il vice Andrea Pieri, e lo manterrà lì fino al giorno in cui potrà tornare presidente a tutti gli effetti.
A Roma Barelli è una potenza vera e lo resterà anche se l’hanno fatto fuori da capogruppo. È considerato il capofamiglia dei “Cesaroni”, come hanno ribattezzato la corrente che fa riferimento al segretario Tajani. Non si contano le piscine di proprietà dei Barelli, tre fratelli con il pallino del cloro che nel 2009 beneficiano del fiume di finanziamenti che sul settore piovono in occasione dei Mondiali di nuoto. La domenica lo si vede a pranzo all’antico tiro al volo, uno dei circoli più esclusivi della capitale, sempre circondato da una corte di amici e clientes. Anche in questi dettagli si coglie la storica rivalità con Malagò, l’altro principe romano dello sport, il cui quartier generale è il vicino circolo Aquaniene, un tempio del nuoto agonistico.
Con Malagò se ne sono dette e fatte di tutti i colori. Accusato di essersi fatto rimborsare due volte i lavori per la piscina del Foro Italico, Barelli è stato condannato a risarcire mezzo milione di euro di tasca sua. Un procedimento nato da una denuncia presentata proprio dal suo nemico, tanto che ancora oggi, sul sito della Fin, compare il comunicato in cui si definisce l’esposto una «spregiudicata azione del Coni di Giovanni Malagò» contro una federazione «che nel frattempo vinceva medaglie olimpiche, mondiali ed europee, malgrado le vessazioni e onte subite».
La vendetta Barelli se la prende quando Malagò, che ha come storico alleato in Forza Italia Gianni Letta, prova a farsi prorogare il mandato al vertice olimpico, ma il presidente della Fin fa passare una norma per cui tutti i presidenti possono essere rieletti tranne uno, quello del Coni. La fine di Barelli come capogruppo di Forza Italia viene stabilita a Cologno Monzese e imposta a Tajani da Marina Berlusconi. E chi siede al tavolo di quel vertice lombardo che decide la decapitazione del consuocero? Giusto l’amico di Malagò, Gianni Letta.
Comunque ci sarà un motivo se Barelli ogni volta viene rieletto con plebisciti bulgari al vertice del nuoto. La Fin è una delle federazioni più ricche: nel 2025 aveva preso 16 milioni e 839 mila euro da Sport e Salute, lievitati quest’anno a 18 milioni e 620 mila, più del 10 per cento di aumento. Merito degli appoggi politici di Barelli, dei tesserati o forse della protezione dall’alto di Armida Barelli, di cui Paolo si dichiara orgoglioso pronipote, beatificata da papa Francesco nel 2022.